Tre umarell… – 8° Conto alla rovescia

Si avvicinava la fine dell’estate e quello era il segnale che era giunto il momento di preparare  gli zaini, prendere i soldi, fare la scorta di cerotti e ungere i piedi.

Ma prima facciamo un passo indietro e occupiamoci delle fasi propedeutiche.

La preparazione atletica

Qualcosina era stato fatto seppure  in maniera un po’ disordinata

Il vecchio forestale si era sforzato con caparbietà di camminare ogni giorno con un caldo torrido intorno al laghetto del Villone, dalle parti dell’ospizio, annoiandosi a morte e attirando la curiosità degli infermieri e dei guardoni speranzosi di aver trovato un nuovo collega che desse qualche nuova dritta.

Il camminatore  instancabile lamentava nuovi acciacchi, nel corso di un’escursione a funghi si era trapanato un braccio con un ramo e si trovava in modalità risparmio energetico. Il ballerino di liscio era stato un mese al mare ed aveva nuotato a stile libero tutto il tempo: le braccia erano toniche, ma le gambe completamente molli.

Il ciclista indomito non si era limitato alla bicicletta e al gommone, ma era andato a fare escursioni a piedi in montagna, ma questo non contava perché lui era uno di quelli che stava a casa,

Lo scalatore infartuato ed ex esponente politico era in convalescenza e si consolava seguendo con rassegnato sgomento  la crisi di governo e il bolognese, infine, faceva come sempre vita di città completamente avulso dal contesto preparatorio del viaggio.

Nel complesso la squadra non era affatto pronta ma questo lo si sapeva fino dall’inizio.

Preparazione psicologica

“Il viaggio si fa prima con la testa e poi con le gambe” – sosteneva il ballerino di liscio, aggiungendo sottovoce – “ se proprio non se ne può fare a meno” .

E nella testa tutti e tre i nostri coraggiosi umarell stavano alacremente preparandosi: due di loro avevano spifferato la faccenda ai quattro venti, raccontando dei preparativi, della compagnia, delle modalità e della attesa spasmodica, gasandosi nell’immaginare quel che sarà e stendendo una cappa di entusiasmo su tutti gli ascoltatori disinteressati, al contrario il ballerino di liscio l’aveva detto solo alla moglie, neppure ai figli e alla suocera. Credeva portasse male parlarne prima e sotto sotto ancora non ci credeva.

Pensava che prima di partire sarebbe dovuto andare dalla Cesarina a farsi togliere il malocchio.

Preparazione spirituale

Non pervenuta

Preparazione emotiva

Quando mancava meno di un mese, il tempo a sera si fece più fresco e cominciarono  le palpitazioni.

Il ballerino  di liscio cominciò a temere per la propria incolumità: viaggiava in motorino col terrore di cadere e di farsi male e non poter partire e quando ballava era molto prudente nei saltelli. Aveva paura del freddo, non sapeva più se portare roba estiva o invernale, maledicendo quel periodo di autunno prescelto che non  si capisce un cazzo se farà caldo o freddo o se pioverà in Galizia e ci vorrebbe un baule da portarsi dietro per esser tranquilli e invece bisogna fare i conti col peso sulla schiena e vaffanculo  ai pellegrini che viaggiavano con un saio e un bastone e qui invece sembra di andare sulla luna per un mese e quand’ero giovane mi bastava poco e ora ho bisogno di portarmi dietro il Voltaren e il cuscino gonfiabile che sennò non dormo tranquillo e via e via……e  porca di qui e miseria di là. Insomma era in piena fase di omarino brontolone, era in ebollizione come una pentola di fagioli fumante.

Il camminatore imperterrito andava a funghi tutti i giorni ma non ne portava mai agli amici e questo fatto non arrecò benefici alla sua popolarità.

il vecchio forestale insisteva con la teoria della tabella di tappe forzate, ogni giorno avrebbe voluto che marciassero per quindici chilometri per allenarsi incurante del fatto che tutto quel camminare potesse venire a noia prima ancora di partire. Quando passeggiavano insieme parlavano e parlavano, ricordavano la gioventù, i parenti, gli amici di un tempo, le ragazze vagheggiate e quelle di ciccia, rievocavano aneddoti e vecchie esperienze, e incidenti mortali e viceprefetti e catastrofi di varia natura.

Finì che al momento della partenza non avevano più niente da raccontarsi avendo praticamente consumato tutti gli argomenti di conversazione che sarebbero stati molto utili nei lunghi pomeriggi di marcia. “Ottimo ! – pensò uno di loro –  almeno si sta zitti per tutto il viaggio”.

“Ma lo vedete quanto è ganzo ? “ diceva un omarell “ci si diverte un mondo già prima di partire”

“Si si, ma che si fa poi quando siamo li ?”  rispondeva un altro

Come sarebbe a dire ?”  ribatteva il primo

“Io di camminare ‘un ce n’ho digià più voglia ! “ diceva il terzo.

Meglio palaja! ” e via e via….

Anche la ricerca dell’attrezzatura subì un’impennata: a  una dozzina di giorni dalla partenza,

Il camminatore indefesso era sempre più ossessionato dal peso dello zaino : ogni giorno riduceva  quella  cosa e tagliava via l’altra. Una maglia in meno di qua, fuori le mutande di là, a un certo punto era arrivato a sette chili tutto compreso e voleva ancora abbassare. Per arrivare allo scopo continuava a cercare equipaggiamento  che già possedeva in quantità ma che pesasse qualche grammo in meno, come una specie di fissazione. Il fatto era che essendo l’esperto in fatto di escursioni sentiva il peso della responsabilità, non voleva far brutte figure con gli altri andando in difficoltà alle prime tappe. Sarebbe stata una beffa e un motivo di presa per il culo per il resto della vita.

Il vecchio forestale che già aveva rimediato tutta l’attrezzatura raccattando tra figli e parenti e rufolando negli armadi di casa, si fece prendere dalla paura di non essere tecnologicamente  adeguato e si mise a cambiare pezzi, rifacendosi un corredo completo da escursionista all’ultima moda.

Il ballerino di liscio insisteva invece sulla sua posizione oltranzista di non voler investire troppo in questa missione nonostante i consigli degli altri due. Aveva tatto l’elenco  delle cose essenziali da riporre nello zaino e pure usando tutta la ragionevolezza del viandante avveduto era arrivato a quarantatre oggetti da infilare dentro a forza, ognuno dei quali doveva essere custodito in una singola busta di plastica antipioggia chiudibile a zip.  Aveva così preso l’abitudine di pesare i vari componenti dello zaino, compreso gli auricolari che di fatto non pesano un cazzo,  ma evitava di fare la somma perché covava il sospetto che a forza di 100 o 200 grammi doveva essere oltre i dieci chili abbondanti, un peso insopportabile anche per uno sherpa nepalese.

Fecero poi il famoso pranzo propiziatorio a Montecarelli con le consorti ed andò bene, tutte furono comprensive e tolleranti ed i sei umarell presero coscienza che le mogli erano molto più accorte e ragionevoli di loro.

Ma questo già lo sospettavano.

Gli ultimi giorni furono dedicati alle rifiniture e al raccoglimento, nel senso che bisognava raccogliere tutte le energie per mettersi in moto e alla fine, ineluttabile, arrivò il giorno nel quale si dovette lasciare la propria casetta con la confortevole camera da letto e il bagno ben fornito di carta igienica profumata e di bidet e andare verso l’ignoto.

C’erano voluti nove mesi tra il concepimento e il parto, proprio come fare una creatura: era il 13 dicembre  quando avvenne l’inseminazione dell’idea alla trattoria della Cugna ed era il 25 settembre dell’anno successivo quando con la luna calante si compirono i giorni e salirono sull’aeromobile (termine tecnico qui utilizzato per indicare l’aeroplano).

A salutarli sulla rampa di lancio accorse l’omarello bolognese originale che si mise in fila con loro per il check-in e scherzarono insieme infastidendo un poco gli altri passeggeri. Fu un bel gesto. L’altro umarello ciclista provetto telefonò e li definì affettuosamente  l’avventuroso, il riflessivo ed il poeta, insomma volevano far sentire la loro vicinanza. L’ultimo omarello, quello infartuato, faceva intanto i cazzi suoi sul divano di casa seguendo distrattamente Cronache dal Parlamento. 

Il racconto di ciò che fu prima termina qui, ciò che accadde dopo è un’altra storia. Ora basta chiacchiere, ora bisognava camminare.

Buen camino a tutti !

continua…

Tre umarell… – 7° Preparativi

Il successivo incontro preparatorio non si svolse in trattoria perché onestamente non si poteva rompere i coglioni agli altri tre ragionando sempre della spedizione, oramai la faccenda aveva assunto il tono e la rilevanza della  “spedizione a Santiago”, quindi si ritrovarono solo i tre umarelli audaci, senza mangiare nulla per non appesantire il fisico.

L’argomento era che non  c’era un argomento preciso, ma era tanto per ricordare a tutti e tre che c’era questa cosa in ballo e che nessuno facesse il furbo, ognuno di loro aveva infatti in cuor suo il timore che gli altri dessero forfait all’ultimo momento e si ritrovasse da solo come un cane sul cammino di Santiago. Come si dice: si marcavano stretto,

Si addivenne comunque a una serie di importanti determinazioni:

  • Venne predisposto un calendario di avvicinamento per ottimizzare la preparazione fisica secondo il quale ognuno poteva fare quello che gli pareva, più che altro sarebbe stato bene camminare un po’, tanto per abituarsi.  Il ballerino di liscio che notoriamente era il più restio a muoversi, promise che se anche non avesse percorso chilometri  avrebbe però ballato molto.
  • Si affrontò a malincuore l’argomento delle medicine da portarsi dietro.

Il vecchio forestale aveva bisogno di pasticche quotidiane per

Pressione alta

Colesterolo

Dilatatori nasali per il russamento

Aspirina per dolori muscolari

Astringenti e lassativi da usare alternativamente per  i bisogni corporali in quanto aveva un intestino suscettibile alle variazioni termiche

Il camminatore imperterrito  aveva bisogno di prevenzione giornaliera per

Flebiti

Trombosi

Pressione alta

Pompetta per l’asma

Il ballerino di liscio portava con se

Duotrav gocce per il glaucoma

Voltaren per calcoli renali

Metarelax Magnesio

Glucofen per le articolazioni

Unguento Ciderma per escoriazioni, dermatiti e punture di insetti

Deltacortene per le punture di vespe, api, coleotteri, ragni e altri essere volanti dotati di pungiglione

Tachipirina, che non si nega mai a nessuno

Roba di vario genere per il mal di testa

Mascherina per gli occhi e tappi per le orecchie

Per tutti  cerotti per vesciche, bende, fasciature, disinfettante e sapone di marsiglia.

Nelle trincee della prima guerra mondiale c’erano meno medicinali. Fu deciso di non portarsi dietro l’apparecchio per  la pressione per non essere proprio ridicoli.

  • Fu ribadita la massima unità di intenti   “ Tutti per uno, uno per tutti ….e ognuno per conto suo” che significava   non sentirsi troppo vincolati agli altri.

La mozione venne approvata all’unanimità.

  • Fu deciso che il ciclista impavido, nonché gommonauta di lungo corso, avrebbe accompagnato i tre all’aeroporto di Bologna il giorno della partenza, anche se ancora non ne era al corrente, prima o poi bisognava dirglielo, mentre per il viaggio di ritorno si sarebbe sperato nella provvidenza.
  • Il vecchio forestale avrebbe fatto le foto con la sua macchinina leggera perche non volevano  farsi vedere sul cammino con il cellulare in mano, il ballerino di liscio avrebbe tenuto il diario, questo diario qui, e il camminatore instancabile avrebbe ….. camminato.
  • Fu deciso di fissare un pranzo di buon auspicio a Montecarelli prima della partenza coinvolgendo le mogli di tutti e sei gli umarell per la benedizione degli zaini anche se questo  fatto di coinvolgere le gentili consorti rappresentava un fattore di rischio:

avrebbero socializzato le mogli fra di loro ? Avrebbero rotto i coglioni singolarmente o in gruppo?  Avrebbero portato sfiga ? Avrebbero mandato a puttane i loro ribottini annuali ?

L’incertezza regnava sovrana

Si trattò quindi di un incontro molto costruttivo, poi cominciarono le vacanze e …..”addio Carola ! “

continua …

Tre umarell… – 6° Il grande negozio di articoli sportivi

In una calda mattina d’estate, quando mancavano  tre mesi alla partenza, i tre umarell misero piede nel grande negozio di articoli sportivi.

Prima di tutto si dilettarono a girovagare tra i reparti a far confondere, incuriositi dagli attrezzi ginnici, toccando tutto, facendo domande interessate di qui e di là, chiedendo prezzi di canoe, parapendii e bombole da sub tanto per chiacchierare, poi un commesso li catturò e molto gentilmente chiese cosa stessero cercando di preciso.

Il camminatore inesauribile prese in mano la situazione, che in effetti stava sfuggendo, e si recarono  tutti in gruppo al reparto bastoncini da trekking: pareva  infatti indispensabile l’utilizzo di doppi bastoncini per scaricare il peso dello zaino uniformemente su tutte le membra.

Di bastoncini ce n’erano di tutti i tipi e forme da rimanere basiti, “Ma bada te ! chi ci avrebbe pensato mai a questa cosa dei bastoncini”  disse uno che era ignorante in materia. Alla fine i più attrattivi furono ritenuti i pieghevoli in alluminio anodizzato color oro, costosi ma leggeri e allungabili a misura umana. Il camminatore esperto diede la sua benedizione all’articolo, ma il ballerino di liscio timidamente chiese se fossero proprio  indispensabili  questi bastoncini pieghevoli perché quando c’era stato l’altra volta vent’anni prima non aveva alcun bastone.

Lo guardarono tutti sdegnati, ma lui non si fece convincere e se la cavò dicendo che si sarebbe  fatto un bastone di frassino direttamente sul cammino, anzi per ripicca si sarebbe fatto un vero e proprio bordone da pellegrino, lungo un paio di metri.

Fu a quel punto che gli altri risero di gusto.

Si passò quindi ai calzini

Quelli che credevano che per i calzini fosse sufficiente tirarne fuori qualcuno dal cassettone e metterseli furono redarguiti dall’esperto camminatore coadiuvato dal commesso del negozio di articoli sportivi.

Uno precisò  che avrebbe dovuto chiedere alla moglie dove teneva i suoi calzini perché era sempre stato un compito suo ed essa moglie non voleva che lui mettesse le mani nei cassetti a far disordine, disse proprio così.

Fatto sta che il commesso del negozio di articoli sportivi, dopo aver dissertato col camminatore infaticabile sulle bellezze naturali delle prealpi bellunesi, estrasse da un espositore dei magnifici calzerotti variopinti.

Questo ll’è i’mmeglio che l’offre i’mmercato “  assicurò il commesso del negozio di articoli sportivi, che era di Firenze.  

O che sarebbe questa roba tutta colorata ?” chiese ridacchiando un po’ a presa di bavero un umarell incuriosito e nel contempo affascinato.

 “Semplice: gli è un carzino trekking corto argento x-staticmedium weightmaglia in coolmax + fibra lycra – spugna a media densità in coolmax+x-static+fibra lycrafascia elastica antitorsione nel piede e alla caviglia – struttura anatomica con zone di ventilazione e cucitura piatta invisibile anti-frizione composizione: 51%pl-coolmax-41%pa5%lycra-3%x-static. HG !La sono stato esaustivo ?” rispose tutto d’un fiato il commesso di articoli sportivi che, ricordiamo, era di Firenze.

Il camminatore instancabile fece un lento cenno di assenso muovendo il capoccione su e giù e gli altri due umarell intimiditi senza fiatare ne comprarono subito tre paia cadauno con i colori più astrusi possibile. Tutto sommato quella dei calzini fu una scelta rapida.

Già che erano nel negozio di articoli sportivi a contatto con un esperto commesso di Firenze i tre decisero di affrontare l’argomento più spinoso e più dispendioso: gli scarponi.

A parte il camminatore inesauribile che aveva a casa una dozzina di scarponi e scarponcelli per tutte le altitudini e le condizioni atmosferiche e che avrebbe potuto prestarne a tutti gli altri se non fosse stato per il residuo fetore di piedi che aveva intriso le calzature, gli altri sentivano l’impellente necessità di possederne di nuovi, ed era anche la scusa per stare lì, in quel negozio di articoli sportivi.

Il vecchio forestale assunse un atteggiamento agnostico.

Il ballerino di liscio era il più restio a spendere soldi extra per gli scarponi che avrebbe indossato una volta nella vita per dodici giorni quando sapeva di dover ricomperare gli scarpini da ballo con la suola in velluto che quelli si che gli sarebbero stati utili davvero mica un paio di scarponi pesanti che al ritorno da Santiago sarebbero ammuffiti in soffitta, tanto io in montagna non ci torno neanche morto.

 “Guarda – disse il commesso di Firenze che era passato al tu confidenziale –  questi la sono i più adatti a quello che tu vo’ fare: la c’hanno  tutti gli accorgimenti tennici moderni, la sono  leggeri che tu ci poi andare anche a Parigi d’inverno, la c’hanno i’ggoterex e  anchi’’ssurrounde – espressionedi stupore del ballerino di liscio che era rimasto al dolby surround dei cinema e non vedeva come lo si potesse applicare ai piedi – la costano 170 euri, ma la sono  i’mmeglio.”

“No, no per carità 170 euri non ce li metto negli scarponi –  disse il ballerino di liscio – voglio spendere meno, ma molto meno sennò vo’ al Decathlon che la roba sarà pure cinese ma te la tirano dietro”

Il commesso di Firenze che sapeva il fatto suo prese atto e iniziò il duro lavoro di convincimento, del resto lo stipendio bisogna sudarselo:

“Come la vole lei – rispose ripassando al lei – La ci sarebbero questi a poco prezzo. La sono un pohino duri ma la costano i’ggiusto e poi la son boni sa, perché qui noi la c’abbiamo solo roba bona,  miha come ai r’ decatlonne.”

E tirò fuori un paio di scarponi in cemento da 10 chili e 40 euri, a saldo nel magazzino.

Il ballerino di liscio che voleva spendere poco li provò fiducioso, si alzò per fare qualche passo e si sentì improvvisamente appesantito ed ebbe paura di rovinarsi i menischi trascinando i piedi con quel fardello e compromettere per sempre il suo giro a sinistra del valzer viennese. Chiese di provarne un altro paio.

“Okkei, andiamo un po’ più su co i’ pprezzo . La provi questi e vedrà che la si troverà dimorto ma dimorto bene.”

E iniziò così una pantomima che prometteva di durare parecchio, tanto che gli altri due umarell si stancarono  e ricominciarono a  girovagare per il grande negozio di articoli  sportivi chiedendo  informazioni a caso su qualsiasi articolo di qualsiasi sport li colpisse, tanto i commessi sono lì per lavorare mica per non far nulla e loro avevano da passare la mattinata.

Dopo una dozzina di modelli di vario tipo provati con la singolare caratteristica che in ogni scarpone si stava meglio del precedente e guarda caso costava un po’ di più, finalmente aveva trovato quelli giusti, un po’ cari, ma portabili, magari non per andare  a Parigi, ma a Parigi le volte che c’era stato non era mai andato con gli scarponi, e si fece consegnare la scatola.

Gli altri intanto si erano riavvicinati e il camminatore instancabile dall’alto della sua saggezza disse:  “Ormai che sei qui prova anche  quelli  che ti aveva consigliato, tanto che ci rimetti ?”

Astutamente il commesso di Firenze estrasse dal nulla lo scarpone col dolby surround  da 170 euri e il ballerino disse “Vai, li provo, tanto per curiosità”.

Li provò e naturalmente li comperò entusiasta senza dire una parola.

Il vecchio forestale che sembrava agnostico stava invece elaborando  un ragionamento interiore che lo fece partire subito dal famoso modello da 170 euro, e qui si vede quel che fa di un commesso di articoli sportivi un bravo commesso di articoli sportivi:

“ Oh perché un tu provi  questi qui che la sono ancora meglio ?”

e tirò fuori un modello super super super extra che costava ancora di più e che il vecchio forestale indossò già persuaso dal colore che era verde sottobosco e ovviamente comperò immediatamente. Ma lui era un vecchio forestale  e sapeva che un paio di buoni scarponi in casa hanno sempre un loro motivo di essere.

C’era ancora un po’ di tempo prima di tornare a casa a mangiare, così si divertirono a comprare qualche altra cosa inutile perché una volta preso il via con le spese non si sapevano più controllare e vennero fuori termos, magliette, camicie, impermeabili, fantasmini, cappellini e altri oggetti di largo consumo.

Spesero ognuno un fracco di soldi perché avevano allentato i freni inibitori e ogni cosa sembrava indispensabile per andare a Santiago. E poi quell’oggetto  era per farsi il regalo di compleanno, quello per l’onomastico e l’altro per Natale.

L’unico che  non  comprò nulla fu il camminatore infaticabile che aveva già tutto un campionario a casa e forse una percentuale sulle vendite del negozio.

Alla fine il bravo commesso di Firenze fu contento di aver passato una mattinata in compagnia degli umarell e disse “Tornate presto “.

continua …

Tre umarell… – 5° Cosa portare

Dall’alto della sua esperienza l’instancabile camminatore ecologico fece l’elenco delle cose da portare nello zaino, gli altri che lo prendevano regolarmente per i fondelli quando parlava di donne lo guardavano con rispetto quando dissertava di scarponi e sacchi a pelo e si fidavano ciecamente delle sue opinioni in materia.

Cosa comprendeva l’elenco ?

Le mutande, naturalmente.

Come sicuramente saprete esistono mutande usa e getta reperibili su Amazon  al modico costo di 11,99 euro per cinque paia, spedizione compresa. C’era chi propendeva per questa soluzione:  dodici paia e ci si leva il pensiero, facciamo tredici per sicurezza, si arriva a sera e si butta via la mutanda usata e l’indomani è un nuovo giorno. Come afferma la pubblicità  “….con gli slip One-Wear potrai indossare un paio di slip puliti ogni giorno senza doverli lavare o rivoltare”.  Ora, cosa significhi rivoltare gli slip e riutilizzarli non è chiaro e non pareva comunque una grande idea, di converso questi slip monouso sono consigliabili  per il ricovero in ospedale, la degenza post operatoria e le incontinenze garantendo una assorbenza assimilabile  al pannolone ed infine, proseguiva, “ Niente colori psichedelici, solo un classico design bianco su cui fare affidamento”.

Cionondimeno  l’elasticità e il conforto del buon vecchio slip in cotone non ha eguali, sostenne un altro, senza tralasciare l’inevitabile  rischio di infiammazione del sottocoscia che lo sfregamento dovuto alle lunghe tappe avrebbe potuto causare indossando mutande sconosciute acquistate su Amazon e sicuramente  fatte dai cinesi con l’uranio impoverito.

A proposito dei cinesi  – disse uno degli umarell –  ma  lo sapete voi che hanno comprato mezza Prato e comandano loro ! Si sono estesi a macchia d’olio come le cavallette e noi della piana non si conta più nulla!”  e l’altro rispose “le cavallette non si estendono a macchia d’olio, al massimo tracimano”. “Ben detto !” disse il terzo.

C’era poi da fare la scelta fra i boxer, assolutamente sconsigliabili, i gambaletti e gli slip classici:  su questo punto si trovarono tutti d’accordo che gli slip scosciati erano i più indicati proprio in funzione del sopra-coscio sopra-citato, e a questo ilare gioco di parole i tre risero di gusto. In quanto al colore fu lasciata libera scelta anche se il bianco è sempre una garanzia di lindore. Vi fu infine un acceso dibattito sulla quantità di capi da portare: tre fu considerato il minimo per la sopravvivenza con  la necessità di lavarne un paio alla sera per appenderlo allo zaino il giorno  successivo ad asciugare e riaverlo pulito ed asciutto due giorni dopo. Una rotazione efficace e funzionale sebbene, affermò uno, un quarto paio di mutande  avrebbe consentito una turnazione più agevole, mentre un eventuale quinto paio avrebbe gravato, pur nella leggerezza del capo specifico, sul peso complessivo del carico da portarsi sulle spalle. Il particolare che nessuno dei tre avesse mai lavato un paio di mutande non fu ritenuto rilevante. C’era poi la possibilità di portarsi un costume da bagno che all’occorrenza avrebbe potuto fungere da mutanda di emergenza.

La discussione fu costruttiva, come sempre nei ranghi del partito, e si protrasse anche troppo, tanto non c’era niente da fare, tuttavia non si addivenne ad una risoluzione univoca: per cui ognuno avrebbe fatto come cazzo gli pareva.

Visto che si era passato molto tempo a disquisire delle mutande senza concludere  nulla di concreto, si decise che per gli altri capi di abbigliamento “normali”, dove per normali si intende quelli che ognuno di noi ha a casa, si sarebbe replicata la  metodologia del “fate come cazzo vi pare”.

Il camminatore instancabile insisteva che ci vuole roba tecnica “Ve lo dico, statemi a sentire che poi vi trovate male”, cioè gli ultimi ritrovati della pionieristica vestiaria fatti col medesimo materiale  delle tute aerospaziali che non  fanno sudare, non  odorano, sono leggeri, lavabili, riciclabili, non si stirano, si appallottolano e via e via e che costano dei bei soldini. Gli altri due invece pensavano a cosa avevano negli  armadi che potesse andare bene, magari roba che non  usavano da anni, ma che poteva esser la volta buona, tanto sul cammino di Santiago se si sembra un po’ straccioni viene anche più naturale.

Vennero così fuori scelte opinabili come una tenuta completa della Fiorentina,  maglia e calzoncini viola acceso con lo stemma gigliato, un vecchio pulloverino di lana perché come dicevano i nostri vecchi “quel che para lo caldo para lo freddo”, una camicia  a quadri che tanto non la metto più almeno serve a qualcosa e quando sarà sporca la posso buttare direttamente via, le magliette del Decathlon da due euro che irritano le ascelle ma sono leggerissime, i calzoni corti da barca, quelli lunghi  regalati dal figlio per le scalate invernali un pochino pesanti, ma chissà potrebbe anche venire freddo e le magliette in cotone Fruit of the Loom, che ricordavano la giovinezza,  da comprare al mercato che per 10 euro te ne danno tre.

A sentire queste nefandezze il camminatore instancabile si trasformava via via in camminatore sbalordito e camminatore inorridito, ma ciononostante il principio  di fare ognuno come cazzo gli pareva non  fu minimamente scalfito.

In quanto agli zaini, ovviamente indispensabili, stranamente ce li avevano già, di varia metrature  capacità, enormi o minuscoli, ammuffiti e nuovi di pacca, propri o dei figli, ma avrebbero fatto con quello che c’era.

Su alcuni articoli però non era possibile arrangiarsi con la roba di casa e fu  così che il vecchio forestale, il ballerino di liscio e l’indefesso camminatore decisero che era giunta l’ora di recarsi  nel grande negozio di articoli sportivi caldamente suggerito dall’esperto e colà trascorrere una mattinata differente, senza furia.

Nella fattispecie si trattava del Nencini Sport di Calenzano.

continua …

Tre umarell… – 4° Sul come, dove, quando

Una volta capito chi c’era e chi non c’era bisognava rafforzare la determinazione dei partecipanti alla gita, ma il termine gita non era il più appropriato perché dava l’idea della  scampagnata “Cara,  dove si va a fare il pic-nic domenica ? Ma, andiamo a Santiago caro, portiamo  anche i bimbi e il cane. Bene allora portiamo  anche la nonna, cara, che ne dici? No, ti prego, la nonna no ! almeno la domenica lasciamola a casa con la rumena. Va bene cara come vuoi tu, amore.” 

Decisamente non sarebbe stata una scampagnata e neanche una gita. Ma non si poteva definire neppure un pellegrinaggio perché fra gli umarell serpeggiava un misto di agnosticismo e di scetticismo religioso; piacevano di più camminata, percorso o spedizione sebbene questa si associasse istintivamente coi termini postale, corriere e sda, come dire spedizione postale spedizione per corriere, sda come ….. sda.

Avventura sarebbe stato carino, ma il semplice viaggio era forse il termine più appropriato e anche il più neutro e per questo avrebbe raccolto tutti i significati con i quali  ognuno avesse voluto riempirlo.

Viaggio a Santiago suonava bene, ma per fare i moderni fu coniato anche uno slogan in inglese “Road to Santiago” la strada per Santiago.

L’individuazione di un termine appropriato portò via molte energie mentali e molto tempo, che comunque abbondava, e  poi mancavano ancora un po’ di mesi e non importava aver fretta, del  resto la fretta non è una condizione ideale per l’umarell che ha impiegato tutta una vita  a levarsela dalle palle.

Dei molteplici tracciati ufficialmente riconosciuti come “Cammino di Santiago” il prescelto fu quello Portoghese nella versione che  attraversa l’interno della Galizia. La quantità di percorso quella necessaria e sufficiente per acquisire l’agognata Compostela ovvero almeno 100 chilometri da percorrere rigorosamente  a piedi.

Perché proprio quello è presto detto:

Il percorso è quasi pianeggiante: poco dislivello uguale meno fatica

Pur non essendo il più frequentato è ricco di alloggi e ristori

C’è un agevole collegamento con l’aeroporto di Oporto

Il fatto che il ballerino di liscio che, avendo già la sua bella Compostela di vent’anni prima era considerato il luminare del cammino,  decise così perché non aveva voglia di ripercorrere quello francese che aveva già fatto.

Agli altri due andò bene così, bastava andare, ai tre umarell che restavano a casa non  gliene importava un fico secco.

In quanto al periodo c’erano da tenere in considerazione alcuni paletti condizionanti:

Il ballerino di liscio ballava per tutto luglio e poi voleva passare l’estate con la moglie, il camminatore insaziabile era appeso alle esigenze di lavoro e di famiglia della nuova compagna, il vecchio forestale avrebbe festeggiato volentieri il compleanno a Santiago e questa data, il 2 ottobre, determinò felicemente la scelta del periodo.

Il ballerino di liscio, che oltre che ballerino era anche uno scrittore in erba e un ex contabile,  fece una serie di complessi calcoli che richiesero una settimana di lavoro con carta e penna, calendario e mappe per fare coincidere le esigenze di tutti partendo a ritroso dal quel 2 ottobre e alla fine partorì l’itinerario e le date.

Sarebbe stato l’ultimo tratto del Cammino Portoghese con precisione la parte spagnola  da Tui a Santiago, 121 chilometri in sette giorni con un viaggio che sarebbe andato dal 25 settembre al 5 ottobre, perché il 6 ottobre il ballerino di liscio aveva in mente di andare a cena con la moglie a Rivoreta e non voleva mancare.

Messo nero su bianco il viaggio stava prendendo consistenza, non era più un’idea né tanto meno una spacconata.

Il vecchio forestale, che teneva al suo compleanno, diede la spinta decisiva quando insisté per  prenotare al più presto i voli di  andata e di ritorno.

La mattina del 8 di luglio, mentre allo scalatore dilettante veniva l’infarto asintomatico ed i compagni ancora non lo sapevano, fissarono i biglietti aerei con la Ryanair con coincidenze calcolate al minuto e da allora non si poteva più tornare indietro pena la perdita di ben 114 euro che nel bilancio della pensione è una ragguardevole cifra.

Volo di andata Bologna – Porto, volo di ritorno Santiago – Madrid, notte di bagordi a Madrid e il giorno successivo volo  Madrid – Bologna.

E a quel punto il più era fatto: se n’era parlato e pensato,  rimuginato e assimilato e si erano anche comprati i biglietti, adesso mancava solo di mettersi in viaggio, ma anche se non fossero mai partiti sarebbe stato comunque un bel passatempo.

Intanto gli altri tre umarell che rimanevano a casa con la moglie avevano smesso di sfotterli e già questo fu un primo successo. E poi iniziarono i preparativi.

continua …

Tre umarell … – 3° Come nacque l’idea

Quella volta si era in autunno e  si parlava soprattutto di funghi e di chi ce l’ha ancora duro quando a un certo punto quello che ballava il liscio la buttò là: “Andiamo a Santiago ! “ tanto per vantarsi che lui c’era già stato vent’anni prima, sicuro che nessuno sarebbe stato disponibile.

Nessuno  rise, e fu già una sorpresa. Vi fu una lunga pausa e un lento tentennamento di testoline meditabonde: qualcuno rimase con l’involtino infilato nella forchetta sospesa a mezz’aria, la bocca semiaperta e il riflesso immobile, altri bevvero un bicchiere di vino in silenzio, una ruga sulla fronte, uno giochicchiò col tovagliolo, tutti pensarono  a quando erano giovani, ai viaggi con macchine scassate,  senza meta e con due lire in tasca, alle tenere notti all’aria aperta e a luoghi lontani che non facevano paura. Tutti vissero un fuggevole attimo di malinconia.

Poi nel giro di pochi minuti l’incantesimo svanì e ritornarono alla realtà: tempi finiti per sempre.

Fra un boccone e l’altro riacquistarono l’uso della favella con frasi sconnesse, senza sbilanciarsi, snocciolando ragionevoli considerazioni sull’età,  la prostata, le gambe molli ed i bisogni corporali fuori controllo,  ma il tarlo si era insinuato nelle menti senili e ognuno in silenzio faceva i conti con se stesso.

Poi si parlò un poco dell’amministrazione comunale che dopo settanta anni era passata alla destra un po’ per colpa di tutti loro, ma soprattutto degli altri. Discorsi da umarell, insomma, perché alla fine la colpa è sempre degli altri.

Al termine del pasto quando furono ai saluti e si dettero appuntamento a inverno finito, quello sicuro di se rilanciò “E allora ? Si va o non si va ?”

E fu proprio lì, nel parcheggio della trattoria della Cugna, dove peraltro non si era mangiato un granché bene, che  alla prima scrollata ne rimasero soltanto tre disponibili per andare a Santiago, dove per Santiago si intende quello di Compostela e non  quello del Cile.

Fu così che dei sei umarell originali ne rimasero in ballo soltanto tre.

Passò l’ inverno e poi, guarda un po’, anche quella volta venne la primavera e i nostri umarell erano sopravvissuti a tutto questo, ma nulla si era ancora mosso. Così lo sborone che aveva buttato là l’idea si dilettò a fare un bel programmino dettagliato di una dozzina di giorni di cammino con orari, tappe e chilometri, lo mise nero su bianco tanto per far capire le difficoltà e  quando si incontrarono di nuovo  lo mostrò a tutti  sicuro che nel frattempo si fossero smontati anche gli irriducibili e con una scusa si sarebbero scrollati l’impegno di dosso.

Ma non andò così.

Andò invece che gli altri due umarell da molti anni covavano segretamente quel desiderio di andare a Santiago e non avevano mai trovato l’occasione o la giusta compagnia per farlo come volevano loro: a piedi. Ed ecco che  quella insperata occasione era capitata.

Il primo dei due era il camminatore ecologico, uno che aveva fatto delle escursioni una ragione di vita. Uno che visse due volte: nella prima vita si sposò, costruì una casa in collina, ebbe due gemelli e fece il grullo per un bel po’ fondamentalmente perché era infelice. Per lavoro girava la provincia guidando autobus pubblici sulla linea Crespole – Lanciole, per  Calamecca si cambia, un chilometro dopo l’altro suonando il clacson a ogni curva “ poopiipoopii poopiipoopii “ e lentamente, anno dopo anno, deperiva.

Nella seconda vita lasciò la moglie e la casa in collina, cambiò  città, si fece una fidanzata nuova, chiuse con il lavoro di autista e si riciclò nella sua passione infantile: camminare.

Principiò quindi a girare mezzo mondo avanti e indietro sempre a piedi accompagnando ragazzi, ragionieri obesi e vecchietti su sentieri e crinali, dormendo in tenda e nei rifugi finalmente a contatto con la natura e godendosi la compagnia del cane: era la vita che aveva sempre desiderato.

Adesso era felice, ma non era mai riuscito a infilare nei percorsi suoi e degli altri il cammino di Santiago.

L’altro era un vecchio forestale, esperto di abeti rossi e di piste da sci, montanaro di cultura e adozione con la passione sfrenata di spengere incendi e con una intuizione geniale su questa attitudine si era creato una rimarchevole reputazione. Anche lui aveva girato il mondo per  monti e vallate spengendo fuochi qui e sciando di là, arrivando fino all’estreme propaggini del Cile, visitando la Santiago sbagliata, elargendo consulenze in giro per i boschi d’Italia. felice di come la gente ne riconoscesse le qualità, destreggiandosi fra figli, nipoti e uno strampalato e mutevole  tifo calcistico, facendo molte cose interessanti meno una: anche lui non era mai riuscito a trovare qualcuno che andasse con lui a Santiago, quella vera.

Così tutti e due avevano colto al balzo la palla buttata là in trattoria e si erano fermamente convinti che ora o mai più. Era il mese di marzo e  la faccenda aveva preso una piega decisamente seria e fu così che il ballerino di liscio si ritrovò invischiato nella sua stessa spacconata e non si poté più tirare indietro neppure lui.

continua ….

Tre umarell… – 2° La rimpatriata

Abusato termine per indicare un incontro fra vecchi amici, utilizzato nei tempi moderni tramite Facebook e internet per riunioni di vecchi compagni delle elementari, del collegio dei Salesiani o del servizio di leva. E’ generalmente causa di sgradite sorprese  quando ci si accorge che qualcuno è morto, la ragazza che ci faceva perdere la testa è diventata un’anziana triste e grinzosa, lo snello è diventato grasso e il bullo un vecchio fanfarone malinconico e soprattutto tutti sono invecchiati tremendamente e se lo sono gli altri ……lo siamo  anche noi! Una occasione nella quale si tocca con mano il declino proprio e altrui, e quando si rientra  a casa si dice: non lo rifarò mai più.

Il ciclista provetto, che fra le altre molteplici attività era anche un convinto gommonauta e che aveva venduto automobili a tutta la città meno che agli amici, non era di questo parere ed ebbe un giorno la sconsiderata idea di organizzare una di queste rimpatriate. Contattò così i vecchi compagni di gioventù con la decenza di farlo a voce e non  utilizzare Facebook o il computer, anche perché con questi strumenti, non appartenendo alla categoria dei veicoli, non aveva gran dimestichezza.

Ai più parve  una forzatura, una rottura di maroni, un patetico tentativo di tornare indietro, ma lui insisté cocciutamente, l’ostinazione era uno dei suoi pregevoli difetti, finché tutti accettarono di rivedersi attorno a un tavolo di trattoria nel Mugello.

Si chiamava Antica Osteria di Montecarelli.

L’incontro fu cordiale “ma come stai ? ma la famiglia com’è ? e i figli che fanno ? e la pensione ? e la salute ? e via e via con l’ova …” , e intanto  addentavano crostini neri e tagliatelle al sugo, bevevano bicchieri di vino rosso e assaggiavano carne arrosto sotto al pergolato dell’osteria. Ma non erano venuti fin qui per ragionare delle mogli e dei figli, erano qui per loro stessi.

Un poco di imbarazzo all’inizio, poi, con prudenza, le reticenze lentamente si scioglievano, le perplessità venivano superate e ci si lasciò andare passando olre il riserbo. Certo, erano tutti invecchiati, ma conservavano ancora la scintilla che li aveva accomunati  tanti anni prima. Assaporarono il piacere di riconoscere i vecchi tic e le vecchie ossessioni e la voglia di sorridere immutata. e per tutti fu come ritrovare un  po’ di se stessi, vecchi compagni cresciuti col mito di Berlinguer che non rimuovono il passato, anche quello sbagliato.

Fu una giornata inaspettatamente piacevole al punto che da allora divenne una consuetudine ritrovarsi una volta l’anno, poi due volte l’anno e infine ogni volta che qualcuno ne avesse avuto voglia.

Questa fu la genesi, e in questo caso la rimpatriata riuscì alla grande e il ciclista provetto da allora in poi poté raccontare orgogliosamente questa cosa alla nipote:

“Lo sapevi che il nonno una volta chiamò a raccolta i vecchi amici di gioventù e si fece una gran festa ? te lo avevo mai raccontato ?”

“E basta nonno !  me l’avrai  detto cento volte ! prendi le pasticche piuttosto sennò rimbambisci del tutto. su, apri la bocca !”

continua……

Tre umarell…

Tre umarell andarono a Santiago e tre umarell se ne stettero a casa: il primo disse che aveva male ai piedi e non poteva camminare, ma solo andare in bicicletta per fare sui 140 chilometri al giorno. Il secondo ebbe un infarto asintomatico mentre tentava di scalare una montagna non innevata e fu portato in elicottero all’ospedale dove gli dissero: “Signore mio, questi son  segnali ! Stia attento a non  fare sforzi e soprattutto non si strapazzi”, e questa fu senza dubbio la scusa migliore,  il terzo, che era l’unico biondo, non aveva ferie in quel periodo sebbene fosse in pensione da otto anni.

Ma andiamo con ordine.

Anni 70: c’era un bel gruppetto di ragazzi sfigati allevati nella casa del popolo che  si frequentavano e si divertivano con leggerezza, ma ogni tanto sapevano essere anche seri.

Avevano vent’anni, vivevano insieme la giovinezza, le lotte “si-fa-per-dire” di classe e i primi amori quando a un certo punto, come sempre accade, scomparvero i brufoli e scoppiò  la maturità e con essa una infinita sequenza  di  novità serie e inopportune come  fidanzate che poi si trasformavano in mogli che poi si trasformavano in madri, relative famiglie che crescevano, pensieri, case da comprare, mutui  e conseguente necessità di lavorare a testa bassa senza tanti grilli per il capo..

Sommersi da quella valanga di responsabilità accadde così che senza neppure accorgersene si persero, allontanati per strade e frequentazioni distanti l’una dall’altra.

Passarono nell’oblio quaranta anni (quaranta !) e qualcuno dei ragazzi non ce la fece: Sandro, Roberto, Marco, Piero che con la casa del popolo  non c’entrava niente. E’ vero che si erano allontanati ma le notizie correvano comunque e ogni volta che uno di loro moriva qualcosa veniva perduto per sempre da tutti gli altri.

Di qualcun altro si persero le tracce definitivamente per scelta o incuria e alla fine ne rimasero soltanto sei.

Alla soglia dei settanta e digerita l’eccitante novità della pensione, sembrò che tutta una vita di lavoro fosse appartenuta a qualcun altro e si ritrovarono senza accorgersene nella categoria degli umarell,  di coloro che non hanno un cazzo di nulla da fare, mentre nel frattempo le mogli, com’è giusto, continuavano a lavorare.

Giornate lunghe che riempivano con le attività più svariate:  qualcuno faceva  consulenze per arrotondare, un’altro tirò fuori dal garage  la bicicletta, uno si mise a ballare il liscio, uno si dedicò anima e corpo a metter su una seconda famiglia, chi faceva le scalate e chi suonava il pianoforte, chi girava in moto, chi faceva il bolognese a tempo pieno e chi ancora vendeva automobili per prendere il caffè coi clienti.

Erano quelli che avevano sperato in un futuro migliore e involontariamente contribuito a farne uno peggiore,  un po’ viziati, un po’ mammoni, col pensiero dominante della ragazza e col lavoro a tempo indeterminato. Era la generazione nata e cresciuta dopo la guerra senza averne vissuto i dolori e troppo giovane per aver goduto della rinascita economica, incapaci di stare dietro ai tempi frenetici e alle ristrutturazioni, ai cambiamenti sempre più rapidi, ai tagli del personale e ai ritmi moderni, in difficoltà coi cellulari e nemici giurati dei social.

Tutti smisero prima o dopo di andare a donne, tutti prima o dopo si pentirono di aver votato Renzi e tutti a un certo punto della vecchiaia covavano la nostalgia dell’atmosfera della casa del popolo, alla ricerca di qualcuno simile a loro, come  a chiudere un cerchio per troppo tempo rimasto aperto.

continua …….