01 – Quasi quasi non c’era nemmeno bisogno di partire

Domani parto !

messaggio rivolto ai miei coetanei che si scoglionano perché non sanno cosa fare della loro giornata e mugolano di noia con la moglie spazientita lamentandosi del futuro, umarelli per vocazione: inventatevi qualcosa, quasiasi cosa.

Non è una gita, non un  trekking e neppure un pellegrinaggio, ma un viaggio da costruire prima di tutto nella testa e poi nelle gambe, alla ricerca di una sfida mai pensata in gioventù, emersa adesso quando rasenta il limite delle mie possibilità. Si potrebbe anche dire: come cercare rogne quando tutto filerebbe liscio !

Ma di cosa si tratta,

Si tratta del Cammino di Fatima detto anche “Caminho do Tejo”: 5 giorni e 143 chilometri lungo il fiume Tago che tradotto in soldoni sono 28,6 km al giorno di media, con due tappe di 33 km, decisamente troppi per le mie capacità: mai stato un camminatore, né aspiro a esserlo, per sole tre volte mi sono avventurato per percorsi così lunghi, in compagnia e prendendola comunque con molta calma.

Si tratta soprattutto di farlo da solo, senza gli amici fidati, solo con le mie incertezze e fragilità, con l’età che avanza crudelmente, il dolore alla schiena che va e viene, la sordità galoppante che mi isola e il raffreddore che ho preso proprio oggi.

Si tratta di provare (e perché no ?).

Di idee un po’ folli ne vengono a tutti, a me vengono, e non tutte si possono cestinare come impossibili o semplicemente come cazzate, ogni tanto qualcuna si può trasformare in obiettivo perché è bello vivere anche di sfide, di scommesse con se stessi.

L’idea di Fatima nasce dopo Santiago quattro anni fa, un pomeriggio a una celebrazione dei pellegrini officiata da Padre Fabio dei Guanelliniani di Santiago: mentre lui parlava di pellegrinaggi interiori, di scoperta degli altri e di spiritualità, preso da un raptus emotivo mi son detto: “voglio andare a Fatima, e lo voglio fare da solo !”  e perché cazzo mi sia venuto in mente proprio non lo so.

Poi il covid, e gli impegni familiari e tutto il resto hanno ricacciato indietro l’dea, fino all’autunno scorso quando si è ripresentata, prima timidamente come una facezia, poi sempre più concretamente, ma vuoi vedere …. ma no dai………ma si, si può fare ……maddaiii !, e così rimuginando, tanto per esplorare, ho iniziato a consultare internet, e si sa che internet è un demone che quando ti prende sei finito e non ragioni più con lucidità.

Esistono pochi siti web che forniscono informazioni sul percorso, tracce, logistica dove esiste, spiritualità, il principale è “Caminhos de Fatima”  (https://www.caminhosdefatima.org/pt/) , ci troviamo quasi tutto comprese le tracce gps per me indispensabili vista la mia predisposizione a perdere frequentemente  la strada.

Non esistono guide in italiano.

La prima esigenza è stata quella di trasformare le cinque tappe previste in sette tappe di una ventina di chilometri ciascuna. In questa zona non esiste un sistema di accoglienza diffuso per  cui è stato necessario dividere le giornate sulla base degli alloggi disponibili da individuare e prenotare  prima di partire e non necessariamente in base alle tappe canoniche.

Ulteriore esigenza: sono abituato alle comodità, non voglio dormire in un ostello, in tenda, in sacco a pelo o in qualche caserma di pompieri, non mi piace e non mi sarebbe né di stimolo né di conforto, quindi la ricerca si è indirizzata su bed and breakfast, affittacamere, pensioni o alberghi, in ordine di preferenza. 

Altra premessa: non so leggere le mappe, il mio amico Andrea ha provato più volte e inutilmente a spiegarmi, ma non ho dimestichezza con la bussola, il mio senso di orientamento è nullo. Quindi prima di tutto occorrevano le tracce GPS.

Le tracce GPS sono reperibili sia sul sito del Caminho de Fatima sia sulla applicazione Wikiloc, sia su alcuni siti del cammino di Santiago Portoghese. Non tutte le tracce coincidono esattamente per cui è stato necessario  fare una sintesi e adottare un percorso, cioè costruire le mie tracce sulla mappa (tutto virtuale ovviamente).

Poi dovevo segnarmi i centri abitati lungo il percorso e tracciarli secondo il chilometraggio, appoggiandomi dove possibile alle tappe ufficiali ed inserendo le deviazioni o le tappe intermedie dove necessario.

Ho familiarizzato con l’area geografica e mi sono studiato le mappe e le strade, è stata una attività curiosa e divertente che ha occupato il mese di febbraio del 2023.

A questo punto avevo chiaro le zone dove avrei dovuto ricercare un alloggio tenendo conto che si tratta all’inizio di squallide zone industriali e successivamente di piccoli centri abitati. Il bello di questa fase è che il lavoro si basava tutto sulla immaginazione, considerando che tra un puntino e l’altro di Google Maps che magari sembrano vicini ci sono magari quattro, cinque chilometri da fare a piedi che  a fine giornata non sono per nulla gradevoli.

L’individuazione di possibili alloggi collocati alle giuste distanze ha occupato il mese di marzo. E’ stato divertente.

Prima poi si doveva arrivare al conquibus, ovvero prenotare il volo; dopo una serie di tentennamenti, indecisioni, dubbi e menate varie il 6 aprile ho prenotato i voli Ryanair che ovviamente sono costati il doppio rispetto ai mesi precedenti (credo che questa gita fuori porta verrà a costare un botto di soldi !)

I giorni successivi sono stati dedicati alla prenotazione degli alloggi (camera con bagno privato) e siamo arrivati a metà aprile, meno di un mese dalla partenza e ….basta non c’erano più scuse bisognava macinare chilometri per fare la gamba. Ecco diciamo che questa parte è stata un pochino trascurata e in effetti sto partendo con un bel quaderno fitto di appunti, con una serie infinita di tracce sul Garmin e sul telefono, ma …… senza allenamento.

Questo mi riporta al mio stato di umarello in pectore, ma, cazzo, com’era bello in inverno stare al calduccio a immaginare il viaggio, quasi quasi non c’era nemmeno bisogno di partire davvero!

mah ! questo è ciò che dovrebbe entrare nello zaino…

02 – Lisboa

Ed eccomi finalmente solo soletto a Lisbona dopo un volo buono, emozionante l’atterraggio fra i palazzi col pilota che correggeva l’assetto del velivolo col joystick: oscillazione da Luna park.

Tutto secondo i piani: la metro è pulita, precisa, economica e chiara da leggere, ordinata e funzionale, ottima impressione. Sbarcato alla Placa do Pombal che è enorme, impressionante nel suo saliscendi circolare, individuato con qualche problemino l’alloggio Good Marquez Suites (71 euro) che sta nello stesso palazzo dell’Ambasciata del Belgio. La receptionist è un tantino spazientita perché non afferro il suo inglese che peraltro mi sembra corretto, ma il rincoglionito sono io che non seguo, non capisco e, a differenza del passato, non mi sforzo nemmeno di capire.

Finalmente in camera (cameretta)  con finestra cieca su mezzanino (no spoiler).

Poi di nuovo Metro alla Placa do Comercio, bella, un po’ Trieste, un po’ Napoli o Barcellona o altre città di mare che non conoscerò mai.

All’Ufficio del Turismo non danno più le Credenziali del Cammino, di nessun Cammino che sia Santiago o Fatima è uguale, quindi informazione sbagliata ricevuta direttamente con e.mail dall‘ente del Turismo Portoghese e ahi ahi l’efficienza  lusitana mi cade un poco, così mi sembra d’essere ancora in Italia.

Allora vado alla vicina Cattedrale da Sé che è pure l’inizio del Caminho: ingresso 6 euro e io da buon pellegrino non sono entrato. Qui hanno finito le Credenziali del Caminho di Fatima, ho il sospetto che le abbiano finite da molto, molto  tempo, anzi che magari non ci siano mai state, in compenso per due euro mi hanno consegnato la Credenziale di Santiago, e va bene lo stesso, tanto per Fatima manco csiste la certificazione.

L’impressione è che non glie ne freghi niente del Caminho di Fatima e Santiago del resto è molto lontana, inizio a  pensare che non saremo in tanti per strada e a me va pure bene così.

Poi ho fatto qualche, anzi  molti giri nel quartiere di Alfama (due ore piene di giri) per vedere i vicoli caratteristici e cercare pure un ristorante.

In effetti di ristoranti, trattorie, bettole con Fado e osterie ce ne sono un miliardo e per tutti i gusti e baccalà e sardine quante ne volete; mi sono incaponito con Tripadvisor e ho cercato uno, due, tre posti assolutamente introvabili, o chiusi per turno o per cessata attività, alla fine ho trovato O Beco, anche troppo riservato, che aveva un sacco di pallini su Tripadvisor e mi sono fatto la mia prima Sagres e il “baccalao com Natas” che non so cosa sia, forse besciamella, panna o qualche altra cosa molliccia servita in una padella rovente. Non sono soddisfatto.

Nel frattempo noto che le donne di Lisboa sono belle e apparentemente morbide e gli uomini  giovani  e magri, sembrano calciatori del Benfica e mi suggeriscono nomi come Joao, Ricardo e Sergio, mi sembra di conoscerli da sempre, sono abbronzati e il colore della pelle è magnificamente sfumato dal bianco al nero. Invidio questa loro cadenza strascicata e dolce, come una serena tristezza da Fado.

Per i pochi che non lo sapessero il Fado è un genere di musica popolare tipica delle città di Lisbona e Coimbra, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio intangibile dell’umanità.

Viene eseguito da una formazione musicale composta dalla voce (fadista) che dialoga con la guitarra portuguesa a 12 corde, accompagnati dalla chitarra ritmica o viola a cui possono essere aggiunti un basso portoghese (baixo) e una seconda chitarra portoghese.

Il nome deriva dal latino fatum (destino) in quanto si ispira al tipico sentimento portoghese della saudade e racconta temi di emigrazione, di lontananza, di separazione, dolore e sofferenza. Questo dice Wikipedia e chi siamo noi per dubitare ?, aggiungo che dopo dieci minuti di Fado la malinconia raggiunge inevitabilmente le parti basse dell’addome e fa cadere i coglioni  a terra, in caso di maschi, cosa accade alle donne non so.

Comunque all’Alfama ogni ristorante che si rispetti  ha qualcuno triste che canta il Fado tutta la sera fino a notte inoltrata, ecco perché è opportuno mangiare da qualche altra parte.

Caffè e gustosa pasterella portoghese in un bar davanti alla Cattedrale e rientro nella mia casa di stasera:

Puzza di fogna all’ingresso,

Puzza di fogna in camera

Scarafaggio gigante spiaccicato tramite scarpone  e immortalato per la recensione che sarà pessima.

Insomma …….

In questo giorno ho molto guardato e poco pensato, non mi sono sentito solo, sono gasato al punto giusto e non vedo l’ora di partire.

Mi addormento col pensiero di sentirmi qualcosa zampettare sulle gambe e non è una bella sensazione, speriamo di riposare.

Fine della prima giornata.

03 – O primeiro dia: de Lisboa a Santa Iria de Azoia

Percorso snodato esattamente secondo i miei progetti invernali: 21 chilometri con pochissimi errori. Arrivato alle 15,45 locali stanco, molto stanco.

Il Miratejo, una sottospecie di residencial,  nel suo pregustato squallore mi è parso un paradiso quando sbucando dall’ennesimo cavalcavia della ferrovia l’ho intravisto in fondo alla statale 10 dei miei sogni invernali, laggiù, proprio di fianco al distributore Galp e proprio come cento volte l’avevo esplorato su Google Maps. Che bello !

La camera è spartana  ma profuma di pulito ed è una sensazione bellissima e necessaria, la signora è gentile e non pretende di parlare in inglese, si esprime nel linguaggio universale dei gesti: no documenti, 45 euro in contanti, nessuna registrazione, in cima alla scala a destra, ci siamo intesi benissimo e prima di salire mi sono fatto una Sagres gelata (adoro questa birra leggera come in Spagna ho adorato la Estrella Galicia, sarà un caso ?).

Incrociato tre pellegrini in tutta la giornata: il primo vicino alla Cattedrale, mentre stavo per partire, ci siamo parlati senza capirci, eravamo abbigliati da pellegrini e spiccavamo come due mosche sulla panna in mezzo a turisti e lisbonesi svaccati nei bar, e questo ci ha attratto l’uno verso l’altro: lui aspettava l’apertura della chiesa per la credenziale e il timbro, io invece ho fatto tutto ieri sera. Non ho capito se andava o tornava da Santiago o da Fatima o da un altro cazzo di posto, il mio inglese è primitivo. Addio.

Il secondo era un distinto signore di mezza età, pellegrino nei modi e nel vestiario, che cercava i segnali nel centro di Lisbona; abbiamo fatto qualche chilometro insieme, non più di un paio, uno avanti l’altro indietro di cento passi e poi viceversa, quello avanti inforcava un bivio e cercava la muta approvazione dell’altro con lo sguardo, e se si accorgeva di un errore tornava sui propri passi facendo un breve cenno di intesa all’altro. In effetti c’è un bel pezzo di Lisbona nel quale le segnalazioni del Cammino sono carenti. Lui viaggiava  con un libro/guida molto approssimativo, io con il mio infallibile Gps da polso ma con minor senso dell’orientamento. Direi che siamo stati vicendevolmente di aiuto per quel poco che ci serviva. Ci siamo persi di vista dopo un po’ e senza rimpianti. Voleva stare da solo anche lui. In effetti credo che abbiamo scambiato non più di tre parole.

Il terzo era un asiatico in bicicletta con un discreto bagaglio distribuito su tutti gli appoggi del mezzo meccanico e non, che ho incrociato per pochi minuti sulla statale nr. 10 di Santa Iria. Credo che lui abbia proseguito su quella strada diretta ma pericolosa mentre io sono uscito subito verso un altro percorso, Ci siamo scambiati un “Buon Cammino” che detto a uno in bicicletta è un po’ un controsenso, ma non saprei cosa altro augurare.

A proposito della statale nr. 10, era una mia opzione della prima stesura quando decisi che mi sarei distaccato dal Cammino ufficiale per prendere una scorciatoia a mia capocchia personale.

Avevo già subodorato dalle foto che non sarebbe stato il caso ed avevo quindi individuato una terza ulteriore opzione, un poco più lunga ma più sicura, a fianco all’autostrada, una volta sul posto, poi, cioè oggi, ho avuto la conferma: traffico sostenutissimo sulla nr. 10 e niente marciapiede, pericolo costante e gas di scarico, sarebbe stata la via più diretta verso Santa Iria, ma una missione suicida ed io non sono qui per suicidarmi. Auguri al pellegrino ciclista con tratti somatici orientali. Io passo di là !

E’ stata una giornata dalle emozioni contrastanti: rabbia per la mancanza di indicazioni del percorso, delusione per il percorso stesso che è veramente orrendo diviso tra fatiscenti quartieri di Lisbona e la periferia infinita industriale, ferrovie, porto, autostrade fabbriche cavalcavia e tutta strada asfaltata. Unica zona interessante il quartiere del “Pavillao delle Nacoes” sul fiume Tago, moderna, imponente sfavillante, un poco fuori contesto e il grande ponte sul Tago, che qui si chiama Tejo.

Ma anche consapevolezza di farcela con le mie gambe e le mie scelte, soprattutto grande soddisfazione. Anche stupore infantile, curiosità, appagamento gioioso nel percorrere realmente le strade inseguite su internet per mesi, nel constatare di persona che avevo avuto le impressioni corrette. Mi sono divertito moltissimo quando ho trovato la mia strada alternativa che avevo pensato a casa e che si rivelava  esattamente come immaginavo e il tutto ha funzionato bene. Bellissima sensazione.

Dal chilometro 17 ho avuto una crisi di gamba e di sconforto che mi ha accompagnato fino alla fine, l’ultimo tratto a fianco dell’autostrada con sole e camion è stato molto lungo e faticoso, mi sembrava di non  arrivare mai.

Poi in camera a leccarsi le ferite e a bere Sagres. Cena al Miratejo stesso con “bife portugues” (bistecca alla portoghese ovvero con uovo affrittellato e montagna di patate) per un costo di 14 euro e 10. Discreta.

Prima di dormire ho studiato ancora una volta il percorso di ricongiunzione col Camino che mi aspetta domani mattina, saranno 4 chilometri di statale 10 che un poco mi preoccupano. Insomma per adesso sto bene, anzi benissimo,  a pancia piena e senza puzza di fogna. Condiviso con la famiglia, con Fulvio e Andrea che sono i soli che mi seguono con interesse e affetto.

A domani.

Ponte Vasco de Gama – Lisboa

04 – Segundo dia: de Santa Iria de Azoia a Vila Franca de Xira

Due tracce divise: la prima fino a Sobradinho 13,29 chilometri in 3 ore e 47 minuti fino alla sosta, poi da Sobradinho a Vila Franca de Xira 6,49 chilometri e 1 ora e 39, per un totale giornaliero di 19,78 chilometri.

Anche i percorsi sono stati a loro volta separati, il primo breve dal Miratejo fino al ricongiungimento col Caminho ed il secondo fino alla fine della giornata.

Alla fine i conti tornano con  quanto previsto: la prima tappa ufficiale del Caminho  di  44 Km è diventata due tappe distinte di 21 e 19 con alcune deviazioni che a forza di taglia, modifica e cuci  hanno portato un risparmio di 4 chilometri e sono diventate adatte alle mie possibilità. Sono molto fiero di questo primo risultato tanto da consigliarlo ai futuri arditi camminatori.

Colazione sobria al Miratejo, a proposito in Portogallo fanno il caffè come in Italia. I primi chilometri sulla statale 10 sono stati molto brutti con un traffico bestiale, molti camion e niente marciapiedi. Ho trovato lì per lì una serie di deviazioni che hanno allungato un poco il percorso ma evitato il più possibile la statale con  più attraversamenti della linea ferroviaria ad alta velocità che sta proprio fra i  maroni del percorso che va un po’ di qua e un po’ di là. Poi un nuovo quartiere in costruzione sul Tago e finalmente il ricongiungimento con il Caminho. Quando ho rivisto la prima indicazione di Fatima mi sono sentito lo zaino più leggero. Dalla Praia des Pescadeores in poi inizia il vero cammino perché fino a questo punto ho attraversato Lisbona e la periferia, le cittadine satellite e la zona industriale, adesso finalmente siamo nella natura.

Praia dos Pescadores

Molti chilometri fra canneti infiniti e una moltitudine di podisti ultraleggeri ed ultrasudati che non salutano, fa molto caldo anche di mattina. Da Alverca, dopo il museo dell’aereonautica, si rientra in una piccola zona industriale e poi di nuovo verso la statale 10 e la malefica ferrovia, ancora un po’ di qua e un po’ di là.

…un po’ di qua, un po’ di là…

Vorrei fermarmi a mangiare qualcosa ma sono uno sprovveduto e non ho portato niente con me e per la strada non si  incontra un bar o un alimentari nemmeno a pagarlo a peso d’oro. Alla fine arrivo in un posto che si chiama Sobradinho che pare un paese popolato e uscendo dalla statale trovo un baretto salutare dove sedermi e riposare un poco, mangiare, farmi una birra gelata e riordinare le idee. Il ragazzo di servizio al  bar, il figlio, appare un poco ritardato, il padre è indaffarato con i tavoli del piano di sopra dove gli operai mangiano e va su e giù per le scale per non trascurare i clienti e nel contempo per dare sostegno al figlio evidentemente impacciato. Mi fanno una tenerezza infinita. Io passo di sfuggita, loro restano qui ! imprimo in memoria questa scena per ricordare sempre che esistono persone che ogni giorno affrontano con pazienza difficoltà enormi.

La prima traccia Gps si interrompe qui e da questo stesso posto parte la nuova traccia che mi condurrà a fine giornata.

Alla ripartenza da Sobradinho incontro Ricardo, l’unico essere vivente con il quale ho socializzato in undici giorni. Un tipo solare.

con Ricardo

L’impatto con Ricardo è stato singolare: questo individuo in tenuta da mare mi stava seguendo da un po’ ed io da vero omarello, soli in mezzo al nulla, cominciavo a temere che volesse semplicemente fregarmi il portafogli, magari dopo una botta in testa, per cui cercavo di stare alla larga e non dare confidenza. A un certo punto visto che mi si era affiancato e non potevo più ignorarlo ci siamo parlati in inglese portogallato.

E come si fa presto a cambiare opinione e atteggiamento.

La storia di Ricardo è questa: sposato e con due figli è partito questa mattina da casa sua a Lisbona, una quarantina di chilometri fa, e intende arrivare a Fatima domani 13 maggio anniversario dell’apparizione ai pastorelli.

“Come farai ?” chiedo io, “camminerò giorno e notte”, dice lui, “e dove riposerai ?” dico io, “dove capiterà” dice, ed io dico: “cazzo!” (in italiano) e lui non risponde ma sorride.

Ora, come farà a fare 150 chilometri in due giorni io proprio non lo immagino nemmeno, ma mi fido di lui: è alto, longilineo e in forma, viaggia con la maglietta della nazionale di calcio portoghese, bermuda e scarpe di gomma, un cappellino e occhiali da sole, l’antitesi del pellegrino sovraccarico e ansimante, un gazzellone dinoccolato, gambe lunghe = falcata ampia.

Ha uno zaino microscopico e la determinazione nelle parole e nella leggerezza con cui cammina. Cavolo se mi piace ! arrivi pure a Fatima o dove lo porteranno le forze, ma quest‘uomo vorrei che vivesse vicino a casa mia e vorrei prendere molte birre con lui, anche senza parlare molto. Amo i sognatori, amo quelli che credono nelle sfide impossibili e questo è uno di quelli.

Non diciamo molto: qualche informazione familiare, qualche considerazione sulla strada da fare e una sana compagnia silenziosa. Dice che suo padre è un poco più vecchio di me  e vive in Algarve dove cammina ogni giorno. “Bene a sapersi”  dico  “a me invece non piace camminare” e lui mi guarda un po’ sconcertato, “allora cosa ci fai qui ?” chiede, “Mah ! non saprei esattamente”, rispondo.

La strada è piacevole, si capisce che poco lontano si sta preparando una festa per la sera, si sentono le prove di un orchestrina e la frenesia di quelli che incontriamo per strada. Arriviamo infine a Vila Franca de Xira, io stanco morto e lui bello pimpante, ma io mi fermo qui e cerco il mio alloggio e lui prosegue. Ci facciamo una foto insieme, questa foto qui sopra, e ci auguriamo un buon camino, e tutti e due ne abbiamo davvero bisogno.

Rifletto sulla diffidenza che ho provato nei suoi confronti e penso che anni fa non sarei stato così, sono diventato cinico e sospettoso con l’età e la cosa non mi piace affatto. Se si fosse presentato Jack lo squartatore abbigliato da pellegrino con scarponi e zaino non avrei avuto alcun sospetto. Che sia diventato un benpensante ?

A malincuore lo lascio, attraverso ancora una volta la ferrovia e sono in paese. Mi consola pensare che da qualche parte di mondo Ricardo esiste davvero.

Girare significa conoscere realtà inaspettate, imparare, condividere anche solo un breve tratto di strada, accenni di vita. E’ fantastico.

Da casa mi inviano un video di Alessandro che inizia a camminare, è  un messaggio per me, ci accomuna questa attività sulla quale siamo entrambi concentrati, ognuno col suo sforzo. Muoversi in libertà è una fortuna che non tutti apprezzano appieno.

Riguardo la foto con Ricardo: sembro incinto, mi vedo brutto, affaticato, goffo; non mi piaccio,  specialmente in questa fase della vita, mi sembra di essere troppo simile al mio anziano fratello dal quale invece vorrei essere completamente diverso in tutto, quasi vorrei non ci fossero elementi che ci accomunano, e invece ! Se lui è veramente la mia proiezione nella vecchiaia sono preoccupato.

Si può essere amici con un fratello, o una sorella ? A me non è capitato e tutto sommato non ne ho mai sentito la necessità, i fratelli me li sono trovati nascendo e così siamo andati avanti per tradizione e  appartenenza. Gli amici me li sono cercati e li ho trovati e più o meno intensamente custoditi, sono stati una scelta inequivocabile.

Pernottamento all’albergue/ostello “Suites & Apartments”, molto pulito ed efficiente e chiusura di serata in trattoria tipica “Espeto Real” (consigliato da Tripadvisor, ma….non mi freghi più).

Mangiato male: zuppa del giorno ovvero acqua bollente con tracce di bietola e “Arroz de Polvo”, specialità locale ovvero riso con moscardini in brodaglia. Mentre ceno alla tv trasmettono in diretta una corrida, una corrida vera intendo, quella con i tori, con giovanotti che per sport uccidono a sangue freddo animali fra le grida di giubilo degli spettatori paganti, con tanto di replay  dei momenti più trucidi. Nella trattoria aficionados locali di mezza età sono molto presi dalla competizione fra toreri con la faccia di bambini e tori condannati a morte atroce, sono esperti e riconoscono toreri e banderilleri. Di corride ne hanno fatte vedere tre di fila. E già avevo mangiato male !

Notte tranquilla, oggi ho preso il sole.

Vila Franca de Xira- lungo il fiume Tejo

Prima di dormire e ancora l’indomani mi vien fatto di pensare ancora a Ricardo: che strada starà percorrendo in quel momento,  se sarà riuscito a raggiungere Fatima per il 13 maggio. E’ la cosa migliore che mi sia capitata oggi.

05 – Terceiro dia: de Vila Franca de Xira a Azambuja

Tutta seguendo il tracciato tradizionale ben segnalato 21,38 chilometri sotto il sole di questo sabato, quando tocchiamo i 100 chilometri da Fatima per quasi 7 ore di marcia. Seguire il cammino è stato semplice e rilassante; è il terzo giorno di marcia e dovrebbe essere il più duro, domani si dice che andrà meglio perché fisico e gambe si saranno adattate a questo ritmo, ma i piedi fanno un po’ male, il secondo dito di entrambi i piedi, uno ha l’unghia pestata e duole sopra, l’altro è leggermente spaccato di lato e duole per lo sfregamento. Per fortuna calze e scarponi formano un tutt’uno col piede e bloccano i movimenti articolari delle dita, tanto da poter camminare agevolmente e con un po’ di precauzione. So comunque che dovrò convivere con questa situazione fino alla fine, non vedo l’ ora di arrivare a sera per ungere abbondantemente i piedi e infilare quegli orrendi  sandali che non piacciono a nessuno ma che mi danno grande sollievo.

Finalmente lunghi tratti fuori dalle strade e comunque oggi non c’è traffico. Alle 12 incrocio il cippo dei 100 e chiamo famiglia ed i soliti amici per condividere la mia soddisfazione, sento che un poco di loro è con me.

cippo dei 100 chilometri

In effetti sono contento, e sono pure digiuno come al solito, sto bevendo pochissimo ed è un errore che non posso permettermi, domani mi riprometto di rimediare ma intanto anche oggi non si trovano barettini o alimentari, pare che in questa zona ci siano solo paesi fantasma abitati da operai agricoli e non esistano negozi.

Ho avuto un poco di incertezza negli ultimi 6/7 chilometri perché temevo che seguire le indicazioni del Caminho mi avrebbero portato lontano dall’albergo e in condizioni di sole molto caldo, vento e strada sterrata ero molto affaticato. Sono arrivato stremato, completamente sulle gambe e si vedeva.

La camera alla “Casa de Rainha” fa un po’ schifo ma il bagno, seppure microscopico, c’è e la posizione è centrale nel paese.

Oggi per  strada ho visto tre pellegrini in lontananza, ognuno per proprio conto, altre tre signore abbigliate da pellegrine le ho incrociate dall‘affittacamere ma non ci siamo detti alcunché, siamo tutti in là con gli anni e con scarsa voglia di socializzare.

Stasera ho deciso di fare la spesa al vicino supermercato supereconomico e mangiare  nella cucina comune di questa brutta struttura. Sono riuscito a spendere 13 euro di stupidaggini anche se qualcosa mi servirà domani, tipo un pezzo di formaggio da mangiare a morsi come un selvaggio  perché non ho coltello.

Ho deciso di modificare le ultime due notti portoghesi, una a Fatima e l’ultima a Lisbona, mi pare di averne vista anche un po’ troppa di città fino ad oggi e anche questo è il bello di non dover rendere conto a nessuno.

E adesso devo parlare della Feira de Maio de Azambuja.

Nella passeggiata post cena guardavo con curiosità le staccionate posizionate lungo le strade, come un corral e non ne capivo il perché, così mi sono informato, meglio tardi che mai. Il Ribatejo è la regione portoghese dell’allevamento dei grandi bovini e Azambuja ne è un centro  importante.

Ogni anno a maggio, quest’anno inizia fra pochi giorni il 25 maggio, si svolge questa manifestazione molto sentita:  è proprio come le nostre feste paesane, ma qui il tema sono i bovini in generale, i cavalli e naturalmente i tori: messa, sfilate, ballo, esibizioni, mostre di animali e corrida (da noi per fortuna manca la corrida).

Il paese si sta preparando: cavalli, cavalieri, tori e altri bovinidi più mansueti sfilano per vie del paese tutti agghindati e le staccionate servono a mantenere compatta la processione, hai visto mai che una mucca, o peggio un toro da una tonnellata si infili in casa di qualcuno.

A proposito della corrida portoghese detta tourada: differisce da quella spagnola ben più conosciuta sostanzialmente per un elemento: il toro non viene matato (sta per ucciso) nell’arena, ma dopo, con calma, dietro le quinte. Nell’arena i toreador si limitano a torturare e insultare (?) l‘animale fino allo sfinimento, risparmiando agli spettatori paganti lo spettacolo della morte in diretta. E’ perciò meno cruenta ? no,  per nulla. E mi taccio una volta per tutte sulla tauromachia portoghese.

Giornata per la quale non ho altro da aggiungere. Comunque Azambuja non è poi un brutto posto ed io sto prendendo troppo sole.

Notte.

06 – Quarto dia: de Azambuja a Cartaxo

Un’altra delle mie pensate invernali: il percorso originale per questo giorno prevedeva il tratto da Azambuja a Santarem per 33 chilometri di difficoltà media. Troppi per me che lavorando solo sull’immaginazione e Google Maps ho inventato due tappe distinte: la prima da Azambuja mi avrebbe portato a Cartaxo, quella che faccio oggi, la seconda da Cartaxo a Azoja de Baixo, oltre Santarem, quella che farò domani.

Premetto che ho fatto una cazzata, ma al contempo anche adesso che sono qui non saprei individuare una alternativa migliore se non farsi un tappone lungo 33 km che solo adesso so essere nelle mie possibilità, visto che comunque ne ho fatti 27!

Insomma oggi si tratta di due percorsi distinti: il primo seguendo la rotta del Caminho fino a Morgado e il secondo lasciando la strada maestra per deviare fino al paese di Cartaxo, 9 chilometri e mezzo fuori rotta dal Caminho, del tutto gratuiti.

Come ho detto non è stata una grande pensata e lo sconsiglio vivamente. Oltretutto la strada alternativa da me individuata è la  statale nr. 3 e percorrerla non è stato per niente bello, mi sono sembrati proprio chilometri e fatica sprecati.

E’ andata così, a volte si indovina altre si sbaglia, bello è che non  devo rendere conto a nessuno, ma mi girano un po’ le palle.

E’ stata comunque una bella giornata piena di sole, belle strade e paesaggio e le gambe che cominciano a tirare come si deve. Il Tago in questo tratto è bellissimo e selvaggio e pare più pulito, si cammina fra distese infinite di campi di pomodori e aziende agricole tanto estese da avere piste di atterraggio per piccoli aerei da diporto.

coltivazioni di pomodoro

Ma come si passa il tempo da soli ?

Stamattina ho fatto la prima registrazione, non voglio perdere pensieri, impressioni passeggere per poterle recuperare a mente fredda quando sarò meno stanco e meno  impegnato sulla strada

“Domenica 14, neanche tre chilometri da quando sono partito sotto il sole in mezzo a canneti e campi di pomodori e sono già stanco. Cosa sto facendo ?  Cosa mi spinge  a fare questo viaggio ? da dove viene  questo desiderio irresistibile di verifica ? questa sfida che mi mette alla prova, una prova dura che in questo preciso momento mi fa rimpiangere di non essere a casa con la mia famiglia mentre ci prepariamo al pranzo domenicale, tutti insieme, verranno i ragazzi alla spicciolata e Monica avrà cucinato per tutti, ci sarà il piccolo Alessandro, la nonna e il gatto, staremo insieme a pranzo e poi tutti se ne andranno velocemente per godersi la loro domenica e noi resteremo a rimettere in ordine con calma e soddisfazione, un’altra occasione in cui stare tutti insieme. Mi dispiace di non essere con loro, oggi. Saudade come dicono qui, nostalgia.

Non lo so cosa ci faccio qui, fra questi canneti in questa domenica di maggio; speravo che fosse un cammino  di fede ma forse non lo è, e neppure è una ricerca di fede. Non ho fatto una riflessione su Fatima, non mi sono informato, non so quasi nulla sui pastorelli, sulle profezie, sulla storia del santuario o sulla sua venerazione. Né so cosa farò una volta arrivato  a Fatima.

Di sicuro non prego, in questi giorni non ho mai pregato e non ne ho sentito la necessita. No, non è un viaggio di fede il mio anche se è un paradosso che proprio la fede lo abbia a suo tempo ispirato.

Non so cosa mi fa andare avanti: forse la sfida per dimostrare agli altri ma sopratutto a me stesso che ancora ce la posso fare anche alla mia età, ma in effetti non ho mai fatto una cosa come questa  e quindi non ci saranno termini di paragone.

Non potrò verificare se sono come prima, piuttosto  vedrò se sono diverso dal prima se sono in grado di diventare diverso, affrontare  le cose in maniera diversa iniziando proprio da oggi e da questa strada.

Ogni anno, ogni periodo della vita che passa ci propone qualcosa di nuovo, ci costringe al cambiamento e anche quando le cose vanno bene  è difficile vivere come si viveva dieci anni prima, o anche cinque o tre anni prima, quando il nostro corpo, la nostra mente cambiano e assorbono esperienze e amici e  parenti lentamente a loro volta si trasformano.

L’ idea che mi sta venendo stamani mentre cammino sotto il sole è che forse in questo viaggio, come nel resto in quello che mi resta da vivere, devo avere pazienza, non dico fiducia, dico pazienza, può darsi che occorra tutta questa strada che ancora mi separa dalla fine per capire, per scorgere le motivazioni vere che mi spingono avanti, ma lo dico senza nessuna certezza o speranza, può darsi, in questo momento semplicemente non lo so. Non lo so.”

Quindi il tempo passa pensando, ma spesso neppure penso, mi guardo in giro con curiosità e lascio andare le gambe facendo molta attenzione a dove metto i piedi perché non voglio cadere o sbagliare strada.

Molto tempo lo passo canticchiando fra me, certe volte a voce alta, ripasso le canzoni degli anni 30 che sto studiando col mio maestro di musica,  american swing, mi mettono allegria e mi fanno una compagnia incredibile. Di sicuro non mi annoio, sono fondamentalmente uno spirito solitario.

E alla fine eccomi a Cartaxo questa cittadina piuttosto grande che col Caminho di Fatima non c’entra una beata mazza. L’albergo Bathaloz House  è pulito,  ma il bagno non è in camera ma in fondo al corridoio, dovrei andare in giro in mutande e la cosa non mi piace per niente. La recensione risentirà profondamente di questo malinteso anche se la ragazza che mi riceve è premurosa e gentile.

E‘ domenica sera e tutto è chiuso. L’unico locale aperto per cena è un self service di sushi, tutto compreso a 15 euro, e allora ne approfitto per fare la mia prima esperienza sushiana.

Alla fine ho mangiato bene, mi sono saziato ed ho sperimentato.

La notte invece è un casino! tre giornate di sole e vento mi hanno ustionato braccia e gambe e non riesco  a dormire. Alle due attraverso seminudo il corridoio e  vado in bagno a mettermi sotto l’acqua fredda e spalmarmi dappertutto di crema per l’emorroidi che ho portato con me per precauzione, tanto sempre di infiammazioni si tratta. Ma il sonno è difficoltoso e riposare male dopo queste giornate non è bene.

Domattina assolutamente sarà necessario trovare una farmacia.

Visto che sono sveglio mi metto ad esaminare il problema che mi si presenterà domattina quando dovrò pagare il dazio di altri 9 chilometri inutili per ricongiungermi al percorso originario, ma che stavolta non voglio assolutamente fare a piedi: autobus se esiste  o taxi, visto che in paese ci sono.

Presa la decisione mi sento più tranquillo e mi addormento

il Tejo a Morgado

07 – Quinto dia: de Cartaxo a Azoja de Baixo

Mattina difficile dopo la solata di ieri pomeriggio, non ho dormito bene, ma in genere non dormo bene in questo viaggio.

Stamattina alle sette mi sono svegliato con due problemi da risolvere:  il primo era proteggere braccia e gambe ustionate, quindi ricerca di una Farmacia e abbondante spalmatura di crema antiscottature specifica, oggi si viaggia con  pantaloni lunghi a camicia con maniche abbassate. Fatto !

Il secondo problema era trovare il mezzo che mi portasse fino al bivio con la strada poderale che a sua volta mi avrebbe ricongiunto col cammino, il tragitto individuato questa notte.

Non si riesce a trovare un autobus in questo paese, né indicazioni, o informazioni in merito, ho tentato anche con l’applicazione Bolt ma dopo aver fatto tutti i passaggi corretti non dava alcun mezzo disponibile in quel giorno per quella tratta (e ti credo). Per fortuna ci sono i taxi, i benedetti taxi ed il buon tassista Djogo per 12 euro ben spesi mi ha fatto risparmiare 10 chilometri di una strada incasinata piena di traffico in una giornata di sole caldissimo,  goduti invece nel fresco dell’aria condizionata della macchina, e mi ha scaricato a destinazione in pochi minuti. Fatta anche questa.

Oggi tre tracce gps per tre percorsi distinti.

La prima traccia va da Cartaxo  al bivio Estrada do Peso, quei 10 bei chilometrucci fatti sul taxi, la seconda a piedi dalla strada poderale di connessione al Caminho nei pressi della pista di aviazione leggera e da qui fino alla città di Santarem, sono poco più di 6 chilometri.

Infine terza traccia da Santarem a Azoja de Baixo dopo poco più di 9 chilometri.

Molti chilometri su strade provinciali con asfalto e il traffico del lunedì, brutta tappa con saliscendi, “mangiaebevi” direbbe il mio amico Andrea, e la salita di Santarem che mi ha provato fisicamente (a me basta poco).

Nella bella città di Santarem il Caminho di Fatima prende la propria strada allontanandosi malinconicamente da quello per Santiago. Nella rotatoria principale si passa fra quegli alberi e la palazzina bianca della foto qui sotto. In giro si vede qualcuno acconciato come un pellegrino, ma vanno tutti inesorabilmente verso destra, verso la lontana Santiago e ho la certezza che anche quei rarissimi incontri  avuti fino ad oggi per strada saranno un ricordo. Da ora in poi sarò veramente solo sul Caminho, sembra che nessuno vada a Fatima a piedi.

deviazione verso il Caminho per Fatima

Dopo il cavalcavia sull’autostrada il paesaggio si fa più bello, superato il cippo dei 50 chilometri a Fatima Il percorso è ben segnalato e mi gusto il panorama senza timore di perdere la rotta.

Arrivo a Azoja molto presto, poco dopo le 15 come un vero pellegrino, ma il fatto è che oggi ho percorso non molti chilometri, poco più di 15 a piedi, ed il ritmo è diventato costante. Mi sono organizzato per bere spesso: viaggio direttamente con una bottiglia d’acqua in mano che consumo a piccoli sorsi frequenti. In effetti sento che il corpo è più idratato e si viaggia meglio.

Ormai prendo con regolarità due Tachipirine al giorno, integratori al Magnesio, Taurina e Glucosamina e bustina di Oki quando serve per il doloretto ai piedi, insomma sono strafatto, ma vado come un diesel.

Arrivato a Azoja resto un poco sconcertato. La storia di questo fine tappa è questa:

Azoja de Baixo è un piccolissimo paese sul Caminho e l‘unico fra Santarem e Fatima con un posto dove dormire: un ostello. Questo lo sapevo già prima di partire, mesi fa, e sapevo che dormire in una camerata di 40 letti non mi sarebbe piaciuto, ci sarebbe anche nella stessa struttura un appartamento grande dal costo di 110 euro ma mi pareva, e sarebbe stato, un vero spreco di denaro.

Così ho fissato per tempo un letto in dormitorio alla modica cifra di 28 euro con molta riluttanza. Su mie richieste costanti mi hanno rassicurato già un paio di volte che sarei stato il solo ospite dell’ostello e questa magnifica notizia me la confermano anche adesso che sono davanti al portone, con una e.mail asettica con la quale mi dicono appunto che sarò solo, quali sono codici per entrare e come chiudere l’uscio alla partenza. Tutto per e.mail senza vedere nessuno perché in effetti …..non c’è nessuno ! Non c’è anima viva nell’ostello (benissimo) e non c’è anima viva in paese (malissimo). Paese fantasma. Ho girato in lungo e in largo per i vicoli di Azoja e sono rimasto basito: non c’è manco un cane, o quasi, un vecchierello mi dice che l’unica trattoria è “fechada la segunda feira” ovvero chiuso il lunedì, e oggi è appunto lunedì. Non esistono bar né alimentari, spacci, bazar, chioschi o bancarelle.

Azoja de Baixo

Tenendo conto che in tutto il giorno ho mangiato solamente una banana e due arance mi si prospetta una giornata di digiuno. Mi prende l’ansia da fame, devo fare qualcosa.

Ma intanto esploriamo il temutissimo ostello.

La struttura è bianca, grande, esageratamente vuota e quindi deduco che posso fare come mi pare. Così la giro tutta: dormitorio, cucina e refettorio, magazzino,  lavanderia, locali dello staff e anche gli appartamenti che sono due e sono aperti, uno ha ancora i letti disfatti  ma anche una comoda poltrona sulla quale mi svacco a riposare. La camerata ha una quarantina di letti a castelli di tre, tutti disfatti ad eccezione del primo in basso appena all’ingresso, deduco che sia il mio posto. Le docce sono sporche e nel water non si può gettare la carta igienica che va depositata  in  un cestino a parte, quindi avremo un cestino pieno di merda nel bagno vicino a dove dormirò. Ottimo ! Penso che mi converrebbe andare a cacare in uno degli appartamenti ma mentre sto elaborando la cosa compare un tizio dal nulla, un inserviente non parlante, che chiude a chiave gli appartamenti e gli altri locali, raccoglie un po’ di immondizia sparsa, ma solo un po’,  e se ne torna nel nulla. Riesco solo tramite gesti inequivocabili a farmi dare la carta igienica che vedevo pericolosamente  scarsa.

Comunque me la godo da solo, questa qui sotto è la foto della camerata: il mio letto sta subito dopo la porta di sinistra, i bagni sono accanto. I maschi sono opportunamente divisi dalle femmine perché i primi entrano dalla  porta di sinistra e le altre da quelle di destra. Fa niente se lo stanzone all’interno è tutt’uno.

Azoja 10 – Casas de Campo

Rimesso in sesto con doccia riparto alla ricerca di cibo. Gira di sopra e gira di sotto nelle stradine del minuscolo paese trovo sottostrada un locale buio, una specie di baretto: “Traz do Jogo – Vinhos e petiscos”  recita la piccola insegna rustica. Il locale è buio, vuoto e povero. Dal nulla compare una signora di una certa età vestita di nero che sarebbe la barista che abita al piano di sopra e scende in bottega quando vede arrivare qualcuno e a quest’ora di pomeriggio evidentemente non aspetta nessuno.

Non è cordiale e neanche ciarliera. Prendo una birra per farmela amica e a questo punto parte una pantomima, una piccola recita che io interpreto in porto-iberico-anglo-italiano e lei risponde solo con i cenni della testa: no, no e no.

Io chiedo se si può mangiare questa sera in questo localino accogliente? Risponde scuotendo la testa: “No !”

Si può avere qualcosa di petiscos ? tipo panino, frittatina, hamburger, baccalà alla livornese, tonno in scatola ? Lei risponde scuotendo il capoccione: “No !”

Ma è proprio sicura ? vede, io sono un pellegrino pedestre, pedante, pedissequo, non  ho niente con me, solo lo zaino che ho a casa anzi nell’ostello del vostro ridente villaggio e…..  Lei risponde: “ Nein !“

Ma posso pagare sa, non sono ricco ma ho i miei bei euro da spendere, vede ho appena ordinato una birra e l’ho subito pagata, in contanti. Lei irremovibile: “Niet !”

Signora, maledetta puttana (questo l’ho solo pensato), ma non  ha un cazzo in questa bottega ? Lei allarga le braccia.

Basterebbe  un po’ di pane …… Ella fa cenno accondiscendente, che vuol dire “si potrebbe fare, se proprio  insiste…”

E un poco di formaggio ? aggiungo io incontentabile. E lei miracolosamente muove la capoccia  su e giu. Evviva, pane e formaggio si può fare.

E magari un pochino di prosciutto, jambon, presunto, mortadella o  come si dice insisto io ? e lei scuote di nuovo la testolina: “Noneeee ! , solo  pane e formaggio “

Grazie signora, tegame malefico, verrò alle otto mia salvatrice, donna della provvidenza, baldracca, ti amo alla predizione, va bene ? “Si !”  fa lei, va bene.

Fine del primo atto.

In attesa del secondo atto, che sarebbe la cena alle otto, ho immaginato che in un paesino di cento abitanti a esagerare, sperduto tra le colline portoghesi se capita un pellegrino straniero a piedi che si reca a Fatima per devozione si dovrebbe fare festa e l’ostessa quando dice pane e formaggio intenda come minimo una coppia di pane appositamente cotto nel forno di  casa e una moltitudine di formaggi spremuti dalle pecore locali ai quali magari si aggiungano due pomodori, un cetriolo e insalata a volontà e magari due ova sode che non  guastano mai.

Così alle otto spaccate parto per il secondo atto e mi reco pieno di aspettative e di fame al Traz do Jogo dove sostano nel buio tre avventori abbrutiti dalla fatica che bevono birra e vino in silenzio e la signora, sempre in silenzio, mi presenta numero uno miserrimo panino e tre o quattro sottilette !

Tutto qui ! Ho provato a chiedere il bis ma non c’è stato niente da fare. E ho pure pagato 8 euro.

In sintesi questa è la differenza fra il cammino di Santiago e quello di Fatima. Fanculo a questo paese di merda.

In camerata la porta a vetri dista due metri dal mio letto e mi inonderà di luce all’alba perciò sarà meglio andare a dormire presto. Non c’è campo per il telefono, quindi  non c’è internet per avere una distrazione, mi infilo nel letto appena fatto buio dopo essermi cosparso di unguenti atti alla sopravvivenza e tutto sommato ho ancora  buone sensazioni, sarà la fame ?

Il dormitorio

08 – Sexto dia: de Azoja de Baixo a Alcanena

Buongiorno. Sesto giorno, penultimo di cammino,  terca feira (martedì), 29,03 chilometri  in 7 ore e 23 minuti: il giorno più lungo e il più bello del mio cammino. Tanti, tanti chilometri con un passo ottimo di 15’16” al km che significa 4 l’ora di media compresi i rallentamenti e i dubbi avuti. E’ la tappa più lunga del mio viaggio, almeno sulla carta, domani se Dio vorrà sarò a Fatima.

Ho dormito bene, alle 21 ero già a letto. Stamani mi sono svegliato prima delle sette, ho compiuto la mia missione in bagno con mille precauzioni, sempre  troppo poche, e alle sette e mezzo ero in strada bello sveglio. Il problema è che oltre al mezzo digiuno di ieri non ho un cavolo da mangiare e anche poco da bere e non ci sono paesi dove fermarsi per colazione per diversi chilometri, ma la mattina è ancora fresca e le gambe girano che è una meraviglia, strano a dirsi ma la notte in ostello è stata la migliore fin qui.

Cammina e cammina e in attesa di mangiare  succede pure che mi scappa ! Cosi, visto che non ci sono bagni pubblici in zona, anzi in zona non c’è assolutamente niente, devo provvedere “au naturel” per dirla alla francese, o nel “logomano” come direbbe il mio amico Andrea.

Caso vuole che nel piattume circostante senza alberi né cespugli mi imbatta in  un pittoresco baracchino di ex voto, una specie di memoriale di devozione molto rustico arrangiato alla bell’e meglio con ricordi di pellegrini e viandanti. Chi passa da lì per recarsi a Fatima o tornare da Fatima, lascia un ricordo di se. Come si nota sul retro di detto baracchino sussiste pure un piccolo boschetto di olivelle, è lì che anche io nel mio piccolo ho lasciato un ricordo di me.

la baracca degli ex voto

E’ stato un pochino dissacrante lo ammetto, ma il bisogno era tanto e defecare in codesto boschetto è stato necessario e ineludibile visti gli strizzoni di corpo.

E andiamo avanti !

il primo posto dove fermarmi a fare colazione è stato dopo 10 chilometri, nel villaggio di Santos in un barettino che si chiama  “Nossa Lojinha” con annesso mini alimentari piccolo e malmesso ma con signora gentilissima, tradotto in italiano sarebbe “Il nostro piccolo negozio” e mai nome fu più appropriato. Colazione abbondante, preso pane formaggio e biscotti per pranzo e molta acqua, sto cercando di bere molto anche perché non vorrei mi venisse male ai reni, non che ne abbia sintomi, ma col caldo e la disidratazione tutto può accadere e non voglio rovinare tutto proprio adesso. Dimenticavo una cosa importante (?!), effettuata pure una ulteriore defecazione al “Nossa”, del resto pare che il problemino del giorno sia questa incontinenza ingiustificata visto il semi digiuno di ieri. Il locale merita una foto a imperitura riconoscenza.


Nossa Lojinha

Sto viaggiando con un bel carico perché  ho acqua in abbondanza e il pranzo di oggi, ma  alle 11,43 mi sono già fatto 14 km e 7 e cammino in posti molto belli, saliscendi, paesini tranquilli semideserti, saranno tutti a lavorare nei campi, bel panorama, sole assordante, stanchezza incipiente. Sono così preciso perché consulto spessissimo il mio orologio Garmin, è una sicurezza per me.

Verso le 13, in vetta a una delle  colline che sto attraversando su e giù  intravedo in lontananza un campanile che potrebbe essere quello del Santuario di Fatima,  in verità potrebbe essere anche una ciminiera, ma fa niente, mancano meno di quaranta chilometri e la meta si avvicina. Sono così euforico e pieno di energia che mi metto a cantare a squarciagola e mando messaggi cantati a tutti, è un momento da condividere assolutamente con chi segue con partecipazione questo viaggio. Ora non mi va di essere solo.

Canto questa cosa qui:

euforia

Euforia, gioia, leggerezza e fiducia, cammino fra colline dolci e belle, la stanchezza è una compagna tollerabile e non vedo l’ora di arrivare a domani.

Gran bella sensazione oggi !

Ho visto il video di Alessandro che cammina, fantastico, e ho regolari contatti Wathzapp con Monica e Fulvio perché ho bisogno di sostegno e compagnia e loro me la danno, certe volte basta una foto per alleggerire la fatica.

Credo che dovrò fare ancor almeno 15 chilometri, un po’ tanti, nota negativa per chi lo farà: questo tratto non è segnalato tanto bene, ho avuto due o tre volte timore di aver sbagliato, poi non è accaduto e qualche indicazione me l’hanno data un paio di signori gentili incrociati all’uscita di paesi deserti.

Dopo 20 chilometri, arrivato a Amiais de Baixo, si deve decidere se seguire il percorso ufficiale da qui fino a Monsanto e poi proseguire verso Alcanena o puntare direttamente verso questa cittadina tralasciando la traccia ufficiale e seguendo un percorso alternativo suggerito da Google Maps. Di fatto non c’è scelta: andare dritto verso Alcanena per risparmiare strada. Sono stati otto chilometri un po’ sofferti per il sentiero dissestato, perché comunque mi stavo allontanando dal cammino in direzione quasi opposta e l’ultima esperienza di due giorni fa a Cartaxo non è stata per niente positiva.

Ansia e fatica per il saliscendi continuo e finalmente arrivo a Alcanena dopo 29 chilometri da stamattina e scopro che l’albergo Eurosol è molto bello e  domani mattina mi chiameranno un taxi direttamente dalla reception e potrò farmi portare  a Monsanto sul percorso. Quindi direi molto bene.

Camera molto bella e ci voleva proprio, cena al Perola che sta proprio di fronte all’albergo  con “Pica Pau del Vaca”  che sarebbe un patto tipico portoghese di carne fritta tagliata in piccoli pezzi, accompagnata da sottaceti e patate ma che io ho ordinato al buio non sapendo assolutamente cosa fosse. E’ andata bene.

Riflessioni prima di andare a nanna: è stato il giorno più gustoso della mia avventura, spero che sia l’antipasto di domani quando arriverò a Fatima (attenzione spoiler: non sarà cosi)

Ho voglia di finire in gioia e tornare a casa mia.

09 – Sétimo dia: de Alcanena a Fatima

29,76 chilometri oggi e non avrebbero dovuto essere così tanti, otto ore e mezzo di cammino, è stato il giorno più lungo e il più difficile.

Diciamo subito che nonostante l’ottimo albergo non ho dormito molto, sarà stata la cena di PicaPau un po’ pesante o la tensione per l’ultimo giorno di cammino.

Colazione superabbondante e taxi davanti  alla porta per correre a Monsanto, sette euro e ci togliamo la paura di questa deviazione di sette chilometri sotto il sole. Che lusso ! Eccomi dunque a Monsanto, partenza dell’ultima tappa del Caminho per Fatima.

Sono emozionato e contento, guardo un po’ tutto con occhi diversi, gli occhi di chi sa che ogni passo va verso la chiusura di questa esperienza, che questi paesaggi, questi paesi sono già il passato, che inizia il conto alla rovescia, ancora 25 chilometri, gli ultimi, i più faticosi, ancora un giorno da vivere con concentrazione e adrenalina, ma sarà una giornata difficile me lo sento, un mangiaebevi continuo.

Monsanto è un paese minuscolo e carino ma non ci sono possibilità di alloggio e quindi non so come possa rappresentare un punto di arrivo e di sosta per i pellegrini del Caminho, è un mistero che io ho risolto andando a pernottare in un altro paese e la scelta mi ha soddisfatto, fuori percorso ma opportuna.

Monsanto

Da Monsanto entriamo in una parte del Cammino ancora diverso, bel paesaggio, paeselli sperduti senza anima viva, e non è una novità, poche strade asfaltate e molti sentieri, e molta salita e poi discesa e poi ancora salita, 716 metri di ascesa totale, 521 di discesa totale, tanta roba, troppa per le mie gambe ormai stanche. Stamani ho un indurimento al polpaccio destro che mi provoca dolore costante (rimedio con Oki e due Cibalgine) e le dita dei piedi che reclamano riposo, tutti questi fattori mi fanno essere un po’ teso, poco tranquillo e non è un bene, sono partito con il morale non altissimo in previsione di questo ultimo giorno come se fossi consapevole che dovrò chiedere qualcosa di più a me stesso.

Verso le 11,30 il percorso si trasforma infatti in un sentiero ripido nella macchia, completamente sommerso dai cespugli e dai rovi. Pietre sconnesse, tralci di piante, salita ripida sotto il sole fiancheggiata da muri a secco abbandonati. E’ un sentiero  sperduto in una collina sperduta in mezzo a paesi deserti in una regione solitaria e soprattutto nessuno sa che sono qui, nessuno mi ha visto nell’ultima ora.  Mi sento solo e per la prima volta impaurito, mi assalgono  pensieri pessimistici: e se un animale, un serpente, uno sciame di vespe,  un cinghiale o che cavolo altro mi compare davanti ? e se scivolo su queste pietre sconnesse ? e se mi sento male adesso ? Tutti eventi ai quali  non avevo mai pensato prima, come si fosse arrivati alla resa dei conti con la spensieratezza. Sono molto preoccupato !

Ho la lucidità di fare due cose: inviare la posizione gps al mio amico Fulvio e registrare le mie paure .

momento di sconforto

Ascoltata adesso la registrazione fa sorridere, seduti in poltrona davanti ad un caffè chiacchierando fra amici con distacco emotivo appare esagerata e surreale.  Naturalmente non l’ho inviata a nessuno, non volevo fare stare in pena famiglia e amici, ma garantisco che non è una recita, quello ero io proprio io alle 11,30 di mercoledì 17 maggio sulle colline del Monsanto, uno dei momenti peggiori della mia esperienza.

Non so perché ma registrare un messaggio vocale e condividere la posizione con Fulvio mi ha dato un po’ di tranquillità. Il mio vecchio amico Fulvio è il solo di cui mi fido ciecamente in queste circostanze, è l’unico che per esperienza  e capacità  sarebbe in grado di tirarmi fuori da una situazione problematica in culo al mondo.

Dopo poco meno di un’ora angosciante finalmente il sentiero è sbucato in una piazzola di fianco alla strada provinciale, accolta come un’oasi nel deserto, qui  finalmente ho tirato il fiato e mi sono calmato  e da lì più o meno bene sono andato avanti fino al paese di Minde, 17 chilometri da Fatima: un bar per bere e mangiare, riordinare le idee, e ripartire.

La piazzola che mette fine alle mie angosce

Dopo Minde di nuovo salite e discese, fortunatamente solo un altro breve tratto nella macchia simile al precedente il resto su mulattiere o strade accessibili.

Minde

Si è acuito un dolore alla spalla destra  frutto di giorni con lo zaino addosso e di un bilanciamento non corretto, ma i chilometri li ho fatti lo stesso e dai e  dai  arrivo in un tratto di percorso rilassante, un bosco infinito di eucalipti che mi accompagnerà quasi fino alla fine. Un paesaggio e un sentiero ombreggiati  che ci volevano proprio, i chilometri poi calano con buon ritmo e incrociare i cippi che indicano 15 , 10 e poi 9, 8, 7 chilometri a Fatima dà nuova energia.

Tutto liscio fino al cippo dei 5 chilometri, il percorso è segnalato e ombroso, la strada pianeggiante e parlo al telefono tranquillamente con amici, mi sono ripreso dalla difficoltà della mattina e sento il traguardo vicino.

Inaspettatamente a questo punto, in questo preciso punto della foto qui sotto, vado completamente in bambola, non c’è altra spiegazione razionale se non la perdita completa di lucidità. Il segnale inquadrato nella foto è inequivocabile, la direzione per Fatima è indicata benissimo e non si può sbagliare, io invece sbaglio, incredibilmente, dopo 150 chilometri di concentrazione e lucidità succede che non mi fido della indicazione e vado sulla strada sbagliata.

Una piccola giustificazione ad un comportamento tanto sciocco a quattro chilometri da Fatima la posso trovare nel fatto che sia il mio Garmin che Google Maps mi segnalavano come errato il percorso così chiaramente indicato. La spiegazione a posteriori è banale: le tracce gps erano vecchie.

Così accade che vado avanti con poca convinzione sulla retta via per un chilometro abbondante, poi guardando il gps torno indietro, controllo e rifaccio la stessa strada ancora per un chilometro e poi non convinto torno nuovamente indietro a questo maledetto cippo indeciso e confuso e chiaramente non c’è anima viva a cui chiedere e infine anziché seguire la logica ed il segnale seguo la traccia indicata dagli strumenti elettronici, una strada diversa e intanto mi sono fatto 4 chilometri e un’ ora di fatica per niente.

Sono frustrato, ho perso completamente in raziocinio e non mi sento sicuro nemmeno di questa scelta, faccio così un giro largo e non segnalato in mezzo al bosco senza sapere dove mi porterà e questo giro del tutto arbitrario mi fa camminare un’ora abbondante nell’incertezza per poi  finire in un grande piazzale con un cementificio e una fila di camion in attesa di caricare. Sono in un posto del tutto estraneo al cammino. Sono sfiduciato, chiedo informazioni  a un camionista che mi dice che a Fatima si può andare anche da lì seguendo la strada che è però molto transitata da camion. Vado, non mi resta altra scelta,  ma la gioia è sparita e pure l’attenzione, succede così che per la prima volta mi distraggo e cado a terra, rovinosamente, di lato, senza attutire il colpo, cado dall’asfalto sull’alzanella in terra sul fianco sinistro sotto il peso dello zaino. Fa male ! Mi rimetto in piedi preoccupato perché fa proprio male, ma non c’è altra possibilità che continuare. Dopo qualche centinaio di metri ecco un segnale, il più bello da quando sono partito: è posizionato di sbieco sul ciglio della strada: è il vecchio  percorso  che segnalavano i gps e Google e che si sta per ricongiungere  all’altro percorso, quello più pulito e nuovo.

il cippo della salvezza sul vecchio percorso

Sospiro di sollievo perché adesso i chilometri sono due e poi uno, ma la condizione fisica non  è quella di ieri e nemmeno di stamani, cammino completamente piegato perché mi duole un po’ tutto, sono sfinito, arrivo dolorante e con la lingua per terra, sono due ore che non apprezzo più niente, che non mi diverto più, che ho perso il bandolo della matassa  e vado avanti per forza d’inerzia, ho mollato la tensione nervosa quando ho sbagliato l’ultima strada e la fine del mio viaggio non è quella che avevo immaginato.

Anche la ricerca del Santuario è faticosa, bisogna attraversare un enorme parcheggio, avrei quasi voglia di tirare una fila di moccoli tanto il santuario pare ancora lontano, ma non è proprio il caso, e si sbuca infine sulla immensa distesa della piazza della Cattedrale di Fatima.

Il campanile del Santuario è laggiù in fondo al piazzale e il mio viaggio è terminato, ce l’ho fatta, ma la soddisfazione che credevo di provare è offuscata dal dolore al fianco e alla spalla, le gambe non reggono più, sono stracotto e demoralizzato, mi pare di aver rovinato tutto in questo ultimo giorno.

Nella foto ho una postura strana, ridicola, è il dolore alla parte sinistra che mi ha fatto camminare  tutto piegato gli ultimi interminabili chilometri e non mi consente di stare dritto. Vista la prima foto me ne sono fatte rifare un altro paio cercando di ricompormi ma sono tutte così, in tutte sono piegato 30 gradi a sinistra, le braccia secondo le mie intenzioni avrebbero dovuto essere aperte, allargate come nella foto che ho fatto all’arrivo a Santiago, ma più su di così non vanno. Le costole sono rotte o incrinate e mi porterò questa posizione  ancora un paio di giorni.

fine del viaggio

Qui si conclude il mio viaggio a Fatima:  sono partito dritto e sono arrivato storto, i pantaloni sporchi di terra,  le scarpe da azzurre diventate grigio calcinaccio, scorticato dal sole, i piedi con traumi, un polpaccio rigido, costole e fianco doloranti e no, non è stato facile, ma ci sono.

Sono dove volevo essere.!

E’ stato bellissimo e me la sono goduta tutta, ma non rifarei un metro della strada fatta.

Quando è  finita è finita!

10 – Io turista

Ci sono ancora tre giorni prima del rientro a casa, il Caminho è già un ricordo da rievocare con calma. Finita la frenesia dei chilometri da percorrere, delle salite e delle indicazioni, la missione è compiuta, l’adrenalina svanita, la determinazione esaurita. Non sono più un pellegrino  o un viaggiatore, sono un turista  a giro per Fatima senza pulsioni di fede e a giro per Lisbona senza curiosità. Tutto si è concluso. Poi c’è stata la consuetudine: confessione e messa, santini e souvenir a Fatima, visita a piazze e monumenti, il giro sul tram 28, la torre di Belem, la maglietta di calcio, le pasticcerie  e il baccalà a Lisbona, foto ricordo dappertutto quasi per dovere di cronaca. Un turista solitario e non mi piace fare il turista solitario. Vorrei poter tornare  a casa subito. Il viaggio si chiude qui.

Ho già detto che c’è stato molto tempo per  pensare durante il cammino, l’ho fatto a strappi vagando, divagando, a volte registrando sul mio piccolo Sony per non perdere impressioni, o per testimoniare paure. Adesso, dopo un mese, riascolto i miei pensieri fatti per strada e mi accorgo che non sono così profondi come sembravano allora, si tratta di ovvietà, riflessioni semplici ed emotive dettate dalla stanchezza e dalla solitudine. Non portano alcun valore aggiunto alla storia  se non rievocare lo stato d’animo di allora. Eccone alcuni.

Sui motivi del viaggio

Volevo fare un’esperienza solo mia,  niente di trascendentale, una cosa che esulasse da tutto ciò che avevo mai fatto e neanche pensato, una cosa difficile per me che non sono un camminatore, non ho senso dell’orientamento, sono un imbranato che si perde ad ogni bivio e ho meno risorse di quello che faccio credere.

Ho avuto un’altra volta la conferma che viaggiare è necessario per far nascere nuove idee, vedere, capire conoscere, farsi conoscere, non chiudersi nella propria gabbia nella propria ristrettezza ed è importante farlo in condizioni dove ci si mette in discussione  quando  la nostra corazza quotidiana non c’è come in questo momento, sono alla mercé del primo banditello che mi trova per la strada, del primo burlone che mi da un informazione sbagliata, sono alla mercé  della salute, del mal dei reni, del dolore ai piedi, del calore, della sete, della fame, dei segnali che indicano la strada, sono fragile, un precario sul Cammino, ma nonostante questa  fragilità ho voglia di mettere un piede dopo l’altro, cocciutamente, non ascoltando i dubbi, perché voglio arrivare.

Sul passato

Ho pensato al passato molto lontano: vorrei recuperare i miei vecchi diari di gioventù, le lettere scambiate con le innamorate, con gli amici e con la mamma, ebbene si c’è stato anche un periodo nel quale scrivevo a mia mamma (1975). Sono tutti in una scatola in soffitta. E’ un po’ che mi prude l’idea che sia arrivato il momento  di metterci le mani sopra altrimenti finirà che poi le leggeranno i miei figli e diranno “ma era citrullo il babbo ?” e getteranno via tutto come abbiamo fatto noi con i nostri vecchi. Certamente non  Tommaso che non le butterebbe mai, non le leggerebbe ma le riporrebbe in bell’ordine in una scatola dove ammuffirebbero per altri anni,  poi magari suo figlio, chissà quando, magari nel 2060 o nel 2070,  le troverebbe, darebbe uno sguardo qua e là  direbbe “via via, cos’è questa robaccia” e finalmente butterebbe via tutto, anche il mio inutile ricordo.

E’ meglio se questa operazione la faccio io: me le leggo un’ultima volta, guardo se c’è qualcosa di importante e faccio piazza pulita, del resto sono cinquant’anni che stanno in soffitta, mi sembra di averle fatte sopravvivere anche troppo agli eventi.

Molte cose hanno esaurito la loro funzione e sono diventate superflue e conservarle mi sembra svilire anche quello che hanno rappresentato. Vorrei lasciare meno strascichi possibile, un po’ come togliere il disturbo in punta di piedi.

Alla morte bisognerebbe arrivare  nudi, come quando si nasce. Passati semplicemente come un germoglio, una pianta  qualsiasi, siamo poco di più.

Rivelazione

Sono qui per dare un esempio ai miei figli Agnese e Tommaso, per dire loro: non state fermi, non vi nascondete, non temete le vostre idee, le speranze, non abbandonate i desideri che sembrano impossibili o semplicemente stravaganti, coltivate con amore e determinazione i progetti sui quali investire e per cui lottare, abbiate fiducia in voi stessi !

Siate ribelli, ribelli  rispetto al conformismo, rispetto a quello che la società vuole e richiede, e siate anche gentili, con tutti, sempre, perché il mondo è bello e col nostro passaggio dobbiamo cercare di danneggiarlo il meno possibile. Essere invisibili oggi è visto come un fallimento, una vergogna, ma ciò che conta veramente è quello che c’è dentro il  nostro animo, guardate gli invisibili, scoprite i valori dietro le apparenze, non vi accontentate di tirare a campare.

La vita è magnifica se si predispone l’animo, ci regala momenti come questo esatto momento nel quale mi sento in  pace con me stesso, con la natura circostante e con gli altri, si può stare da soli e commuoversi come sta accadendo proprio adesso, qui su questo sentiero sperduto nelle colline del Monsanto e adesso …… adesso non so più cosa dire, meglio il silenzio.

Chiusura

Questa mia piccola avventura è nata tutta dalla mente, dalla programmazione, dalla ricerca minuziosa, dagli strumenti tecnologici, “quasi quasi non c’era neppure bisogno di partire”, scrivevo all’inizio, ma in questi dieci giorni quello che mi ha fatto andare avanti quello che mi ha spinto, che mi ha dato felicità non è stata la ragione ma il cuore. E’ una metafora della vita che mi aspetta:

passo dopo passo fino alla prossima indicazione, alla prossima strada, una curva inattesa del sentiero, una  deviazione che porterà da qualche altra parte, c’è una fine  a tutto questo e sembra lontana, ma si procede sempre guardando solo al passo successivo,  attraverso mille diversi stati d’animo, ineluttabilmente, con caparbietà cercando di non sbagliare il movimento, di non cadere e rialzandosi quando ciò accade, andando avanti anche con il dolore. Ad un certo punto è più importante seguire il cuore della testa, così ci avviciniamo, conta quello che sarà a fine giornata e conta che ci arriviamo alla fine della giornata.  Lo schema più ampio, la fine del viaggio, ci attende più in là e più che averne una visione idealizzata non possiamo fare.

Poi sarà quello che dovrà essere.