La posta del cuore: bassina piacente

Gentile dottor Libanore, fermo posta del cuore del SAMBA

Sono una ragazza non più di primo pelo, piacente ma bassina. Dalle ultime misurazioni in farmacia misuro infatti neanche un metro e quaranta, anche quando metto i tacchi alti non arrivo a superare il metro e cinquanta e oltretutto rischio sempre di cadere perché ho i piedini del trentatre.

Sono una grande appassionata di ballo liscio ma riesco difficilmente a combinare qualcosa di costruttivo con i rari maschi che mi invitano,  si devono sempre incurvare su loro stessi e non abbiamo un gran bel portamento. Anche tenere il passo viene difficoltoso perché i miei sono passettini e quelli loro sono passi normali.

Insomma trascorro la maggior parte del tempo a fare tappezzeria e guardare gli altri divertirsi.

A me dispiace tanto perché i maschi ignoranti mi dicono “tu saresti anche bellina, peccato che tu sia così piccina“ che non è un gran complimento, e poi non mi fanno ballare perché dicono che fanno troppa fatica e gli viene il mal di schiena.

La prego dottore mi dica se posso fare qualcosa per tirarmi su, se non altro di morale

Sua bassina piacente

———————————————————————————————————————

Mia cara bassina piacente

Sapessi che nostalgia mi ha assalito leggendo la tua lettera !

Mi sono tornati alla mente quei tre mesi che molti e moti anni addietro  trascorsi con le gemelle Bolini del circo nazionale del Dniepr: erano due acrobate mignon, diciamo pure due nane energiche e brillanti, che mi hanno regalato una esperienza felice e spensierata. Inutile dire che erano di una agilità straordinaria ed una fantasia sfrenata. Fu un’esperienza tonica e irripetibile, ne combinammo di cotte e di crude.

Purtroppo dovetti staccarmi da loro quando l’amministratore del circo, un colonnello dell’armata rossa in pensione, si accorse che il loro rendimento in pista stava vistosamente calando e mi buttò fuori a calci dalla carovana, del resto non ero di alcuna utilità per il circo.

Non disperare, l’importante per la femmina è essere piacente, poi bassina o altina, grassa o magra, storta o dritta va sempre bene, l‘uomo ricerca l‘originalità.

Piuttosto il problema del ballo non è da sottovalutare: con le gemelle Bolini non ebbi da affrontare questo enigma perché loro ballavano sul trapezio o sul lettone e basta, ma mi rendo conto che un tango o un valzer inglese si adattino male ad un dislivello di altezza consistente. Pertanto vedo due sole possibilità: o ti trovi un nanerottolo della tua stazza che sappia ballare decentemente ed insieme affronterete le piste da ballo sovraffollate consapevoli di rimediare parecchie gomitate sulla testa, o, all’opposto, ti trovi uno spilungone ben messo che ti prenda in collo e ti faccia roteare avvinghiata con  le gambine  al suo busto.

Di questi tipi da cavalcare ne potrai trovare negli interstizi delle sale da ballo, occultati da tendaggi e paraventi, mentre spiano affranti dalla malinconia gli altri che si divertono. Ce ne sono sempre nelle sale, sono un po’ nascosti come gli acari, basta saperli cercare. Vedrai come saranno contenti quando una tipettina piacente come te si presenterà davanti e gli intimerà di farla ballare, gli sembrerà di giocare con una bambola. Del resto sono bravi ragazzi,  hanno solo bisogno di qualcuna che prenda l’iniziativa e li comandi  a bacchetta.

Pertanto su, datti da fare e non ti compiangere, ricordati sempre che donna nana, eccetera eccetera, come si suol dire.

S.A.M.B.A.

L’Associazione di Mutuo Soccorso Ballo Amico in acronimo A.M.S.B.A., meglio conosciuta con il più simpatico e ammiccante S.A.M.B.A., è una associazione di volontariato senza fine di lucro, nata con lo scopo di aiutare il prossimo che si trova in difficoltà esistenziali, proprio come la Croce Rossa, la Misericordia o Amnesty International.

Diciamo subito che opera con un profilo più basso e con finalità molto più semplici: sollevare dalle ambasce i ballerini soli o frustrati da delusioni cocenti, prima che compiano qualche gesto inconsulto e irreparabile, tipo smettere di andare e ballare.

Per questo fra i finanziatori occulti del S.A.M.B.A ci sono anche locali notturni e dancing che, se da un lato generano lo scoramento e le difficoltà de soggetti più deboli  con la dura legge delle balera, dall’altro cercano di porvi rimedio temendo di perdere una buona fetta di mercato, quella degli sfigati.

Tutto è nato un paio di anni or sono nella nostra ridente cittadina, grazie all’incontro occasionale e fortunato tra un’aspirante ballerina con disponibilità economiche e pochi ammiratori ed un vecchio avanzo di balera sul punto di andare in disarmo.

Lei è Petronilla Dehò, della quale parliamo in un’altra storia, lui è Ivano Libanore,  giramondo in pensione con tanto tempo libero, scapolo impenitente e sincero ammiratore di tutto il genere femminile.

L’incontro del tutto fortuito tra i due avvenne nel noto locale Baiadera nella ex zona industriale ora trasformata in area a rivalutazione ambientale, come dire che non c’è nulla.

Petronilla, al termine di una ennesima serata trascorsa in attesa di qualche disperato che la facesse ballare, incrociò lo sguardo compassionevole di Ivano, noto tombeur de bal, cacciatore di balle, che, impietosito, la coinvolse in una serie di ballabili ritmati composta da due fox trot, una viennese e una beguine, una sequenza che avrebbe distrutto qualunque ballerino della domenica, ma che per Ivano era semplice routine.

Lui infatti era nato dall’unione instabile tra una madre entreneuse ed un padre puttaniere ed era stato svezzato in balera, aveva frequentato locali di tutti i generi dall’età di quattro anni e sapeva ballare tutto quanto, ma veramente tutto, anche il rumore del passaggio del treno o il suono delle campane a festa della domenica. Ora aveva sessantacinque anni, una esperienza enorme e poca voglia di mettersi in gioco; vivacchiava navigando tra locali e localini a guardare gli altri, sparare giudizi e votazioni ai ballerini e spargere pillole di saggezza che nessuno stava a d ascoltare.

L’incontro tra i due si trasformò in una piacevole chiacchierata perché erano tipi di ampie vedute e basso profilo, e non viceversa, e parlando del più e parlando del meno Petronilla fece cenno alla sua difficoltà nel reperire materiale umano che la facesse ballare.

Ivano era chiaramente un esperto in materia e, trattandola con  dolcezza come una figlioccia, le spiegò le leggi immutabili della seduzione, che poi  sono quelle applicate inconsapevolmente in balera.

I due si dettero appuntamento alla settimana successiva per un altro giro di balli amichevoli, e così via, mentre nella testolina mora di Petronilla, testolina sveglia allenata a sogni e congetture, si stava affacciando un’idea bislacca: quella di fare incontrare cuori solitari non per far nascere amori, era troppo pudica per pensare a queste cose,  ma semplicemente per fare quattro salti in padella, volevo dire in pista.

Ivano si mostrò interessato assai dell’idea, era un modo per sentirsi ancora impegnato in qualcosa di utile, e fu così che si buttarono entusiasticamente nel progetto.

Così per caso e per amore del prossimo, nacque questa società che Petronilla organizzò subito con poche regole ferree: solo volontariato, niente sesso,  non più di un appuntamento, e, soprattutto, niente furbacchioni.

Per far capire lo spirito che anima l’associazione riporto la locandina  del S.A.M.B.A. come appare sulle pagine del quotidiano locale e sui volantini appesi nei bar e alla stazione dei pullman.

“Hai serate libere ? Sai  mettere insieme quattro passi di mazurca o un semplice giro a destra di valzer ? Sei sufficientemente educato e gentile  da sostenere una conversazione per un paio d’ore con un occasionale compagno di ballo che potrebbe rivelarsi non particolarmente fascinoso ? Vuoi renderti utile al prossimo in modo non convenzionale senza avere a che fare, iddio ce ne scampi,  con poveri, ammalati o, peggio ancora, immigrati non regolarizzati ?

Il S.A.M.B.A. fa per te.

Il nostro motto è  – Buttati subito in pista ! C‘è qualcuno che ti aspetta”

La regola del S.A.M.B.A. è intervenire con soluzioni mirate e immediate caso per caso, senza favorire nascite di relazioni, né sfruttamento di alcun genere.

Una specie di banca del ballo dove al bisogno ci si rivolge per avere dritte su come muoversi, dove andare a cercare compagnia danzante, come risolvere problemini di alitosi o di compresenza con il prossimo.

Ad ogni bisogno una risposta su misura, dice Petronilla, e Ivano, che ne ha viste di cotte di crude, fruga nella memoria e trova una strada per indirizzare il problema verso una soluzione.

Così ha iniziato facendo lo sparring partner per signore non accoppiate che si sentivano non desiderate, proprio come Petronilla. E’ bastato un mese di intense frequentazioni di balere e dancing con Ivano che faceva ballare tutte le donne sole e spiegava le regole del S.A.M.B.A. per far decollare l‘associazione.

Tre o quattro femmine entusiaste si sono subito offerte come volontarie per ricambiare il servizio a maschi solitari e depressi, alcuni dei quali a loro volta hanno aderito e, con coraggio e la scusa del volontariato, hanno ampliato il giro degli assistiti,  così il giro si è allargato a macchia d’olio e a chiazza di leopardo.

Certo all‘inizio ci sono state delle incomprensioni:  una delle volontarie, un vero  cesso,  sfruttava la propria posizione di socia del S.A.M.B.A. per invitare a ballare uomini  tranquillamente seduti al loro posto, che appena squadrata scappavano a gambe levate, questa pubblicità negativa è stata rimediata togliendo la poverina dalla pista e assegnandole mansioni di centralinista.

Un paio di  volontari maschi troppo furbi hanno tentato di agganciare donne sole con promesse di gite premio o impiego part time nel S.A.M.B.A. e sono stati radiati con ignominia.

Si è poi scoperto che un certo Anselmo  spacciandosi per socio S.A.M.B.A. chiedeva cinque euro a polka ad una sciagurata dislessica che nessuno faceva ballare per paura di avere  pestati i piedi.

Ma si sa, sono i prezzi da pagare nelle aziende giovani che devono trovare un assestamento nel mercato.

Oggi il S.A.M.B.A. conta ottantasei iscritti sparsi nelle sale da ballo della provincia e undici volontari, sei donne e cinque uomini, che si prestano a interventi di ogni genere in materia di ballo: dal ripasso delle figure del tango a serate a tema, da animazione di feste in casa, a cure di casi particolari, sempre una sola volta per cliente e sempre sopratutto gratis e col sorriso sulle labbra.

Ivano non fa più molte serate, adesso  fa il maestro di  vita con gli altri volontari maschi e insegna mossette e galanterie da sala. Se ne sta parecchio tempo in ufficio a leggere la posta del cuore dei tanti clienti e ad ideare nuovi metodi di seduzione da applicare ai suoi casi.

Petronilla è la fondatrice, la presidente e l’anima del S.A.M.B.A., non lavora più nell’azienda di water closed del padre, ora  è presa  a tempo pieno dalla sua associazione grazie alla quale si sente realizzata e finalmente dentro al suo mondo.

Adesso non aspetta più che qualcuno le chieda di ballare: il sabato sera si taboga da donna fatale, tutta truccata e agghindata,  e va  nelle sale a reclutare volontari. Del resto il lavoro è lavoro !

Esibizioni

Quando ci si propone al pubblico si esprimono non solo i contenuti della danza che si sta interpretando ma anche tutto il proprio mondo emotivo.

Il rapporto con l’esibizione prevede una maturità psicologica tale da accettare che altri possano assistere alla manifestazione delle tue emozioni più profonde: è una messa a nudo della propria identità. Il rapporto che si crea tra l’interprete e il pubblico è condizionato dall’accettazione del proprio prodotto artistico che inevitabilmente coinvolge la stessa identità dell’interprete. La paura che assale deriva dal timore di una mancata accettazione e si ricollega con le angosce connesse con l’evento della nascita. Quando un interprete propone il suo prodotto artistico corre il rischio di non essere accettato e questo psicologicamente equivale al dubbio amletico “Essere o non Essere”.

La paura della prestazione può derivare da insicurezze tecniche, ed in questo caso solo l’assiduo esercizio e lo studio possono essere di aiuto. E’ tuttavia importante arrivare ad un atteggiamento psicologico che preveda una accettazione del non consenso da parte di chi guarda, rendendosi conto che la non accettazione non significa necessariamente “non esistenza in vita”. Il modo migliore per accettare i propri limiti è riconoscerli e ciò può avvenire soltanto attraverso lo studio, l’autoanalisi e la ricerca di obiettivi consoni alle proprie caratteristiche.

La sicurezza psicologica deriva dalla consapevolezza delle proprie capacità e dall’accettazione di un eventuale mancanza di consenso che, se prevista, non può determinare una paralisi o le crisi di panico tipiche di molti interpreti.

Occorre quindi liberarci dall’identificazione con il proprio ruolo permettendo di fruire delle gioie che l’espressione artistica può dare se vissuta come strumento di conoscenza e comunicazione con gli altri. La tecnica deve essere lo strumento principale che libera la persona dalle ansie da prestazione, garantendo una sicurezza dell’esecuzione ma anche un sano distacco da una eccessiva identificazione della propria identità, può quindi garantire un equilibrio, esaltando il “servizio” di comunicazione al pubblico attraverso l’evento artistico.

Hai voglia che dire, ogni volta che ci espone si rischia del proprio.

Noi facciamo una mezza dozzina di esibizioni a fine corso; è il momento cardine della stagione perché riassume gli sforzi e l’impegno profuso nell’arco di diversi mesi ed è anche la realizzazione del desiderio di mostrare agli altri ciò che si è imparato all’interno di un contesto ufficiale: una sala con presentatori, musica e pubblico.

Un atto di vanità un poco infantile che sta a dire: guardatemi come sono diventato bravo.

Ovvio che non sempre vada tutto liscio, può accadere di tutto durante una esibizione e questa imprevedibilità è allo stesso tempo affascinante e terribile.

  • Mancano cinque minuti all’ingresso in pista e ti scappa forte forte la pipi, c’è tutto il tempo, però la cerniera dei pantaloni si incaglia, tu tiri forte  e si rompe, era un po’ che veniva su male e non l’hai mai cambiata. Ora sono cavoli tuoi: cerca di ballare a gambe strette sennò ti si apre il fischio e si vedranno le mutande rosse a pois bianchi che hai messo per l’occasione come portafortuna.
  • Mancano due minuti al tuo turno e pensi che un caffeino possa darti coraggio, solo che sei già supereccitato e ti sbrodoli la camicia bianca. Non si rimedia, non puoi presentarti a torso nudo, l’unica è spillare la cravatta tutta storta a coprire la macchia, se ci riesci. Il discorso vale anche per succhi di frutta, cocacola  e altre bevande in genere. Ricordarsi di portare sempre qualche spilla da balia in tasca.
  • C’è anche di peggio: arriva la scarica di diarrea emotiva. Se vai in bagno e perdi il turno fai una figura in tono con quello che ti è appena accaduto perché in pochi minuti lo sapranno tutti, se tenti di fare il programma ed andare ad evacuare a esibizione terminata corri il rischio micidiale di fartela addosso appena apri le gambe in un medio cortè, però potrebbe pure andare bene. E’ una delle decisioni più difficili che ti capiterà di prendere in vita tua. Non ci sono consigli.
  • Corollario a quanto esposto sopra: si risolve tutto in una scarica d’aria puzzolente dalle viscere: insomma un peto immane e fetido mentre sei in fila con gli altri pronto ad entrare in pista. Ti conviene buttarla sul ridere, ma sarai marchiato a vita come lo scoreggione del gruppo.
  • Mancano venti secondi all’uscita in pista e dai un’ultima stretta alle scarpe per paura che non calzino abbastanza: tac, si rompe una stringa. Sono cazzi amarissimi. Dovrai ballare con una scarpa ed una ciabatta a rischio fuoriuscita del calcagno nel bel mezzo di un pivot. Stringi i denti, e gli alluci.
  • Sei già sulla pista e stai aspettando l’attacco della musica quando ti sale un bel riflusso gastrico da ernia iatale di origine nervosa. Sopporta ed inghiotti fiele mantenendo un’aria serafica. Una volta partito dovrebbe andare tutto a posto.
  • Non trovi la posizione giusta in sala, ed intanto la musica parte e devi attaccare da un angolo che hai sempre evitato, con tutta una sequenza da improvvisare e far capire alla tua dama in pochi secondi. Difficilmente si rimedierà, avresti dovuto pensarci prima.
  • Non si sa come mai, ma hai sbagliato l’attacco e sei fuori tempo e ti prende un immediato stato depressivo fulminante. E’ un disastro che si mitiga solo con sangue freddo, fortuna e esperienza. La cosa migliore è fermarsi di brutto ammettere l’errore e ripartire, questa volta a tempo.
  • La coppia di cari amici con la quale hai condiviso mesi di lezioni e serate va in confusione un metro davanti a te, ti vengono addosso mentre vorresti fare un giro spin e ti inchiodano all’angolo dal quale non esci che zompando e scavallando senza ritmo. Mantieni la calma anche se vorresti strozzarli tutti e due sul posto.
  • La tua dolce metà decide che è il momento di apportare varianti al programma studiato e provato per un anno e ti inventa un’apertura dove non dovrebbe esserci lasciandoti come un fesso ad annaspare nel tentativo di riagguantarla. Sorridi.
  • La tua dolce dama comincia a  farti notare i piccoli errori che fai e ti innervosisce proprio quando vorresti stare tranquillo, la conseguenza è che i tuoi errori aumentano via via di gravità e lei continua a rimbeccarti. Sorridi digrignando i denti.
  • La tua dolce compagna insiste a sbagliare l’ingresso del giro a sinistra del tango nonostante i miliardi di volte che lo avete provato. Fai finta di niente, se ne accorgeranno in pochi.
  • La tua dolce partner decide che per una occasione così importante è lei che guida e inizia a far resistenza e tirarti dove le pare. Cerca di darle una bastonata metaforica con lo sguardo, devi riprendere il comando ad ogni costo.
  • Arriva un irrefrenabile attacco di tosse canina, devi fare tutto a bocca chiusa a costo di diventare paonazzo e rischiare il soffocamento.
  • Qualcuno del pubblico ti chiama a gran voce o ti fa cenni assurdi e ti distrae col rischio di farti sbarullare la sequenza di figure. E’ l’equivalente del secchio d’acqua gelata tirato addosso ai ciclisti in salita. Tira dritto e smoccola piano.
  • Mentre sei impegnato in una promenade aperta intravedi tra il pubblico la tua amante che ti manda baci tutta estasiata. Te la sei cercata, chi te la fatto fare di accennarle a questa serata ? Non ti resta che sperare in una improvvisa catastrofe naturale che crei il caos assoluto in sala e ti consenta di scappare a gambe levate lasciando moglie e amante a vedersela fra loro.
  • Come sospettavi la pista non è l’ideale: è dura di cemento corrosivo e le scarpe si piantano, devi saltellare anziché scorrere con fluidità oppure è scivolosa e il bufalino delle tue suole e troppo liscio e ti partono piedi e gambe da tutte le parti. Dovevi pensarci prima e verificare la tenuta delle gomme.
  • Sei ormai in stato confusionale ed hai piazzato passi di fox nel valzer o viceversa. Fai finta di niente, se ne accorgerà e te lo farà notare solo qualche merdaiolo di compagno di squadra.
  • Hai fatto male il primo ballo e te ne aspettano altri due da affrontare col morale sotto i tacchi e non ci stai capendo più niente. Coraggio, c’è di peggio nella vita, sorridi e vai avanti.

Ecco, se dio vuole è finita.

Saluta, fai un inchino e torna al tuo posto teso e sorridente come una maschera di cera di Madame Tussaud dal titolo “danseur hésitante”.

E’ stato bello ?

Si, è stato bello.

Post Scriptum

Qualcuno vorrebbe sapere come è andata a noi ?

Tutto bene, ovviamente.

Petronilla cuore di vetro

Nata da famiglia facoltosa, una educazione classica spesa dalle suore crocifissine, magra cinquanta chili ed alta più di uno e settanta, occhialini d’argento e capelli neri raccolti in crocchia, vestiti di classe un po’ fuori moda, scarpe basse e calze spesse, spiritosa e riservata, con pochi amici e molti parenti: Petronilla Dehò della famiglia Dehò,  quella delle tazze di porcellana, intese come tazze del cesso.

Intelligente e istruita, una ragazza di buona famiglia come usava una volta, un ottimo partito col difetto di non essere appariscente e brillante, e, diciamolo, neanche una bellezza !

Così all’età di trentaquattro anni era ancora nubile e illibata, ed un tantino rassegnata.

Di innamoramenti ne aveva vissuti fin troppi, ma tutti introspettivi e ineluttabilmente solitari. Amina, la sua amica prediletta, la chiamava cuore di vetro perche era di una fragilità disarmante e di una trasparenza cristallina, un cuore, secondo lei, destinato a spezzarsi ogni volta che  veniva tirato in ballo, si sentiva quasi di proteggerla per questo.

I suoi slanci amorosi erano fantasticherie della sua fervida testolina mora, Petronilla era inguaribilmente romantica e aspettava un compagno che non aveva volto nè nome, e ancora non era fisicamente delineato nella sua testa, aspettava qualcuno che facesse vibrare quelle corde che sentiva di avere ancora intatte, nuove di pacca. Il resto non sarebbe stato importante.

Una inguaribile ottimista.

Ironia della sorte fu proprio Amina a mettere a dura prova il suo cuore trascinandola in una azzardosa avventura al termine di una giornata di mare settembrino: una serata al Fenicottero Rosa, dancing della riviera  rinomato per essere un ricettacolo di zitelle vogliose, scapoloni di mezza età e mariti in cerca di metter corna alle consorti,

Così per la prima volta mise piede in una sala da ballo e ne rimase segnata per sempre.

Non è che fosse sprovveduta al punto di non sapere come si svolgevano certe  serate, ma trovarsi immersa nella musica ad alto rimbombo di una orchestra di liscio con tanto di doppia cantante scosciata e ad un turbinar di ballerini in pista che roteavano apparentemente felici, la stregò oltre misura:  cosa c’era dietro quel divertirsi un po’ sguaiato ?

Carne viva e sudata,  desiderio, voglia di mettersi in mostra per attrarre in un gioco di seduzione scoperto che fece palpitare forte il suo cuore di vetro, senza che peraltro nemmeno si incrinasse.

Amina le parlava incessantemente dei suoi amori senza speranza, ma lei ascoltava distrattamente, troppo presa dal fascino del circo che si svolgeva sulla pista e dintorni. Guardava ed ascoltava e quell’ambiente a lei lontano le appariva viceversa familiare, come se nella precedente incarnazione il suo spirito avesse alloggiato nel corpo di una ballerina di saloon.

Sentiva le pulsioni che spingevano gli uomini al corteggiamento vistoso delle donne mentre le invitavano a ballare, sussurravano chissà quali frasi imperscrutabili vicino all’orecchio o ammiccavano con gesti ambigui. Sentiva l’attesa delle donne sedute  intente a perlustrare la sala senza farsi accorgere, gli sguardi obliqui che soppesavano gli uomini, tenevano le briglie della fantasia allentate pronte  a ritrarle sdegnose al primo approccio sgradito. Percepiva tutto questo e  si chiedeva dove avesse vissuto per tanti anni per essere sfuggita al quell’intrigante gioco delle parti, a quella recita fascinosa.

Ad un certo momento, inaspettatamente, la pista si spopolò e due candidi e evidentemente celebri  ballerini tutti bardati a festa si lanciarono improvvisamente in un  folle Quick Step per il godimento degli spettatori.

Se fino a quel momento la serata era stata affascinante e prodiga di promesse e emozioni quella esibizione fu la rivelazione. Petronilla seppe con assoluta certezza cosa voleva fare: ballare come loro.

La serata fini quando Amina ricevette la telefonata di uno dei suoi presunti spasimanti, un certo Felice impiegato comunale e rubacuori, ed insistette per andarsene incontro ad un appuntamento a suo dire chiarificatore, Petronilla mica poteva restare lì da sola e dunque se ne andò anche lei.

Ma qualcosa di inimmaginabile era accaduto: una scintilla di desiderio si era accesa e con essa la voglia di misurarsi in quel gioco sconosciuto pur non conoscendone  le sfaccettature e non  intuendone le possibili implicazioni.

Petronilla non aveva ballato che alle feste in casa, quando ancora usavano le feste in casa, e quindi solo con amici di una cerchia ristretta o conoscenti referenziati, non aveva alcuna nozione del ballo, sapeva solo che si creava un contatto fisico con un uomo, tanto vicino che  se ne poteva respirare l’odore e l’umore, se ne poteva guardare il viso nei minimi dettagli senza vergogna e senza scuse, si poteva parlare o stare silenziosi in un reciproco patto di riservatezza e di intimità.

Il pensiero della sala gremita di gente ansiosa di mettersi in mostra e di misurarsi nel gioco della seduzione le ritornò alla mente a sera prima di addormentarsi ed il giorno dopo e ancora per i giorni che vennero, fintanto che, dopo un mese di sensazioni e riflessioni, chiamò Amina e la pregò di accompagnarla di nuovo al Fenicottero Rosa il sabato successivo.

Petronilla trascorse il resto della settimana in una attesa piena di curiosità.

Arrivata al sabato  sera si acconciò con estrema cura come forse aveva fatto solo il giorno del matrimonio della cugina Camilla, quando si era ingenuamente illusa di condividere la felicità di lei, indossò una ampia gonna nera e una candida camicetta sbracciata, scarpine col tacco dodici che ne facevano una stangona, i lunghi capelli neri finalmente sciolti e unghie e labbra tinte di rosso fuoco, una femmina fatale nel giorno della festa.

Amina la passò a prendere e rimase a bocca aperta, non l’aveva mai vista così.

Eccole dunque al Fenicottero, Petronilla fa il suo ingresso in un mondo nuovo e si sente a casa. Eccole sedute al tavolo d’angolo che guardano curiose e ridono, ecco Amina che la prende per mano e la porta in pista a fare un ballo assieme a perfetti sconosciuti, Petronilla capisce al volo come  muoversi, si scioglie, le piace, esce il suo spirito cannibale, ha finalmente trovato la sua dimensione.

Il suo cuore è pronto, lei è pronta, Petronilla nasce una seconda volta  e questa volta e lei che decide come.

Hearth of glass – Cathy and the Swingatonics – Quick Step

Balli di gruppo

Il dancing & terrazza è un vecchio locale che sta lì da cinquant’anni: i nostri padri ci son passati per bere, giocare a carte o a biliardo, le nostre madri almeno una volta ci sono andate a ballare al ritmo di rock o di liscio o a vedere i complessini beat degli anni settanta. Da qualche tempo si è trasformato in locale dedicato prevalentemente alla social dance, volgarmente conosciuta come ballo di gruppo.

La moda del ballo di gruppo nasce da una esigenza reale: la necessità di potersi muovere in pista indipendentemente dall’avere un partner e in un modo libero, senza regole prestabilite. L’unica regola è quella di seguire il ritmo della base musicale lasciandosi andare a personali performances con la massima naturalezza.

Un po’ quello che accade con la discomusic con la differenza che questo è rivolto a tutte le età, anzi, la terza età è privilegiata nella esecuzione trattandosi di un misto di aerobica e ginnastica dolce delle gambe, senza sforzo, né allungo, sono la durata o l’affollamento della sala che fanno faticare

Il rito comincia quando qualcuno dell’orchestra urla nel microfono “….e ora un bel mambettino per cominciare, evvai…..!”

Allora una masnada di aspiranti ballerini si dispone in file disordinate occupando tutta l’area della pista fino alle poltrone emarginando i disperati che volessero affrontare un ballo di coppia tradizionale e che si ritrovano a camminare lungo i bordi della sala tra i tavoli con i gomiti strettissimi fino alla rinuncia definitiva.

Questa sera hanno sbagliato locale.

Non si sa come, ma l’orientamento delle file è sempre disordinato cioè qualcuna è rivolta verso ovest, altre verso la Mecca, altre ancora verso la stella polare, ma tant’è, mica stiamo parlando di una parata militare,  importante  e che almeno all’interno della stessa fila siano tutti rivolti in uno stesso verso altrimenti si creano incrocchi pericolosi per stinchi e menischi.

Certe orchestre manco si prendono la briga di suonare, attaccano sul computerino portatile una base di quelle che si scaricano gratis da internet e che  si sentono ad ogni karaoke, poi ci mettono sopra il rullo della batteria per accentuare il tempo e la voce della cantante, doverosamente una morona grassoccia e discinta oppure una bionda anoressica col vestitino bianco di ordinanza e gli stivali.

I passi sono praticamente i soliti per qualunque ballo, cambia solo l’ampiezza ed il ritmo. Generalmente si ha un primo passo incrociato a sinistra con gambetta destra proiettata in un calcetto stile gemelle kessler, poi lo stesso passo verso destra con conseguente gambetta sinistra e calcetto, poi stessi  passi avanti e poi indietro ed infine cambio di orientamento del corpo di novanta gradi verso destra e si ricomincia; come variante si possono battere le mani ritmicamente.

Gli sguardi sono fissi davanti a sé privi di ogni espressione e di qualunque barlume di intelligenza, la testa in alcuni casi è leggermente reclinata come  a concentrarsi sul ritmo.

E‘ un movimento meccanico: un, due, tre, incrocio, saltino ripetuto all’infinito cambiando solo il fronte che porta alla ripetitività ossessiva del gesto. E‘ l’antitesi del ballo  di coppia, che è fatto di regole  e programmi  contraddistinti e diversificati tra uomo e donna.

Come si può capire io non amo questo genere di balli e, quindi, non amo il Milleluci, ciò nonostante ritengo sia uno dei posti migliori per cuccare, specialmente donne di mezza età, sposate e non.

Intanto mi posso buttare in pista in qualunque posto desideri ovvero posizionandomi come se nulla fosse accanto a qualche bella mora, poi facendo finta di niente posso attaccar discorso disquisendo su passi e ritmi e tentando dialoghi indagatori senza eccedere, e da lì si vedrà.

La prima selezione avviene  al termine della prima serie di  balli quando le donne si riaccomodano perbenino ai loro posti e si capisce se sono accompagnate o no, per questo non conviene  fare un primo approccio deciso, ma solo esplorativo ed amichevole.

Una volta fatta la prima verifica delle accompagnate, che vanno subito scartate come la peste, ci si dedica alle altre: alla ripartenza del ballo ci si riposiziona nelle vicinanze di una o più di queste, il vantaggio infatti è quello di poterne tenere sotto osservazione più di una per volta: quella che sta nella fila davanti a noi, quella che sta nella fila dietro e le due ai lati. La conquista di una buona posizione centrale è quindi strategica perché ci offre quattro alternative possibili, a meno che qualche sfigato di maschio non ci venga accanto, cosa da impedire con ogni mezzo.

Si dà un orecchio alla musica, è necessario purtroppo, e ci si muove in sintonia con gli altri facendo finta che ci piaccia. Dopo un po’ di “macarena” e di  “meneito” e qualche cambio di fronte si tenta una prima avance cominciando da una qualunque delle quattro, tanto si deve provare con tutte: vanno bene risolini, commenti e battiti di mani.

Quelli che fanno i balli di gruppo sono gente di ogni età e capacità motoria, in effetti non è richiesto molto impegno basta seguire il tempo e fare quello che fanno gli altri, la regola è prendere a riferimento un solo ballerino e seguirlo sperando di non toppare.

Dopo un’oretta di questa solfa saremo tutti un po’ cotti e rintronati dalla musica, ma dovremo aver ristretto la cerchia ad un paio di bimbe, si fa per dire, da puntare.

L’approccio comincia in pista ma continua ai tavoli o lungo i bordi della stessa   mentre di tanto in tanto si fa una pausa per riprender fiato, commentando i movimenti del gruppone  ci si asciuga il sudore e si beve attaccati alla bottiglietta della minerale da quarto di litro.

Se non se ne può fare a meno, se lei lo richiede o fa la mossa di andare da sola, è consentito ributtarsi nella mischia per un altro giro di “alli galli (Hully Gully)” o di “moviendo la scalera“,  ma bisogna non esagerare per non omologarsi alla massa proteiforme.

Nei balli di gruppo infatti bisogna distinguersi se si vuole cuccare, infatti il più ambito è colui che guida il gruppo, diciamo il battistrada o il nocchiero, ovvero colui che tenta di non far perdere la bussola alla folla accalcata e minacciosa che si muove in pista. A volte è un brasiliano, vero o finto, meglio se di colore, altre uno pseudo maestro di ballo che mostra fianchi  e sculettamenti esagerati con aria di superiorità, altre ancora, e sono i casi più critici, è un tizio che si improvvisa condottiero senza avere l’esperienza per tenere a freno la folla inferocita e affamata. In questi casi lo sciagurato comincia  a guidare tutto convinto, poi si guarda le spalle e si emoziona e non regge più di un minuto. Coltane la debolezza, viene subito affiancato prima da uno, poi due ed infine da folle di aspiranti colonnelli ansiosi di mettersi in mostra.

E’ infatti nella profonda indole di questo genere di ballerini il bisogno di sentire l’armonia del gruppo ed il bisogno di un leader, qualcuno che guidi tutti gli altri, tuttavia nessuno può pensare di imporre uno standard per molto tempo perché la plebe si stanca velocemente dei capipopolo ed ogni schematizzazione di questo ballo è impossibile.

Per farsi notare dalle nostre bambole non ci si deve mai avventurare verso la prima fila perché rischieremmo di fare un brutta fine, piuttosto bisogna trasmettere una sensazione di sicurezza nelle nostre mossettine, far quasi immaginare alle prescelte che potremmo anche guidare il gruppo ma preferiamo dedicarci unicamente a loro. Questa è la mossa vincente !

Approfittando dell’attacco di “un dos tres maria“ si comincia  a mostrare varianti di passettini laterali o saltelli aggraziati tanto per invogliare le compagne  di ballo che, avendo la possibilità di una miniguida vicina, la preferiranno a quella lontana lassù, in cima alla pista che manco si vede.

Sarà facile a questo punto che ci seguano in tutte le fantastiche e originali trovate che ci verranno in mente tipo un piegamento sulle ginocchia, un braccio su ed uno giù, un saltello e così via, tutto quello che avevamo imparato all‘asilo, insomma.

Se poi affronteremo la “bomba” con tutte le figurazioni regolamentari e codificate avremo conquistato definitivamente la loro fiducia.

A questo punto però dovremo fare l’ultima scelta e puntare decisamente su di una sola femmina accalorata, penso questa moretta ricciolina ad occhio e  croce quarantenne con le calze a rete ed il vestito blu che sembra addomesticata dai passi che facciamo noi.

E’ con lei che affronteremo senza paura “el tipitipitero” a tutta gamba nonostante la fatica e qualche inizio di dolore alle articolazioni.

E’ andata, ci segue ciecamente, l’abbiamo conquistata.

Ma dopo questo salta su l’orchestra con una versione sfrenata del “ballo della casalinga” che la nostra  compagna non vuol perdere. E’ notevole che non abbia perso quasi nessun ballo in tutta la sera ed anche adesso  continua e continua, tra un “mueve la colita“ ed un “tuta tuca”. Deve essere una ex atleta della germania dell’est.

Intanto si sarà fatta l’una del mattino, avremo ballato strascicando i piedi anche l’ultima tarantella e saremo stanchi morti e completamente rincoglioniti con la camicia madida di sudore ed i piedi gonfi in vetta. E’ però finalmente arrivato il momento di raccogliere i frutti di questa immane fatica.

La nostra morettina di stasera sarà pure lei stanca, ci guarderà con occhio di pesce ed un sorrisetto stiracchiato e facendo ciao ciao con la manina  se ne andrà sottobraccio al marito che spunta fuori dal nulla e che ha passato una serata tranquilla nell‘altra sala a giocare al biliardo.

Sei contenta cara che ti ho portato a ballare ?”  fa lui

“Tanto, amore. Pensa ho incontrato un giovanotto gentile che mi ha fatto ballare tutta la sera, alla fine era ridotto uno straccio, poverino.” Risponde lei.

Il paese dei balocchi

Questa storia esula un poco dal contesto abituale del blog, è la cronaca di una giornata di Campionati Italiani di Ballo a Rimini vissuta con un gruppo di amici, quindi è storia vera.

Un sabato di fine maggio al mare con dieci di noi impegnati in una bella avventura, spinti, trascinati e sorretti non solo dalla scuola, ma da tutta la popolazione di Candeglia – Italia.

Ambiente spettacoloso, platea fantastica, adrenalina a fiumi e tanta, tanta gente come noi, un parquet da favola illuminato a giorno, colori e profumi di ballo in tutti i cantucci.

Signore e signori, ecco a voi il paese dei balocchi dei ballerini: occhi spalancati e bocca aperta per raccogliere tutte le sensazioni e non perdere niente dello spettacolo che è molto in pista e moltissimo fuori della pista, negli spogliatoi brulicanti, nei corridoi dove in molti provano i passi, nei commenti del pubblico e nelle attese frementi, nei suggerimenti dell’ultimo istante dei maestri preoccupati, nei colori sgargianti dei vestiti e nei trucchi pesanti delle donne. Elettricità e fondotinta a gogo.

Le gare si sono svolte nell’arco di una lunghissima interminabile giornata, ci sono stati vincitori  e barbottini, incavolature e lacrime di gioia. Specificare come si sono piazzati i nostri amici è riduttivo ai fini del racconto, tutti hanno gettato cuore e coraggio sul parquet, qualcuno ha raccolto risultati ed altri no, tutti hanno vissuto una bella esperienza

Voglio piuttosto raccontarvi le grandi novità.

Il nostro  ballerino “ruspa” non è più una ruspa. L’opera di ammorbidimento intrapresa con titanico coraggio dai maestri e dalla dolce dama sta dando i primi risultati: non ha arrotato nessuno in pista, anzi ha dovuto pure subire un paio di sorpassi da destra senza reagire, avrebbe fatto bene a prenderli a sportellate.

Irriconoscibile, non c’è più da fidarsi di nessuno.

Il nostro ballerino “condominio” è stato finalmente eletto amministratore e ora può fare come gli pare, dama permettendo si intende. Il primo atto è stata un serie di plateali saluti a pubblico e tifosi che hanno mandato in frantumi il protocollo e fatto inorridire i giudici, ma lo hanno consegnato dritto dritto alla leggenda.

Ci mancava solo che togliesse la camicia e la gettasse alla curva festante.

Ahi, ah, ahi, il nostro ballerino “sanguigno” ha deciso che stava facendo una cosa importante e ben fatta nel momento stesso in cui gli hanno combinato una porcata.

Per un attimo ho pensato che, essendo appunto sanguigno, succedesse un casino, poi ha prevalso lo spirito sportivo di chi accetta comunque la sorte, del resto è abituato a subirne di cotte e di crude col calcio.

Ora è un sanguigno incazzato, pertanto si raccomanda di stare alla larga.

Il nostro ballerino “esami” ha sostenuto finalmente un vero esame ed è stato promosso.

Poi, proprio per non smentirsi, una vocina gli sussurra che avrebbe potuto anche prendere un voto più alto, tanto per fargli girare i coglioni.

E’ proprio vero, è una condanna: gli esami non finiscono mai.

Il nostro ballerino “capociurma” nonostante la tensione visibile a fior di pelle, ha fatto il saggio capociurma, calmo e sicuro di sé. Ha fatto bene, secondo le proprie possibilità, come tutti.

Passo dopo passo si sta allontanando dalla truppa e sale le ripide scale delle graduatorie. Capitano, oh capitano, non ti voltare più indietro.

I nostri maestri hanno passato una giornata di massacro tra tensione, preparativi, consigli, tifo, incavolature, proteste e, sopratutto, voglia di scendere in pista.

A sera erano esausti, peggio che lavorare.

Nonostante i bidoni ricevuti dalla giuria, possono trarre delle buone conclusioni sul loro lavoro, ma la domanda sorge spontanea e riguarda tutti: a che serve essere corretti in un contesto di scorrettezze ?  Loro conoscono sicuramente la risposta.

E le dame?

Belle, radiose e convinte più dei maschietti, tutte, come al solito, più brave dei loro compagni, senza errori e cedimenti alla emozione che pure era fortissima.

Cinque principesse al ballo di corte.

Sappiate gente che la vera ballerina non subisce mai sconfitte e loro, al di là dei risultati, sono vere ballerine.

E infine noi, semplici e affezionati tifosi, come è stata la nostra giornata ?

Abbiamo trepidato, gioito, pianto, urlato a piena voce, imprecato contro le ingiustizie e rincuorato i depressi, una giornata bella e piena vissuta a tutto gas, senza alcun risparmio. Ognuno di noi era in pista con ognuno di loro, cavolo un pochino di questi successi ce li sentiamo nostri, e poi ……………

assolutamente

fermamente

con incoscienza

con passione e

dolcemente ………………

vogliamo ballare anche noi su quel parquet.

Evviva il paese dei balocchi

Lucignolo portami con te

P.S.

Ma, ……..qualcuno sa se il mare era mosso ?

Il tappeto volante

Allorquando le spalle siano dritte ed aperte con il busto eretto ed il petto in fuori, il collo proteso in alto, la testa rivolta dalla propria parte con lo sguardo fiero che fissa lontano, i gomiti  sollevati in alto all’altezza del proprio orecchio, i polsi in verticale con il pollice che combacia con quello della dama, i buchi del naso divaricati alla ricerca di aria di montagna, i capelli impomatati pettinati possibilmente all’indietro e le sopracciglia distese.

E poi il bacino sia proteso in avanti che tocca la dama, lato destro dell’uomo con lato destro della donna, le gambe rilasciate col peso del corpo perfettamente in equilibrio sul proprio asse senza aggrapparsi all’altro, i polpacci elastici dentro calzettoni neri elasticizzati e piedi possibilmente non doloranti dentro scarpe all’uopo acquistate.

La ballerina con la testa rilasciata all’indietro, la linea del collo allineata con il dorso, adagiata sulle braccia, le gambe in posizione leggermente piegata e rilassate pronte allo slancio dentro le scarpine da ballo coi laccetti, le guance arrossate dal desiderio o dal fondo tinta ed i capelli raccolti in un chignon con fermaglio risplendente come un diadema.

Bene, adesso che si è spuntata tutta la personale lista che si ha nella testa alla voce postura, si può cominciare a sentire la musica, quindi, raccogliendo tutto il coraggio ancora utilizzabile in sala, partire ed andare a tempo con sollevamenti ed abbassamenti del tronco ricadendo al tempo musicale giusto dell’elevazione e molleggiando le caviglie con passi di taccopianta, pianta, piantatacco, quindi allungare la falcata a coprire la pista traguardando oltre la dama e stando accorti a non urtare nessuno e a non farsi interrompere la sequenza e la linea di ballo dalle altre coppie. Il tutto guardando sempre in avanti col sorriso stampato sul volto come se non si trattasse di uno sforzo ma di uno stato di armonia eterea.

Inizia la rigida sequenza di passi e figure studiata e provata per mesi nei singoli dettagli.

Questo è il valzer lento, una fatica terribile di braccia, gambe e applicazione che con tre balli ti sfianca, ma ti dà la soddisfazione maggiore perché quando prendi il passo giusto con la partner ed il movimento del corpo corretto a tempo di musica te ne accorgi e senti che non stai facendo solo attività fisica intensa o che sei concentrato al massimo o che il cervello coordina con efficacia un mucchio di movimenti o che si sta creando una nuova intimità con la tua dama o che magicamente l’equilibrio precario si trasforma in spinta e movimento armonioso, ti accorgi che finalmente stai ballando…………..,

sei salito sul tappeto volante,

e tutto il resto scompare.

I miei maestri

I miei maestri di ballo sono alti, giovani e belli; sono bravi, gareggiano nella classe A delle danze standard e fanno una gran bella figura. Noi allievi siamo fieri di loro.

Lei è gentile e comprensiva, lui un poco introverso e suscettibile, lei stimola con l’incoraggiamento, lui con l’analisi critica, insieme si completano e formano un team che attira molti allievi, fatto che talvolta li mette un po’ in crisi nella difficile gestione della sala sovraffollata.

A loro volta hanno i propri maestri, potremmo definirli i maestri al quadrato, che sono ancora più bravi, più belli e più giovani e che noi non vediamo quasi mai ma esistono realmente. Anche i loro maestri sono fieri di loro perché i loro corsi sono strapieni a differenza di altre scuole.

Una volta l’anno i maestri dei maestri vengono  a farci una lezione collettiva che a me sembra quasi uguale a quelle che riceviamo settimanalmente. Solo chi fa le competizioni prende lezioni private da loro pagando una certa cifra che non dico per rispettare la normativa sulla privacy.

Presumo che esista anche la categoria dei maestri al cubo, ovvero i maestri dei maestri dei maestri, che sicuramente vivranno in un diverso spazio-tempo, avranno piedi alati e faranno lezione solo a pochi eletti o a figli di emiri.

Ho conosciuto i miei maestri un giovedì sera di marzo, a seguito di un incontro fortuito, e fortunato. Mia moglie ed io avevamo riposto da anni le velleità di apprendere a ballare, delusi da brevi esperienze con insegnanti tristi o presuntuosi e fiacche compagnie di allievi, quel giovedì sera, quindi,  andammo non troppo convinti, anche perché uscire dopo una giornata di lavoro non rientrava nei nostri programmi.

Ebbene da quel giovedì non abbiamo perso una lezione, anzi facciamo pure degli allenamenti extra ed il sabato è diventato per noi il giorno dell’uscita in balera.

Contro ogni previsione Il ballo ha acquistato una posizione rilevante nella nostra vita e di ciò siamo felici.

I miei maestri si chiamano Fabio e Katia ed io devo loro riconoscenza perché ci hanno dischiuso una porta e guidati per mano verso una strada bellissima della quale, fortunatamente, non vedo la fine.

I miei maestri pesano trenta chili in due, sono esili e agili come figurini in controluce. Li ho visti ballare in esibizione: lei con un gran vestito bianco con paillettes e piume ed uno scollo vertiginoso sulla schiena e i capelli biondi raccolti in una crocchia con un fermaglio dorato, lui in completo nero e scarpe lucide. Sembrano finti ed invece si muovono a grandi passi e salti attraversando la pista fra un baleno ed un fruscìo.

Mi piace quando si accostano in velocità agli spettatori  seduti in poltrona quasi a sfiorarli e li evitano con un giro improvviso ed uno scarto della testa, è come assistere al passaggio della mille miglia a bordo strada e provare l’ebbrezza della velocità senza muoversi dal proprio posto.

E’ un videogioco dal vero, loro corrono e faticano e noi tratteniamo il respiro.

Per usare una metafora evangelica si potrebbe dire che quando ballano Fabio e Katia camminano sulle acque senza bagnare le scarpe  mentre noi portiamo alle caviglie piombi da cento chili che ci tengono immersi fino al collo e stiamo a galla solo grazie a loro che ci tengono su con un dito sotto il mento.

Katia è stracarina e stragentile con tutti, è una specie di sorella-amica-mamma che, a differenza di tutti noi, sa ballare come cristo comanda. Certe volte acchiappa un uomo del corso e fa qualche passo con lui, è capitato anche a me.

Beh, quelle volte uno si chiede perché insistiamo ad andare a scuola di ballo con la propria moglie tanto non ne caveremo un ragno dal buco, e mica solo per colpa della moglie.

Poi però fa un piccolo cenno della testa come per dire “va bene così” e si riparte con rinnovato entusiasmo.

Come ogni maestro di ballo che si rispetti, Fabio è fissato con la postura, e continua a sollevarci  gomiti e braccia ed a piegarci la testa di lato imperterrito, visto che dopo due passi ributtiamo mollemente giù tutto l’armamentario e ci guardiamo i piedi.

Ogni due brani ferma la musica, ci raccoglie a centrocampo, cammina verso il centro tutto serio e ci dà una strigliatina.

In genere attacca con la frase “Due cose: …….….”  e poi dice due cose che non vanno bene nella postura o nei passi o in qualcos’altro.

Sono sempre due cose sole, ma due cose per volta, per le innumerevoli volte in cui ferma la musica per più lezioni a settimana portano a tre o quattrocento cose al mese che non vanno.

Il che ci rende alquanto depressi.

Certe volte mi pare che sto ballando proprio bene, mi sento ispirato, magari sento che la mia dama mi segue, mi pare di avere indosso il frac e di trovarmi a Blackpool, quando sento la voce di Fabio: “Gianfranco stai su con i gomiti ! Gianfranco la testa !  Gianfranco allunga il passo !” certe volte, essendo io un pochino sordo, sento solo “Gianfranco..……..” e perdo la frase successiva, ma tanto so che c’è sicuramente qualcosa che non va e cerco repentinamente di rimettere a posto tutto: gomiti, testa, spalle, bacino e piedi.

Mi duole dire che purtroppo ha pure ragione e che sono molto, troppo lontano dal frac e da Blackpool e molto, ma molto vicino alla pista granigliata della casa del popolo di Candeglia.

Noi tutti aspettiamo a gloria la volta che verrà da uno di noi e dirà “Bravo hai ballato bene”.  Quella sera, da bere per tutti.

Ma come fanno i ballerini …….

Una premessa fondamentale: tutti miei amici ballano molto bene.

Da quanto scrivo si potrebbe credere che facciano sorridere in pista, tutt’altro, sono provetti animali da balera coi quali tutte le donne vogliono ballare, e infatti sono richiestissimi.

Ci sono coppie che ballano a programma ovvero per ogni danza eseguono una sequenza di passi e figure concordate cosi che ognuno dei due sa perfettamente cosa fare. Tuttavia nelle sale affollate non è quasi mai possibile mantenere immutato un programma di ballo, spesso si e’ costretti a procedere in una sorta di gimkana fra le altre coppie introducendo passi compatibili con la situazione del momento. Molte coppie, poi,  non hanno un programma fisso e quindi di volta in volta nel corso del ballo mettono in sequenza le figure che conoscono.

Allora come fa il cavaliere a far capire alla dama cosa vuol fare?

La corretta posizione della coppia è determinante: la dama deve mantenere costantemente il contatto fisico col cavaliere dall’altezza dei fianchi in giù, il suo corpo deve essere fermo, pronto a percepire la guida senza anticipare il cavaliere. Questi non deve usare la mano o il braccio sinistro per la guida, prima di tutto deve usare il corpo: per introdurre i giri deve muovere leggermente l’avambraccio destro verso l’interno, aiutandosi con una lieve pressione della mano destra, che comunque non deve spingere o tirare la dama,  sarà sufficiente lavorare con il palmo della mano in modo simile al lavoro del bacino, dunque bacino e mano fanno la stessa cosa.

La guida del cavaliere deve essere  precisa e risoluta, formalmente composta ed elegante in modo tale che la dama possa sentirla ed avere allo stesso tempo possibilità di movimento. Guida risoluta significa decisa, non molle, senza che diventi una morsa. La dama dal canto suo deve mantenere la morbidezza del corpo senza aggrapparsi al cavaliere; i suoi movimenti, quantunque condizionati dalle scelte dell’uomo, devono essere sincroni e non successivi nè tanto meno anticipati rispetto all’azione di guida del partner.

Ovviamente i passi devono essere adattati alla lunghezza di quelli della dama, non facendoli molto lunghi se lei è fisicamente incapace di farli.

Infine se la posizione dei due corpi è corretta ovvero ognuno allineato dalla propria parte l’uomo riesce a vedere al di là della dama quando avanza e la donna a sua volta riesce a vedere al di là dell’uomo quando è lei che avanza.

Esistono poi ulteriori metodi di guida non codificati utilizzati abitualmente dai miei compagni.

Luciano usa il metodo del moccolo: ogni volta che la sua dama non afferra al volo le sue intenzioni parte un’eresìa non propriamente a bassa voce che leva le musiche e scandalizza le signore benpensanti del pubblico, e qui scatta la seconda fase di accidenti per il presunto errore. Da notare che, secondo questa particolare concezione,  l’errore è sempre da addebitare alla dama e mai a se stesso.

Luciano è una persona disponibile e allegra che assieme alle scarpe lucide da sala indossa una armatura di ignoranza e aggressività che lo pone in contrasto col resto del mondo.

Se viene sfiorato da un’altra coppia saetta occhiatacce di odio puro, se qualcuno intralcia la sua linea di ballo si sentono mormorare accidenti. E’ irascibile perché è teso come una corda di violino, mi chiedo che divertimento trovi nel ballo se non una tensione emotiva che altri scaricano nello sport estremo o nelle nuotate transoceaniche.

Meglio stare alla larga oppure, per i più dispettosi, urtarlo di proposito una, due, tre volte per farlo smettere di ballare, infatti dopo ripetute sfuriate finisce che molla la presa e la pista.

Massimo invece non si preoccupa più di tanto di comunicare indicazioni alla dama, semplicemente non la guida: considerato che hanno imparato assieme e conoscono entrambi il programma di base, lascia che ognuno vada  a memoria sulle cose da fare, un po’ per indolenza, un po’ per non prendersi troppa responsabilità. La cosa funziona fino a un certo punto, in genere i primi trenta secondi del pezzo, poi uno dei due si disunisce o si dimentica la sequenza, che pure è sempre la solita, e la coppia si sdoppia in due ballerini solisti.

Stefano, che è alto sei metri e mezzo, prende su la sua dama che è bassina e pesa dodici chili e la porta a giro per la sala, anzi vorrebbe portarla ma poiché lei è più brava e svelta di lui cerca a sua volta di correggere la sua guida. L’ideale sarebbe regalarle una cavezza, montarla in sella e far condurre lei, sarebbe una coppia perfetta.

Carlo guida la dama come se fosse seduto in una decappottabile bianca, largo e comodo con la sicurezza di chi ha preso la patente da anni e ne ha viste di cotte e di crude, sempre elegante e impeccabile lo infastidiscono i pedoni ed i ciclisti che lo sfiorano ballando perché gli fanno perdere la postura e lo spettinano. La dama gradisce l’escursione e lo asseconda divertita, anche lei sembra seduta a bordo della spider, ma, al contrario di lui, non fa caso ai pedoni, sono una coppia amalgamata.

Giuseppe si sente sotto esame, balla bene, ma c’è sempre qualcuno che balla meglio di lui e quindi deve dare il massimo, ha una dama altrettanto brava che lo segue, lo legge, lo anticipa, lo corregge e gli consente di guidare, tutta protesa sulla sua sinistra,  talvolta temo le cada la testa  all’indietro.

E’ un po’ teso quando balla, non ho capito se si diverte o se si sente in competizione col mondo. Si affida molto alla sua dama. E fa bene.

Loriano afferra tra le sue manone la dama esile e minuta e la pilota convinto  e concentrato, lui ha la faccia seria ma l’allegria gli esce da tutte le parti e ogni tanto si distrae perso dietro a qualche battutaccia, meno male che lei non se la prende se poi la brontola perchè non ha seguito ciò che lui ha sbagliato.

Alfonso non ha bisogno di guidare la sua dama: hanno una carica di energia al plutonio che dura dodici anni e sono solo al quarto di utilizzo. Sono coordinati in maniera pazzesca, anzi è un solo essere con due teste e quattro gambe e braccia che si muovono contemporaneamente in tutte le direzioni  sul filo di una ritmica salsa, senza versare una goccia di sudore e senza sgarrare una mossa. Niente emozione, è una spietata macchina da gol che non esulta per un bel ballo e rientra ai box a musica finita. Farebbero bene le ombre cinesi.

Andrea mi fa schiantare perché balla bene ma pare che abbia sempre voglia di ridere. Non si prende sul serio come ballerino, ed è invece bravo, gli piace di più la compagnia che la pista ma si adatta a fare il conducente per piacere della sua dama. E’ un tipo sanguigno con una voglia matta di inventare passi strabilianti al quale invece sono state imposte le regole del ballo che segue senza capire perché debba farlo, sempre in dubbio se sta facendo una cosa importante o ridicola.

Marcellone balla con distacco e guida per dovere: sa farlo e lo fa con professione senza sbavature, come sa fare quasi tutto, che lo si metta su un cantiere o dietro ai fornelli,  la dama lo conosce talmente bene che sa già cosa farà e come, e non sbagliano. Lui sembra sovrappensiero, preso da altri problemi più importanti del ballo, ma intanto aziona il radar incorporato col quale capta e nota tutto quel che gli sta intorno, e non perde un colpo.

Roberto guida a testa e gomito alti, specie nel tango, quindi meglio stare alla larga, è convinto di quello che fa e macina passi e giri sulla sua personale linea di ballo pilotando la dama con una convinzione non sempre corrisposta, mentre lui necessita di partecipazione emotiva per dare il meglio, per questo ogni tanto perde le staffe e gli vien voglia di smettere, salvo ricominciare subito dopo.

Sergio guida perché è lui l’uomo di casa e porta i pantaloni. Punto. Poche storie e concentrazione su quel che si fa, conosce movimenti e tempi e non ha alcuna intenzione di sbagliare, questo vale anche per gli eventuali sbagli di lei che segue attenta, sentendosi in mani sicure.

Marzio è un vero signore, porta la dama in carrozza senza scomporsi né sudare, chè sono i cavalli che tirano, riesce a mantenere indosso il pullover nelle serate più calde senza fare una piega come se non toccasse a lui, evidentemente la sua dama gli è salita sui piedi e si fa portare gratis col sorriso sulle labbra.

Sabatino è gentile e sapido, un signore di mezza età che guida rilassato con nonchalance la sua dama: quando attacca un jive è uno spettacolo per la platea: si muove dondolando capoccione e polpacci portando la compagna a spasso in un perfetto bilanciamento di equilibrio sull’altalena, attira inevitabilmente la simpatia e la voglia di fare come lui, ma non è facile, non ci riesce nessuno.

Sauro guida la ruspa, o meglio, prende la dama e la porta in giro per la sala dove vuole lui tracciando linee rette che tagliano la pista come fette di prosciutto sottile sotto l’affettatrice a volano. E’ un tipo pericoloso, intendo pericoloso quando si muove con tutte le lame protese a tracciare lo spazio necessario alle promenade ed ai giri a sinistra. Bisogna stare sempre attenti e guardare nei retrovisori perché le nostre caviglie non finiscano affettate anch’esse.

Valdo più che guidare partecipa a una assemblea di condominio, prima discutendo con la sua dama quanto c’è da fare e come, poi guardandosi attorno per prendere spunto o cercare negli altri conferma e approvazione alle sue teorie. Ricerca la maggioranza all’interno della coppia per convincerla democraticamente e con le buone che è lui che decide passi e movimenti.

Amedeo guida masticando cingomma come un allenatore concentrato a far giocare al meglio la squadra. Più che seguirlo la dama lo guarda circospetta nel timore di una sua indecisione, lei conosce la parte a memoria, ma necessita della parte maschile della coppia per ballare in due, credo che sotto sotto covi la vocazione della ballerina solista.

Dall’alto dei suoi numerosi metri di altitudine Daniele può vedere laggiù in fondo gli altri ballerini che si muovono e cercare traettorie libere. Bisogna sapere che con la sua altissima dama occupano uno spazio di tre metri di raggio e con le lunghe leve che si ritrovano si fa presto ad arrivare da un capo all’altro della sala. Occorre guidare con prudenza, per questo anzichè un numero di gara sulle schiena dovrebbe portare appeso alla giacca il cartello trasporti eccezionali.

Raffaele da buon matematico guida con il metodo dei numeri che non sbagliano mai e devono tornare sempre precisi, la dama è invece un’istintiva e non vuol sapere di contare o sentir contare, dunque è un interessante dibattito sempre acceso tra teorie distanti fra loro: quando si coniugano i due sistemi il ballo magicamente scorre fluido, negli altri casi è un crepitar di gambe e di ginocchi.

Vinicio prende in custodia la dama inserendola tra le lunghe braccia a protezione del  mondo esterno e crudele come in una cellula di sopravvivenza corredata di airbag, poi partono compatti scivolando sul linoleum che è un piacere a passi corti, aperture corte, piroette strette a non farsi male e non far male  a nessuno. Ha una guida protettiva a testa alta, tesa ad evitare le collisioni sempre in agguato e procedere come se sotto ai loro piedi ci fosse la moquette.

Salvatore guida stanco per la giornata di lavoro, poi si fa forza e parte in quarta con vigoria ritrovata. Agogna jive e rock per poter sgambare come nella vita precedente, negli altri balli è molto esigente con se stesso quindi se la gode poco rispetto alla fatica ed alla concentrazione. Ha una guida dispendiosa di energia, così finisce che si stanca prima degli altri.

Luigi, infine, più che guidare prende su tra le braccia la dama come fosse una fascina di frasche legate col cordino di sambuco e la porta a spasso per la pista un pò piegato all’indietro contando i passi e stando attento a non perdere rami e a non graffiarsi il viso .

Equilibrio

Nel ballo l’equilibrio occupa un posto importante. Possiamo dire che è essenziale mantenere tre genere di equilibri: personale, di coppia e di movimento.

Porco cane, detta così sembra proprio difficile !

Giannino Gallinacci in fatto di equilibrio non temeva concorrenti: fin da bambino camminava per divertimento sul cordolo dei marciapiede un passo dietro l’altro senza scomporsi, saliva su tutti i muretti a secco lungo la strada provinciale e camminava spedito senza tentennamenti, era sicuro che sarebbe stato capace di camminare anche sul filo sospeso se solo gli avessero spiegato come si tende il filo e anche che razza di filo sia.

In officina portava  fino a quattro barattoli d’olio motore uno sull’altro con la sola mano destra e su una sola gamba, saliva sulle passerelle di legno dei ponteggi e si divertiva a far finta di cadere giù facendo gridare i presenti dalla paura.

Possedeva insomma quella dote naturale di stabilità dovuta al baricentro basso ed al peso piuma, arricchita da buoni piedi taglia quarantatrè e polpacci muscolosi.

Quando ballava Giannino ballava il liscio, preferibilmente polka e mazurca, alla Casina di Vetro nel quartiere della fiera, e non aveva problemi a condurre la ballerina di turno in vorticosi giri. Non era proprio ortodosso come tecnica, la sua scuola era stata unicamente la balera, li, osservando gli altri e provando e riprovando, aveva appreso le regole ed trucchi per girare e cambiare posizione. Certo il portamento di danza non era bellissimo a vedersi, un po’ altalenante procedeva a saltelli inventando piroette e giravolte che parevano avvitarlo alla pista, però era efficace.  Per questo le ragazze del quartiere non si negavano anche se poi una volta finito il ballo doveva riaccomodarle a sedere perché da sole sbandavano per il giramento di capo. Certo era meglio esser state leggere a cena o non aver bevuto troppi bicchieri perché dopo c’era il rischio di fare i maialini in pista.

Per mantenere un giusto equilibrio nel ballo occorre essere coscienti del proprio centro di gravità. Il centro di gravità va trovato, curato, capito e usato per una buona tecnica del movimento.

Giannino non sapeva niente del centro di gravità, se proprio avesse dovuto dire dove era il suo centro di gravità avrebbe fatto un gestaccio volgare portandosi le mani sul suo rispettabile pacchetto anteriore e avrebbe detto una vaccata, era orgogliosamente ignorante, tuttavia sapeva che per piroettare agilmente doveva stare col peso più in basso possibile, così sentiva la forza delle cosce e dei polpacci e poteva scattare ripetutamente con strappi violenti come quando andava in montagna con la bici da corsa.

Le flessioni  devono sempre essere protese verso il centro di gravità in modo che un partner possa mantenere l’equilibrio senza il supporto dell’altro partner, ciò per evitare fatica; è necessario flettersi ed estendersi con naturalezza.

Anche delle flessioni Giannino non sapeva niente, però piegava le ginocchia quanto bastava per darsi slancio senza finire addosso alla ballerina. Questo movimento lo aveva imparato a proprie spese dopo essere più volte rovinato in braccio alla damigella sdegnata spiattellandola  per le terre, precarietà di equilibrio condiviso, appunto. In quanto alla fatica ci voleva ben altro che un ballo per sfiancarlo, Giannino era uno che lavorava dieci ore il giorno col sorriso sulle labbra.

Ogni parte del corpo che si muove deve sempre essere attenta e far riferimento al centro di gravità del corpo in movimento.

Effettivamente Giannino era attento, molto attento e curioso, ma più verso quello che succedeva intorno che verso il proprio corpo: non voleva perdersi  nulla di quel che succedeva in pista e tra il pubblico, amava farsi vedere e salutare gli amici e rideva fregandosene del centro di gravità. Le parti del corpo gli si muovevano autonomamente e con allegria: le braccia si agitavano in su e giù come pale di mulino, la testolina vagava a destra e a manca sul perno del collo e le gambe si muovevano freneticamente di motu proprio indipendentemente da tutto il resto.

Il centro di gravità è sempre in movimento e assume la sua posizione in base ai movimenti, alle rotazioni e alle mutevoli posizioni di coppia.

Era meglio se non muoveva il suo cosiddetto centro di gravità perché quando ciò accadeva si trasformava in una parodia dell’atto sessuale fratto di scatti del bacino avanti e indietro, avanti e indietro  accompagnati da grasse risate non sempre raccolte con scherzosità dalla ballerine che più di una volta lo avevano piantato in asso sdegnate a quel gesto.

Una delle difficoltà maggiori consiste nel riuscire a mantenere la buona posizione durante tutta la competizione senza far “soffrire” il partner né scomporre la coppia.

Non è che facesse soffrire le compagne di ballo, anzi si divertivano assai, bastava che fossero coscienti di cosa le aspettava entrando nel vortice delle sue mazurche:  chi si lanciava con lui si divertiva garantito, meglio che sul calcinculo dei giostrai della festa di Sant’Antimo, e pure gratis.

Niente gonne strette o scarpe col tacco alto, piuttosto abbigliamento da trekking e biancheria intima rinforzata per non correre rischi di rimanere denudate nel corso degli avvitamenti. In quanto alla posizione di certo non era in grado di mantenerla stabile sennò che divertimento era.

La contrazione dei muscoli deve essere in perfetta sintonia coi movimenti di estensione e conferire al corpo “flessuosità” morbidezza di movimento e un controllo rilassato e soffice.

Quanto alla contrazione dei muscoli meglio soprassedere, come sull’argomento della flessuosità: quei termini gli avrebbero richiamato pensieri a sfondo sessuale che lo avrebbero sicuramente distratto dal ballo. “Non son mica finocchio!” tagliava corto con chi gli faceva notare una certa mancanza di grazia  nelle sue trottole.

Se uno dei partner sente fatica significa che lui o l’altro partner sta facendo qualcosa che non va.

Giannino era sicuro di far bene, le altre si arrangiassero a stargli dietro, non aveva molto riguardo per la dama più che altro perché era troppo felice  e preso dalla propria energia per curarsi di quello che provava la sventurata di turno.

Nei vari movimenti la dama reagisce all’iniziativa dell’uomo con una intensità dieci volte maggiore a quella messa in moto dal proprio partner.

Le reazioni della dama occasionale erano le più svariate: qualcuna partiva in  quarta assecondando i suoi tempi e il turbinio di braccia e di gambe  che spazzolavano la pista come un rotowash, altre dopo pochi passi si pentivano di aver accettato il giro ed essere salite a bordo e si ranicchiavano facendosi il più piccine possibile in attesa della fine della sofferenza con uno sguardo tra l’atterrito e l’attonito. Una volta la Teresa, la guardarobiera della Casina di Vetro, di mole robusta e pochi complimenti, che dopo tanta insistenza aveva finalmente accettato il suo invito, frenò immediatamente dopo pochi passi e gli mollò un ceffone pensando di punirlo come si fa coi bambini troppo irrequieti.

 

Le inclinazioni non devono servire solo per migliorare l’equilibrio durante le rotazioni, ma anche e soprattutto per imprimere al movimento l’importante effetto di swing.

Beh lo swing per Giannino era il “sing” e voleva dire presentarsi in pista abbigliato alla Tony Manero con completino bianco e camicia nera e dondolare le spalle camminando e masticando cingomma.

Giannino non era un adone, piccoletto e mingherlino con capelli rossi ed una barbetta che lo faceva assomigliare inevitabilmente ad uno gnomo. Faceva il meccanico di trattori sulla provinciale per la collina, operaio a tempo indeterminato ma solo finche c’era lavoro, e per ora ce n’era sempre stato.

Era benvoluto da tutti perché era allegro e disponibile, e poi era piccino e faceva tenerezza. A Natale faceva il lanternino nella processione del presepe vivente, cioè il bambino che apre la sfilata addobbato da pastorello con la lanterna in mano e per l‘occasione si faceva anche la barba, a Pasqua nella ricostruzione della passione del venerdì santo faceva il centurione romano strappando un sorriso bonario a tutti, tanto che lo chiamavano “cinturino” .

Aspettava la domenica pomeriggio per andare a ballare e l’estate le sagre della polenta o del cinghiale e roba del genere che si concludevano immancabilmente con la serata di liscio. Non aveva nessuna relazione stabile, solo qualche battona a pagamento raccolta sullo stradone dell’ipermercato che gli finiva mezzo stipendio in una serata ma che lo rimetteva a posto nei punti essenziali.

La sua vita passava così e Giannino era  convinto che fosse una buona vita fatta di sentimenti semplici e naturali, un poco ingenui e senza grosse pretese.

Se la gustava fra pastasciutte abbondanti, ore in officina e giri di mazurca, senza litigare con nessuno e senza invidiare quelli apparentemente messi meglio di lui.

Forse non aveva un gran equilibrio nel ballo ma sicuramente possedeva un notevole equilibrio nell’affrontare la vita.