Tre umarell… 13 – El cuarto dia: da Arcade a Combarro

Nella bella cittadina di Arcade, località famosa per le ostriche e i frutti di mare,  molti bar e ristoranti servivano  queste specialità, ma i nostri erano troppo cupi e stanchi per andare oltre la soglia della squallida locanda dove avevano passato cena e notte  e queste specialità se le erano perse. Per informazione Arcade si trova nella parte interna della Ria di Vigo, un estuario che forma un lungo fiordo, il cui fondale è tutt’altro che profondo e il fenomeno delle maree qui è particolarmente visibile. I nostri umarelli di buon mattino partirono rinfrancati da un sole caldo che dava una luce diversa al paesaggio e attraversarono il bel ponte di pietra sull’estuario ammirando la bassa marea e le barche in secca consapevoli di aver sprecato  il bello del soggiorno a Arcade, ma quello era il ruolino di marcia che si erano imposti e non si potevano permettere distrazioni. In effetti tutta la giornata fu un po’ di corsa.

Camminarono di  buonumore tutta la mattina incontrando molti pellegrini di ogni razza ed età e scambiandosi affaticati “Buen camino” a tutto spiano. Il camminatore assiduo quando poteva attaccava discorso con quelli che affiancavano con stralci di dotto inglese accademico misto a dialetti locali “Ola, noi ar going to Santiago e voi ? Noi somos de Firenze Italy , conoscè  Firenz ?” e il ballerino mugugnava perché diceva che erano di  Firenze. “Dite di Pistoia piuttosto, che anche se non la conoscono è lo stesso, non vergognatevi delle origini e poi a me i fiorentini mi stanno sui coglioni perché ci ho lavorato sette anni e ho dovuto combattere con tutti perché sono gobbo e loro violacei”. E il vecchio forestale diceva a tutti che nella sua  carriera di forestale aveva frequentato prefetti, assessori, sottosegretari e messi comunali di tutte le città d’Italia,  ma naturalmente lo diceva in italiano e nessuno lo capiva a parte i due omarelli che non ne potevano più delle storie della forestale e tutto il resto. E poi ognuno doveva pensare a mettere un passo dopo l’altro che era la cosa fondamentale di quella camminata se volevano arrivare in fondo.

A un  certo punto  scorsero su un prato un gruppetto di bovini e dopo un paio di chilometri un cavallo e anche alcune pecore sparse  e si dissero che l’azienda di soggiorno della Galizia li doveva aver piazzati lungo il percorso per far vedere quanto fosse bucolica la zona perché furono i soli animali che videro  in tutto il viaggio.

Poi, grazie a una deviazione che il vecchio forestale non gradiva perché più lunga del percorso stradale, attraversarono un bel bosco che seguiva il letto del fiume Tomeza e qui si imbatterono in un ragazzetto di una decina di anni che correva lieto sul sentiero da solo e al ballerino vennero in mente le favole terribili di Cappuccetto Rosso e di Pollicino  e pensò che ci voleva una bella incoscienza  a mandare un bambinetto a correre nel bosco da solo perché i lupi e gli orchi esistono davvero e sono più feroci di quelli raccontati nelle favole dove  poi vengono sempre sacrificati per il lieto fine. Nel  mondo reale spesso non c’è il lieto fine e quello doveva essere un paese particolarmente felice o particolarmente distratto  se un bambino se ne andava da solo nel bosco.

Arrivati a un ponticino sul fiume si sedettero a bere le bibite gassate che avevano con sé e a chiacchierare con un gruppo di matrone tedesche, o forse inglesi o australiane non si capiva bene, tutte sovrappeso e rosse in viso coi culi afflosciati sul parapetto del ponte. Anche a loro dissero che erano di Firenze e le altre risposero “Wonderful Florence! “ E loro risposero “Eh si ! e il discorso morì lì e il ballerino ripeté per la centesima volta “Ma perché dite che si viene da Firenze, porca miseria !”.  Le matrone stettero ancora flosce a rimirarsi i piedi e i nostri umarelli ripresero con solerzia il cammino per arrivare a Pontevedra.

Qui giunti trovarono l’ostello  principale che pullulava di pellegrini di ogni natura, sesso e religione che facevano tanto folclore pellegrinesco e si scambiavano abbracci e baci e saluti gioiosi di circostanza e scapparono subito da quella folla variopinta e sudaticcia per andare a cercare l’Ufficio Turistico.

Il vecchio forestale guidava il manipolo perché voleva sapere dove avrebbero dormito sulla variante spirituale perché va bene la spiritualità, ma un buon  letto e una sana doccia venivano pari pari con lo spirito di cui sopra e una variante senza letti più che spirituale sarebbe stata una cazzata enorme.

La questione era così importante che sentiva la necessità di domandarlo a chiunque avesse la sventura di poter apparire edotto sul fatto del dormire, che fosse il barista dell’ostello  o un vigile urbano o il sindaco  di Pontevedra che incocciarono per caso.

Questo sindaco, al quale avevano chiesto  una semplice informazione fermandolo per strada, era proprio un bel tipo di nome Miguel Anxo Fernández Lores. Fu gentilissimo con i nostri umarelli che  accompagnò personalmente all’ufficio turistico. Per la strada si disvelò e disse “Lo sapete  con chi state parlando ?”  e uno degli umarelli disse “certochennò ! “ che in spagnolo si dice “No” e il sindaco disse “Io sono Miguel Fernandez il sindaco di Pontevedra ! “ che in spagnolo si dice Alcalde de Pontevedra. Alla quale notizia i nostri umarelli si umarellarono immediatamente e uno cominciò a chiedergli che ne pensasse di Renzi, uno disse che la città era bellissima e se fosse di destra o di sinistra, l’altro gli chiese se ci fosse posto da dormire lungo il cammino spirituale e tutti si vollero fare una foto a braccetto coll’alcalde di quella bellissima città per poterlo raccontare ai parenti.

Miguel, ormai erano in confidenza avendo percorso più di cento metri insieme, stava andando a celebrare un matrimonio che in spagnolo si dice matrimonio e disse che governava (gobernò) quella città (ciudad) da più di venti anni (más de veinte años) e non aveva intenzione di smettere (detener) perché il suo lavoro era molto bello e aveva ottenuto numerosi riconoscimenti mondiali (mundial), ma lo diceva senza vantarsi troppo, poi disse anche che non sapeva chi fosse quel Renzi (Renzi) e che no, non sapeva nulla di dove dormire sul cammino spirituale e se ne andò dalla sposa (novia). Non è che capirono proprio tutto, ma il succo era questo e alla fine di tutto un omarello disse impressionato “ aoh, il sindaco …..’sticazzi !”

Si compiacquero della città di Pontevedra che era  bellissima, piena di piazze affollate da  miliardi di persone che gremivano sorridenti i caffè e i ristorantini bevendo calici di ambrosia e sussurrando  tenere  frasi d’amore alle ragazze dentro magnifiche aree pedonali ornate di monumenti equestri e di fiori coi terrazzi ornati di ghirlande variopinte, e gli stornellatori  cantavano gioiose melodie sotto il sole ridente e le donne erano tutte giovani e belle e i maschi sembravano snelli toreri in maglietta e gli anziani venivano nutriti a gerovital. E i bambini poi..…che meraviglia. I  bambini giravano in bicicletta liberi e i colombi cacavano girandole gialle indisturbati sui balconi imbandierati a festa mentre gli aerei della pattuglia acrobatica sfrecciavano nel cielo terso facendo impennare gli aquiloni dei ragazzini che correvano coi padri affettuosi e il profumo di sangria si effondeva nell’aere e tutti erano ebbri di felicità.

Insomma forse era un tantino esagerato, ma la città era davvero a misura di uomo e  si chiesero se i Pontevedrini non avessero un cazzo da fare per esser tutti lì a godersela e che avrebbero dovuto trasferirsi  anche loro a Pontevedra, tanto più che erano in confidenza col sindaco.

Andarono all’Ufficio del Turismo che li dirottò a un altro punto di informazione perché a Pontevedra con tutto quel benessere c’erano molteplici uffici che si occupavano di queste cose (e te credo !) ma non ottennero alcuna certezza sui posti dove dormire nei giorni a venire.

Per prendere una decisione che di fatto era già stata presa si rifugiarono in un ristorantino lungo la strada, non prima di  una accanita discussione sul fatto  se convenisse prendere un tavolo al sole o all’ombra che sembrava una questione di vita o di morte. Poi scoprirono che la cameriera carina non capiva  un granché del loro slang misto perche non seppe indicare il bagno che loro chiamavano correttamente bagno, gabinetto, latrina, toilette, wc invece che “aseo” come c’era effettivamente scritto sulla porta. Per ordinare dovettero indicare a gesti il piatto che stava divorando un altro cliente perché il menù era incomprensibile  e la medesima cameriera pure. Il piatto era una zangola di magnifico callos con ceci e maiale in brodo che divorarono accompagnato da Estrella e naturalmente acqua gasata a mille ampere.

Fu lì che la decisione si materializzò fra qualche residua protesta e qualche dubbio: avrebbero proseguito per la variante spiritual subito dopo pranzo, lasciando perdere le magnificenze di Pontevedra e confidando nella provvidenza.

Fatto il pieno di gas nello stomaco si rimisero in cammino e dettero un addio malinconico alla città attraversando i suoi magnifici ponti, poi il vecchio forestale, che aveva ancora ruggini da smaltire col mondo, assunse autoritario il comando delle operazioni e decise quale strada prendere e anziché percorrere il sentiero del cammino di Santiago, inforcò deciso la strada statale verso la prossima meta, proprio come se fossero stati in auto.

Quello che seguì fu un coacervo di situazioni strane e premonitrici: fecero diversi chilometri sulla strada fra il caos delle macchine e le curve tortuose seguendo le indicazioni dei cartelli stradali comprese le rotatorie che percorsero diligentemente in mezzo al traffico mantenendo la corsia di destra. Intanto il ballerino di liscio lentamente si staccava dagli altri due, assumendo un atteggiamento rilassato e introspettivo e  iniziando a impersonare la parte del cavaliere solitario alla Clint Estwood.  La cosa non garbò agli atri, ma lui incurante si fece tutta la strada da solo fino a Combarro, dove arrivò con  una mezz’oretta di ritardo. L’ingresso in paese non fu trionfale, ma fu fatto all’unisono come da copione perché gli altri lo aspettavano ingerendo limonata frizzante e si incantarono ad ammirare l’alta marea che copriva il sentiero. Si fermarono a chiedere informazioni in lingua spagnola, o quello che era, sulle camere all’albergo Xeito lungo la strada principale e fu un buona intuizione.

Il portiere dello Xeito  faceva il finto tonto ma era un tipo sveglio che capì subito il problema che affliggeva i tre  umarelli  e  lo risolse indicando un altro alberghetto disponibile giusto una ventina di chilometri dopo, cosa  che avrebbe risolto i dubbi di letto, anzi fece di più chiamò subito la signora Luisa del suddetto alberghetto e la preallertò che forse l’indomani avrebbe avuto visite pellegrinesche e di tenersi pronta. Poi trattarono sul prezzo delle camere e il portiere incassò il tutto al nero e agli omarelli venne una botta di nostalgia perché sembrava di essere in Italia.

La cosa rese l’atmosfera più tranquilla, e ce ne era bisogno, e i tre dopo doccia, unzione dei piedi e cambio di indumenti si ritrovarono per la cena. Il ballerino di liscio per l’occasione indossò calzini corti grigiastri e sandali che stava una meraviglia, mandò anche una foto dei piedi alla moglie entusiasta che sicuramente pensò “ma come l’è bel il mio umarell !”.

 

Il paesetto di Combarro nel suo lungomare caratteristico si rivelò una gradevole sorpresa: pieno zeppo di bancarelle, negozi di souvenir e localini di pesce con una fiumana di turisti che arrivavano in pulman e giravano, chiacchieravano e compravano  cappellini, targhette, collane e gelati. Quasi non si transitava dalle strette stradine dal pieno che c’era e il mare nel frattempo  abbassava la superficie rivelando il fondale pieno di detriti marini e animaletti commestibili. Bello !

Apprezzarono molto l’atmosfera e si fecero foto sorridenti, le asperità della giornata erano sparite come la fatica e stettero bene.

La cenetta sul mare fu a base di pesce fritto e pulpo alla gallega con patatas che in italiano si  dice polpo alla gallega con patate e si fa anche da noi, ma questo è molto più buono perché qui siamo in Galizia e ci mettono anche la paprika e la bassa marea.

Fu una giornata lunga e faticosa, piena di  cose da ricordare e quando andarono a letto erano pieni di buoni propositi.

continua ….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.