Le indagini del maresciallo Battaglia – 9° – Capannori

Alle ore 07.00 di questa mattina si presentavano qui davanti al sottoscritto piantone verbalizzante il signor Genesio Baccolini fu Giovanni di Turrita di Siena celibe e incensurato fino a questo momento e il signor Attanasio Furgiuele originario di Pozzuoli nullatenente seppure perito informatico, i quali venivano qui scortati dalla pattuglia comandata dal maresciallo Battaglia nelle loro vesti dei due litiganti.

Ma veniamo ai fatti

Nel corso della serata quasi notturna di ieri sera in località Capannori si stava svolgendo presso il Bar Stellarossa di proprietà di tale Xu-Xiaohao-Kozu di origine cinese una partita di calciobalilla a due ritenuta molto accesa dai testimoni avente in palio una serie di bevute per tutti gli avventori nel corso della quale venivano segnati molti goals da parte della squadra degli omini di colore rosso manipolati dal Baccolini tramite manovra detta “frullone”, modalità non prevista dalla contesa secondo il regolamento vigente nel bar Stellarossa essendo essi qualificati come non professionisti del settore calciobalilla.

Nonostante le reiterate proteste del Furgiuele il Baccolini insisteva svariate volte nella effettuazione del suddetto tiro a frullone infliggendo numerosi punti all’avversario ed avviandosi quindi a concludere  trionfalmente la partita  a proprio favore.

All’ennesimo utilizzo del tiro proibito ed alle parole che secondo le testimonianze il Baccolini rivolgeva all’avversario “Te tu sei una sega a biliardino!” il Furgiuele evidentemente esasperato dalla tattica aggressiva dell’avversario aveva una reazione dai più definita sopra le righe in quanto estraeva dalla tasca posteriore dei calzoni una pistola scacciacani a pallini di gomma parecchio dura  ed esplodeva alcuni colpi in varie direzioni, dette anche a casaccio, colpendo una fila di bottiglie del bancone, due avventori di striscio e più che altro il torace del Baccolini.

A questo punto scatenavasi una baraonda generalizzata all’interno del Bar Stellarossa e mentre il proprietario cinese chiamava utilizzando la lingua italiana il pronto intervento i due contendenti più un folto numero di avventori procedevano ad una rissa tramite spintoni, calci e numerosi cazzotti.

Il caso volle che la pattuglia volante comandata dal maresciallo Battaglia trovassesi  nelle vicinanze di ronda presso il cinema Eden dove veniva proiettato il film a luci rosse “Malattie veneree”   e quindi poteva intervenire nel giro di pochi minuti.

Al  sopraggiungere della pattuglia i contendenti che erano già fuoriusciti dal locale e si trovavano nella strada antistante ove proseguivano incessantemente i combattimenti, tentavano di allontanarsi il Baccolini a piedi e il Furgiuele salendo su una autovettura Clio verde con targa VY 345 GH, indi detto Furgiuele dava una sgommata dai più definita poderosa e si dirigeva ad andatura costante verso il Baccolini colpendolo nel posteriore tramite  cofano anteriore e gettandolo a terra ove veniva trascinato per metri dodici.

Dopo di che il Furgiuele, non sazio, scendeva dall’autovettura impugnando  il cric e, nonostante il timido  intervento dell’ausiliario Badalà, cercava di calarlo sul cranio del Baccolini inerme.

Il maresciallo Battaglia decideva quindi di intervenire e provvedeva  ad applicare una scarica di botte al Furgiuele tramite il  manganello d’ordinanza  annientandone le velleità e quindi a tradurlo ammanettato mani e piedi in centrale.

Trasportato al nosocomio di Capannori al Baccolini veniva riscontrato oltre allo scioc  emotivo, anche un politrauma e contusioni sparpagliate dappertutto che i medici giudicavano guaribili in un mese e quindi dimesso avendo firmato la liberatoria sanitaria.

L’arma, una modello 92 di scacciacani modificata calibro 8 marca Bruni con canna di 15 centimetri è stata sequestrata.

Presentatisi qui davanti a me verbalizzante i due contendenti rifiutavano una pacificazione bonaria in quanto il Baccolini intendeva sporgere denuncia per aggressione a mano armata e tramite autovettura nei confronti del Furgiuele mentre costui gridando “ommesfaccimmo”  tentava ancora di colpirlo tramite una sedia facente parte dell’arredo del commissariato centrale. 

Nei confronti dell’uomo sarà celebrata al più presto l’udienza di convalida dell’arresto e contestualmente il processo che si svolgerà oggi stesso con rito direttissimo.

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto verbalizzante Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2018/11/18/news/spara-al-rivale-del-calcio-balilla-e-lo-travolge-con-la-macchina-1.17475024

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Le indagini del commissario Battaglia – 8° – Correggio

Alle ore 23.30 circa di ieri notte, cioè quella che precede oggi, l’agente semplice Tumiriello Genesio in servizio di piantone notturno veniva svegliato da un sonno ristoratore da una telefonata allarmata con la quale un individuo maschile richiedeva aiuto utilizzando le testuali parole:

“Presto ….. aiuto…… madre santa .. ….la mi’moglie mi vuole sparare.”

Scossosi dal giustificato torpore l’agente Tumiriello richiedeva ulteriori informazioni al chiamante: generalità, data di nascita, domicilio fiscale, estremi della patente di guida e ultimo ma non ultimo (?) l’indirizzo dal quale stava chiamando.

A tali precise richieste, utili peraltro alla compilazione del modulo PIC 112 del manuale del pronto intervento celere, l’individuo rispondeva in maniera piuttosto concitata declamando solo l’indirizzo che appuravasi essere quello di Piazza degli Ortaggi  della ridente località di Correggio senza peraltro specificare il numero civico, dettaglio che come vedremo rivestiva la sua importanza.

A questo punto pur insistendo per reperire i dati mancanti per la compilazione del  modulo con il richiedente aiuto che farfugliava frasi sconnesse, l’agente Tumiriello allertava la pattuglia di ronda notturna con l’altro telefono in dotazione al centralino, in quanto detto centralino ha per l’appunto più apparecchi telefonici a disposizione come da regolamento.

Veniva quindi allertata subitamente la pattuglia comandata dal maresciallo Battaglia che trovavasi in  auto con l’autista agente semplice Tasselli Gerardo  e l’ausiliario Rino Badalà posizionato alle sue spalle. La pattuglia stazionava in località Fosdondo nelle vicinanze di una passeggiatrice abusiva conosciuta come Luana che peraltro stava opponendo resistenza verbale alle forze dell’ordine. Lasciata perdere momentaneamente la passeggiatrice abusiva, l’auto si dirigeva a folle velocità lungo la strada provinciale in direzione di Correggio e precisamente sul luogo denunciato dal richiedente aiuto e quivi giungeva in circa dodici minuti avendo polverizzato ogni precedente  record di celerità sebbene con qualche danno secondario ad alcune autovetture parcheggiate sul lato destro della strada.

Giunti in Piazza degli Ortaggi la pattuglia si mostrava incerta sul palazzo nel quale effettuare l’intervento di soccorso, il maresciallo Battaglia comandava allora l’ausiliario Badalà affinché suonasse con insistenza tutti i campanelli dei palazzi circondanti la piazza al fine di reperire quello giusto. Il Badalà eseguiva di buon grado tale fanciullesca mansione e al sesto tentativo, dopo aver raccolto diversi insulti ed improperi da numerosi cittadini risvegliati in piena notte, individuava la casa giusta nella fattispecie l’appartamento posto al piano secondo del numero 17 intestato a Filippo Santiloni di Varazze quivi domiciliato e residente con la moglie Ardia-con-l’accento sulla-i Benesperi.

I  militi piombavano subitamente nell’appartamento e quivi rinvenivano la signora  Ardia-con-l’accento sulla-i Benesperi con in mano una Luger 08 (talvolta chiamata P08 Parabellum) che agitava in maniera maldestra e minacciosa in varie direzioni declamando le seguenti parole: “ Quel porco mi tradisce, se non mi fa subito vedere il cellulare gli sparo, sorbole !”.

Facendosi scudo col corpo recalcitrante dell’ausiliario Badalà, il maresciallo Battaglia abbastanza esterefatto intimava l’altolà alla Benesperi che come risposta traccheggiava, nel frattempo l’agente Tasselli piombava alle sue spalle e con una decisa mossa di arte marziale detta ta-che-vondo stendeva  a terra la donna e le montava sopra con  tutto il peso del corpo schiacciandola pesantemente sotto i suoi novanta chili vestiti.

Mentre la donna guaiva dal dolore e dalla frustrazione il maresciallo provvedeva ad apporre le manette ai polsi ed a recuperare la pistola e indi procurarle un paio di scariche a scopo intimidatorio tramite il nuovo storditore elettrico modello X26 in dotazione alla pattuglia.

Avendo ridotta finalmente al silenzio la Benesperi  si sentiva aprire cautamente la porta del bagno posto in fondo al corridoio a sinistra e una testa di uomo affacciavasi nel vano della porta. Tale testa risultava appartenere al corpo del richiedente aiuto Santiloni Filippo di anni 40 coniugato, impiegato statale e incensurato fino ad oggi, il quale uscendo lentamente dal bagno  si presentava in vestaglia da camera color azzurro e ciabatte di pelo e tutto tremante passava accanto alla donna ammanettata e ancora  distesa a terra esanime sotto il possente corpo dell’agente Tasselli.

Riportata una calma apparente nell’appartamento il maresciallo  sottoponeva a stringente interrogatorio il Santiloni al fine di ricostruire l’accaduto e veniva così a sapere che la signora  Ardia-con-l’accento-sulla-i Benesperi, scoperto che il marito aveva inserito una nuova pass-uord al cellulare, non  poteva più controllare il registro dei messaggini detti uo-zap in entrata ed uscita e quindi non poteva verificare le scappatelle amorose di costui. In preda a un attacco di gelosia parossistica la signora aveva pertanto recuperato la pistola Luger del marito malamente custodita nel cassettone e l’aveva minacciato di morte e danni materiali permanenti se non le avesse rivelato la nuova pass-uord del telefonino. Vista la mala parata il Santiloni, avendo evidentemente  qualcosa di sessuale da nascondere dentro il cellulare, temeva di rimanere vittima di insana gelosia, e si era barricato in bagno recando seco il telefono con il quale aveva allertato il centralino del comando.

Questi i fatti prontamente ricostruiti dal maresciallo Battaglia.

A questo punto non restava che tradurre la signora incatenata in cella di sicurezza con  l’accusa infamante di minaccia  a mano armata nei confronti del coniuge, rissa e resistenza passiva a pubblico ufficiale e quivi trattenuta in attesa di processo sommario.

Al signor Santiloni veniva sequestrata la pistola Luger il porto d’armi, la patente di guida e il cellulare di marca cinese che viene consegnato alla autorità giudiziaria onde verificare la cronologia dei messaggi amorosi da archiviare come prova agli atti processuali.

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto verbalizzante Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

https://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2018/11/13/news/minaccia-il-marito-con-la-pistola-mostrami-il-cellulare-o-sparo-1.17460911

Le indagini del maresciallo Battaglia – 7° Titignano

Il giorno 6 novembre u.s. alle ore 16 un autoveicolo Hyundai modello Atos di colore rosso con targa AB 789 CD irrompeva nell’area di servizio del distributore della nota marca petrolifera cu-eit sito in località Titignano al chilometro 27 della  FI-PI-LI direzione LI, dove LI sta per Livorno, con andamento oscillatorio sussultorio del tipo zigzagante. L’autovettura viaggiava a velocità sostenuta e ondivaga fuori controllo motivo per cui urtava una fila di cartelloni espositivi recanti i prezzi dei carburanti e quattro secchi di plastica ad uso clientela per lavaggio andando poi a fermare la sua corsa contro la pompa del gasolio contrassegnata dal numero 2.

Assistendo alla scena al sicuro dal suo gabbiotto il gestore dell’autopompe chiamava il pronto intervento e questo allertava la pattuglia volante di servizio che nella fattispecie risultava essere quella costituita da:

autista alla guida agente semplice Gerardo Tasselli, sedente davanti al comando maresciallo Battaglia al di cui didietro si posizionava l’ausiliario Rino Badalà.

La pattuglia era in corso di pedinamento a bassa velocità di una autovettura recante alcune donne di genere femminile in abiti succinti per constatare dove fossero dirette quando allertata dell’urgenza dal piantone di servizio decideva con riluttanza  di dirottare verso l’autopompa di Titignano di cui sopra, ove pergiungeva alcuni minuti più tardi a forte velocità e sirene spiegate.

Qui giunta la pattuglia si avvicinava a piedi in ordine sparso alla autovettura e quivi rinveniva seduta sul sedile in posizione definita semisdraiata una donna di colore bianco che brandiva amichevolmente una bottiglia di limoncello da litri due marca “Sorrento” già in parte consumata dalla quale attingeva ripetuti sorsi di liquido giallo.

Insospettito dalla ilarità della donna il maresciallo Battaglia le intimava di scendere dalla autovettura e di consegnare la bottiglia e comandava all’ausiliario Badalà di effettuare la prova del palloncino alla suddetta.

La donna spalancava di colpo lo sportello urtando con violenza la parte anteriore pelvica dell’ausiliario Badalà che si stava avvicinando e sbattendolo a terra dolorante indi poi scendeva recalcitrantemente dall’auto ed estraeva con difficoltà i documenti dalla borsetta dai quali dimostravasi essere tale Manrica Favero di anni 50 separata, di professione portalettere residente a San Giuliano Terme.

Approntandosi  quindi alla redazione del verbale a suo carico per danneggiamento di proprietà privata petrolifera e mettendola repentinamente di fronte alle sue responsabilità civili e penali la Favero assumeva un atteggiamento definito languido e pregava i verbalizzanti di soprassedere tramite ammiccamenti, al diniego opposto dal maresciallo Battaglia la suddetta Favero decideva improvvisamente di slacciare la camicetta di colore verde chiaro e gettarla  a terra rimanendo in reggipetto a  coppa  traforato  color nero posizionando ambedue le mani sotto al seno medesimo in una offerta erotica nei confronti dei militi strizzando a più riprese l’occhio sinistro in atteggiamento provocatorio.

Nonostante la titubanza mostrata dall’ausiliario Badalà, la reazione del maresciallo Battaglia era ferma e tesa a scoraggiare ogni avance sessuale della Favero.

A questo punto la medesima, visti vanificati i suoi tentativi corruttivi, si alterava vieppiù e si gettava impetuosamente contro tale Demetrio Gaggini, di professione paramedico che si trovava sul luogo in quanto curioso.

Scaturiva quindi una focosa colluttazione nel corso della quale la Favero mordeva ripetutamente il paramedico a numerosi arti superiori e inferiori procurandogli lesioni multiple.

Il maresciallo Badalà si trovava quindi costretto a comminare alla Favero una serie di scariche elettriche tramite dissuasore modello X26 in dotazione alla pattuglia atte a stordirla procurandogli ustioni e abrasioni varie.

Ridotta all’impotenza l’indemoniata  veniva ammanettata e tradotta nella camera di sicurezza della caserma in attesa del procedimento per direttissima per guida in stato di ebbrezza alcolica, lesioni multiple volontarie a paramedico  e resistenza a pubblico ufficiale. La maggior parte dei convenuti si sono costituiti parte civile.

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto verbalizzante

Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2018/10/27/news/si-offre-di-fare-sesso-con-i-poliziotti-per-evitare-il-verbale-1.17397107?ref=search

Le indagini del maresciallo Battaglia – 6° Stabbia

Addì 16 ottobre dell’anno corrente si verbalizza l’intervento effettuato  tramite la pattuglia di ronda così composta: autista alla guida della vettura agente semplice Gerardo Tasselli, sedente anteriore destro maresciallo Battaglia al cui didietro si posizionava l’ausiliario Rino Badalà.

I fatti:

Nella serata di ieri 15 ottobre perveniva una  telefonata al centralino di servizio con la quale una voce di genere femminile rotta dal tremore raccontava che il proprio vicino di casa la stava aggredendo ripetutamente in località Stabbia.

Veniva immediatamente allertata la pattuglia volante sopra specificata che stava stazionando nei pressi del negozio di alimentari gestito da tale Luana Battocchi detta “la panaia” di anni 25  sulla quale girano da alcuni mesi voci inquietanti di adescamento a scopo prostituivo.

Avvisati della urgenza i militi abbandonavano a malincuore la sorveglianza e si precipitavano a sirene spiegate e fari rotanti azzurri a led verso l’abitazione della richiedente soccorso della quale peraltro non conoscevano l’ubicazione poiché il piantone di servizio al centralino si era dimenticato di chiedere l’indirizzo preciso dell’aggressione.

Si trovavano quindi costretti a percorrere numerose strade e vicoli della località Stabbia a forte velocità procurando danni collaterali a cassonetti, motorini ed auto in sosta nel disperato tentativo di rintracciare la chiamata quando dopo una mezz’ora di folle corsa si ritrovavano finalmente sul luogo del delitto che dimostravasi essere posto in Via del Salsero 12.

Qui giunti scendevano dall’auto e di fronte ai fari a led che illuminavano a giorno la zona si trovavano dinanzi a uno scenario apocalittico composto  da vasi di terracotta infranti a terra, piante di geranio e rododendri sparpagliate, frutta, verdura, un pollo disossato, fustini di detersivo di varie marche e molteplici barattoli di marmellata di marca Citterio infranti e una  signora richiedente aiuto barricata sul terrazzino della propria abitazione posta al primo piano con un energumeno di sesso maschile che da piano terra continuava a lanciare oggetti di varia natura nella sua direzione colpendola e non.

Il maresciallo Battaglia prontamente intimava l’altolà all’aggredente e ordinava all’ausiliario Badalà di avvicinarglisielo con lo scopo di circuirlo e catturarlo.

L’ausiliario Badalà recalcitrava più volte combattuto fra  la imperiosità dell’ordine impartitogli e la foga dell’energumeno, poi, con l’ausilio di un poderoso calcio nelle terga sferratogli dal maresciallo stesso a scopo di sollecito, si decideva ad affrontare l’aggredente il quale a sua volta sguainava all’improvviso non si sa da dove una katana giapponese del XVIII° secolo di pregevole fattura e della lunghezza di cm. 80 e lo minacciava puntandogliela con cattiveria proprio in mezzo alla gola gridando “ora vi sgozzo tutti, razza di merde !”

A questo punto l’ausiliario Badalà retrocedeva addosso al maresciallo Battaglia mentre con una repentina iniziativa l’autista della volante agente semplice Gerardo Tasselli lanciava la vettura verso l’aggressore e lo stendeva a terra con un perfetto colpo nelle reni del cofano anteriore. A quel punto potevano intervenire a completamento dell’operazione gli altri due militi che zompavano addosso all’aggressore e tramite dissuasori elettrici modello X26 in dotazione alla pattuglia lo stordivano procurandogli ustioni e abrasioni varie.

Dai documenti estratti dal corpo esanime deducevasi che trattavasi del trentasettenne Alvaro Cacangelo originario di Pozzuoli con precedenti penali per risse e abuso di corpi contundenti, residente da numerosi anni a Stabbia in Via del Salsero 13 ovvero vicino di casa della vittima aggredita, il soggetto stazionava dunque davanti a casa sua a lanciare suppellettili sulla vicina.

Il Cacangelo ancora stordito veniva raccolto da mani pietose e tradotto al nosocomio di Cerreto Guidi dove gli venivano diagnosticate diverse escoriazioni da scossa elettrica, una forte colica renale e alcuni pestoni minori guaribili in diversi giorni s.c..

Il maresciallo Battaglia provvedeva quindi a raccogliere le testimonianze e rassicurare la difendente la quale risultava essere tale Nencioni Rosaria di anni 54 nubile atta a casa e il di lei fratello Nencioni Onofrio di anni 56 che prudentemente, vista la mala parata, stava al riparo nel tinello di casa non volendo correre rischi inutili e rinchiudendo la sorella all’esterno sul terrazzino. 

Pare che il litigio fra  Cacangelo e i fratelli Nencioni sia stato originato dalla pungente  rivalità dei propri animali domestici, nella fattispecie di cani, di cui un carlino di marca molossoide di nome Eusebio di proprietà dei fratelli Nencioni ed un ci-ua-ua  femmina di nome Fedora di proprietà del Cacangelo. Nello specifico pare che Eusebio cercasse  ripetutamente da alcuni giorni di montare la Fedora senza il permesso del proprietario.

A lungo andare questo corteggiamento inevaso aveva fatto infuriare il Cacangelo che aveva reagito con inusitata violenza verbale e non.

A seguito della puntuale ricostruzione dei fatti il Cacangelo veniva dichiarato in arresto, prelevato a forza dal nosocomio di Cerreto Guidi,  incatenato ai ceppi e messo in camera di sicurezza  blindata con l’accusa infamante di  aver scagliato vasi e suppellettili varie fra le quali una busta della spesa all’indirizzo dei due fratelli (colpendo la donna che ha riportato lesioni), aver danneggiato l’auto di pattuglia urtando il cofano col proprio corpo e spaccato gli specchietti ed i paraurti delle due estremità della vettura e minacciato i militari. La katana veniva altresì requisita e messa agli atti in una busta robusta.

Il colpevole veniva dunque assicurato alla giustizia affinché farebbe il suo corso.

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto e dal maresciallo Battaglia. Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2018/10/16/news/ferisce-la-vicina-e-spacca-auto-e-vasi-poi-minaccia-i-carabinieri-con-la-spada-1.17358719?ref=search

Le indagini del maresciallo Battaglia – 5° Camaiore

Addì 20 luglio dell’anno corrente si verbalizza l’indagine effettuata nei giorni precedenti dei quali poi saremo più precisi dalla pattuglia mobile al comando del maresciallo Battaglia.

La pattuglia risultava così composta: autista alla guida agente semplice Gerardo Tasselli, sedente davanti maresciallo Battaglia al didietro del quale si posizionava l’ausiliario Rino Badalà.

Il giorno 12 luglio u.s. la pattuglia stava stazionando in località Fiumetto dinanzi alla abitazione di tale Fernanda Bucelli di anni 39, incensurata, nubile, a suo tempo fidanzata con il sopracitato maresciallo Battaglia, sorvegliandone  i movimenti  quando veniva richiamata dal centralino per un intervento urgente al supermercato Esselunga del Lido. Accese le luci rotanti azzurre e la sirena di ordinanza l’autovettura lasciava l’appostamento e si recava a tutta velocità verso il luogo segnalato attraversando molteplici semafori recanti colore rosso ed invadendo la corsia rotabile ciclistica  causando spavento e apprensione in numerosi bagnanti di ritorno dalla spiaggia che si trovavano inopportunamente a transitare in quel preciso momento.

Giunti nel parcheggio del supermercato, del quale non faremo più il nome per non fare pubblicità occulta, la pattuglia raccoglieva la deposizione della signora Concetta Tasselli, di anni 75 abitante a Camaiore in Via delle Pulci 12, incensurata e pensionata delle ferrovie, attraverso la cui testimonianza si ricostruivano i fatti occorsi:

Era passato da poco mezzogiorno e la signora Tasselli, che a precisa domanda non intrattiene alcuna parentela con l’agente di pattuglia Gerardo Tasselli, usciva dal supermercato ….. omissis…… con  la busta della spesa quando un tizio di marca albanese piuttosto malvestito e tarchiato le si avvicinava  con la scusa di aiutarla e le afferrava subitamente la catenina d’oro per estirpargliela dal collo gettandola a terra. Intendesi la vecchia e non la catenina.

Con grande presenza di spirito la signora Tasselli reagiva attaccandosi tramite morso dei denti al braccio del tizio che per reazione strattonava violentemente l’arto e la bocca della signora riuscendo a liberarsi della stretta e si allontanava fuggendo in direzione lungomare su una bicicletta rubata lì per lì con il braccio sanguinolento e la dentiera appartenente alla Tasselli in esso conficcata come un pugnale, inseguito vanamente da una  folla urlante composta da tre o quattro passanti.

Giunti sul luogo del misfatto il maresciallo Battaglia comandava di prestare il primo soccorso alla signora Tasselli mentre inviava l’ausiliario Badalà in perlustrazione tramite piedi dell’area circostante in cerca delle tracce dell’uomo di genere albanese. Quantunque non entusiasta l’ausiliario Badalà  procedeva svogliatamente percorrendo alcune strade intorno al supermercato  …… omissis ….. sotto il sole dell’una di pomeriggio che era cocente e ritornava un’ora dopo non  avendo raccolto alcuna testimonianza utile, bensì perlopiù sudato.

La signora Tasselli colpita da sciok e dalle escoriazioni subite nella selvaggia lotta doveva  ricorrere alle cure dei sanitari del nosocomio versiliese  che le comminavano  un referto di sette giorni più due, salvo complicazioni. Il maresciallo Battaglia faceva sgomberare la piazza e indi poi raccoglieva la denuncia della Tasselli contro  ignoti albanesi per scippo e furto con destrezza di una catenina d’oro del valore di euro  1.500 e una dentiera del valore di euro 2.000.

Quanto sopra  per quanto riguarda l’incidente occorso con scippo in data 12 luglio.

Il maresciallo Battaglia, pur continuando a svolgere le proprie mansioni di sorveglianza e pattugliamento alla abitazione della signora Bucelli, non dimenticava la faccenda e manteneva lo sguardo vigile e la mente attenta in  attesa di acciuffare colui che nell’immaginario collettivo era oramai soprannominato il ladro della dentiera.

La sorte volle che in data 18 luglio c.a.  un anonimo cittadino esemplare e bagnante occasionale mentre si recava a fare due passi sul bagnasciuga del bagno Cicogna di Viareggio calpestasse inavvertitamente un corpo estraneo procurandosi una lacerazione  al piede sinistro e meglio guardando nella sabbia, assieme a residuati organici non definiti e mozziconi di sigaretta, rinvenisse una dentiera.

Molto civilmente l’anonimo bagnante consegnava la protesi al bagnino il quale a sua volta rapidamente la sbolognava ai vigili urbani del luogo che procedevano ad emettere un cartello di avviso nella bacheca sindacale del comando.

“Il proprietario della dentiera è invitato in questo ufficio per ritirarla nel termine di un anno a decorrere dalla data di pubblicazione del presente avviso, con avvertenza che trascorso inutilmente il termine fissato, l’oggetto sarà consegnato al ritrovatore. Astenersi perditempo”.

A questo punto essendosi il maresciallo Battaglia recato presso il Comando di polizia municipale al fine di farsi togliere una multa per sosta in doppia fila comminata a tale Cesira Tognozzi, nubile di anni 38 parrucchiera, notava con la coda dell’occhio l’avviso esposto e veniva colto da fulminea illuminazione.

Facendo dentro di sé due più due il maresciallo collegò il ritrovamento con lo scippo da lui rilevato giorni prima e facendo valere il proprio grado, si fece consegnare la dentiera per ulteriori indagini penali.

Rientrato in caserma il maresciallo comandava l’ausiliario Badalà affinché questa mattina raggiungesse l’abitazione della signora Concetta Tasselli in Via delle Pulci 12  recando con se il corpo del reato e la sottoponesse ad un test di adattabilità fisiologica ovvero inserisse la dentiera nelle fauci della signora Tasselli per verificarne la compatibilità.

Molto recalcitrante l’ausiliario Badalà si convinse alla fine ad eseguire l’ordine dietro patteggiamento di una licenza straordinaria di giorni tre e si recò al domicilio della vittima dove effettuò “manu propria” la prova con risultato positivo: dentiera e cavità orale combaciavano perfettamente.

Il caso fu quindi risolto parzialmente in data odierna con soddisfazione della signora Tasselli. Proseguono senza sosta le ricerche dell’individuo di genere albanese a tale scopo il maresciallo Battaglia richiede alla squadra scientifica la prova del DNA sulla dentiera.

https://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2012/07/15/744435-ladro-furto-dentiera.shtml

http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2014/08/30/news/dentiera-in-spiaggia-i-vigili-a-caccia-del-padrone-1.9843297

Le indagini del maresciallo Battaglia – 4° Formia

Erano le ore 01.00 circa del mattino di questa notte quando il piantone di servizio notturno agente semplice Tumiriello Genesio veniva svegliato da un telefonata anonima.

Dopo aver risposto più volte “Pronto chi parla ?” senza avere alcuna risposta l’agente Tumiriello si metteva ad ascoltare e percepiva rumori di fondo sospetti come di rufolamenti affannosi provenienti  dal telefono chiamante ed alcune voci sommesse che scambiavano il seguente colloquio, come da registrazione conservata su nastro magnetico:

“……Vedi se nel cassettone ci sono gioielli”

“Già fatto, c’è solo una collanina “

“Ma guarda te che morti di fame “

“Sei stato te a voler entrare qui. Io sarei andato nell’appartamento di sopra”

“Cazzo, abbiamo sbagliato casa !”

Il piantone Tumiriello mostrando un brillante spirito investigativo effettuava la ricerca usando la funzione “trova il mio telefono” e rintracciava il numero chiamante che nella fattispecie era costituito da un cellulare localizzato in Via Rocca Tebalda 36 in località Cicerone.

A questo punto con una fulminazione di pensiero il piantone si rendeva conto di assistere telefonicamente ad un furto in piena regola e chiamava immediatamente  la pattuglia volante di servizio.

Veniva quindi allertata la suddetta pattuglia volante notturna composta dall’agente semplice Gerardo Tasselli, alla guida della vettura, dal maresciallo Battaglia sedente anteriore, e dall’ausiliario Rino Vadalà sedentegli didietro. La pattuglia stava effettuando appostamento in località lungomare di Formia presso il noto ritrovo danzante Excelsior dove si esibisce un gruppo folcloristico di ballerine brasiliane da tempo sospette di adescamento.

Appena ricevuta la telefonata dalla centrale la pattuglia si dirigeva a sirene spiegate e con i fari rotanti a led azzurri verso località Cicerone colpendo inavvertitamente  a causa della forte velocità una serie di motorini in sosta che venivano abbattuti senza conseguenze per i passeggeri che peraltro non erano presenti.

Giunti davanti  al civico 36 di Via Rocca Tebalda la vettura vedeva passare davanti ai propri fari a led due individui incappucciati a forte velocità di gambe sicuramente atleti molto allenati che sfrecciavano via. Senza perdere tempo in un inseguimento dall’incerto esito il maresciallo Battaglia comandava all’ausiliario Badalà affinché gli facesse strada nell’appartamento indicato dal piantone e seguendo lui a distanza di sicurezza per un questione di grado. Il Badalà seppure recalcitrante piombava dunque in casa e a gran voce intimava l’alt anche se non scorgeva nessuno, quando entrati nel tinello in formica dell’appartamento scorgevano un individuo di genere maschile munito di passamontagna che stava disperatamente cercando di cancellare la cronologia delle chiamate dal suo telefono cellulare di marca Samsung Galaxy che risultava essere di origine cinese.

Circondato l’uomo i componenti della pattuglia insospettiti dal passamontagna di colore scuro, lo gettavano a terra piombandogli addosso e comminandoli numerose scariche con il  nuovo storditore elettrico modello X26 in dotazione alla volante.

L’uomo cadeva in stato di intronamento epilettico e si riprendeva solo dopo svariati minuti.

Ripresosi dal malessere fu accertato che trattavasi di tale Carlo Nardoni di anni 46, originario di Napoli, con numerosi precedenti penali e non,  che fu trovato in possesso di un passamontagna e di un borsello contenente attrezzi da scasso e parte della refurtiva composta da diversi oggetti d’oro ed alcuni in peltro, il quale suddetto Nardoni nel corso del furto aveva inavvertitamente premuto il tasto di chiamata rapida del 112 salvato fra i preferiti confondendolo evidentemente con il numero della fidanzata, tale Rossella Anastasi di Caserta, incensurata.  

Il Naldoni è stato quindi arrestato dal maresciallo Battaglia e tradotto in catene nelle camere di sicurezza del comando di Scauri,  provincia di Latina, in attesa di essere processato con rito direttissimo. Per gli altri due complici fuggitivi proseguono incessantemente le ricerche lungo il litorale laziale e non.

Il comando centrale proporrà un encomio ed un richiamo all’agente Tumiriello Genesio autore di una brillante deduzione investigativa ma reo di essersi addormentato durante il turno di guardia notturno.

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto

Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/10/14/news/chiama_per_sbaglio_il_112_mentre_svaligia_appartamento_ladro_maldestro_arrestato_a_formia-208928462/?ref=search

Le indagini del maresciallo Battaglia: 3 – Capalbio

Addì 24 settembre dell’anno corrente alla mia presenza si verbalizza la deposizione del maresciallo Battaglia per un intervento effettuato nella serata di ieri 23 settembre tramite la pattuglia di servizio di cui egli maresciallo deteneva il comando essendo il più alto in grado gerarchico.

La pattuglia risultava così composta: autista alla guida della vettura agente semplice Gerardo Tasselli, sedente davanti maresciallo Battaglia al cui didietro stava l’ausiliario Rino Badalà.

La pattuglia si trovava in zona Capalbio per monitorare presunta attività criminosa di personaggi non ancora identificati in travestimento femminile che frequentano da alcuni mesi tale strade e a causa dei quali si sono avute numerose lamentele dai residenti rispettabili.

Si verbalizza come di seguito:

“Erano le ore 19 circa quando mentre stavamo percorrendo la strada poderale della Crocetta in direzione Aurelia notavamo un’autovettura di colore marrone poggiata sul lato della strada in posizione nella quale poteva creare turbativa al traffico, peraltro assente.  Decidevo quindi di comandare l’ausiliario Badalà affinché accertasse se detta auto si trovasse in stato di guasto o semplicemente parcheggiata.

Poiché l’auto risultava aperta nello sportello anteriore lato guida l’ausiliario Badalà decideva autonomamente di azionare la suoneria del volante ed emettere un suono di richiamo. A tale circostanza si notava un movimento sospetto nel canneto adiacente la strada poderale, in particolare notavasi una testa con riccioli spuntare tra le canne con aria interrogativa. A questo punto decidevo seppure a malincuore di uscire dall’abitacolo della vettura di servizio e avvicinarmi cautamente alla figura sospetta.

Fatti alcuni passi nel canneto e dopo aver immerso i piedi in una pozzanghera di mota di notevoli dimensioni ivi presente, mi sono avvicinato a distanza di sicurezza dalla testa ed ho acclarato trattavasi di uomo maschio di età adulta in posizione fetale. Ho intimato l’alt seppure egli fosse già fermo e ne ho chiesto le generalità e cosa stesse facendo accucciato a terra. A domanda l’uomo rispondeva con le testuali parole “Non lo vede ? sto cacando !” senza peraltro declinare le generalità.

A questo punto insospettito dal tono evasivo della  risposta ho comandato l’ausiliario Badalà affinché si avvicinasse ulteriormente  all’individuo ed effettuasse un accertamento sul medesimo. Seppure recalcitrante l’ausiliario si avvicinava a tal punto da afferrare per un braccio l’individuo e sollevarlo quel tanto sufficiente per accorgersi senza ombra di dubbio che l’uomo seppur avesse i  calzoni  abbassati alle caviglie conservava le mutande nella loro posizione naturale e soprattutto che non vi erano tracce di defecazione recente.

Insospettito da tutto ciò facevo condurre all’auto di servizio l’uomo ancora con i calzoni abbassati per sottoporlo a stringente interrogatorio.

Da questo desumevasi che trattavasi di tale Erminio Gualandi di anni 68, di origini abruzzesi ma residente da anni nelle campagne capalbiesi, con precedenti penali per reati contro il patrimonio.

A questo punto l’ausiliario Badalà suggeriva una perlustrazione del territorio circostante ed io decidevo di effettuare la perlustrazione stessa.

Dopo circa un’ora di ricerche infruttuose l’ausiliario Badalà richiamava la mia attenzione in una zona poco distante dalla strada. Incatenato saldamente il Gualandi in manette allo sportello della sua auto ci recavamo quindi in forze dove richiamati dal collega e qui con somma sorpresa reperivamo una refurtiva composta da:

  1. una batteria da trattore da 100 Ah
  2. una torcia a batteria
  3. una vanga con manico in legno
  4. quattro confezioni di Kinder Bueno
  5. una bottiglia di birra Ichnusa ancora chiusa

A questo punto risultava evidente che l’uomo accucciato a terra anziché espletare le proprie funzioni corporali stesse semplicemente nascondendosi al nostro sguardo per proteggere la refurtiva e financo lui medesimo.

A precisa domanda in tal senso il Gualandi rispondeva celandosi dietro mutismo e quindi ci trovavamo autorizzati a condurlo al comando centrale per gli accertamenti del caso e l’incriminazione. Qui giunti il Gualandi, cedendo allo stringente interrogatorio condotto dal sottoscritto,  confessava di aver rubato la batteria e gli altri oggetti da un mezzo agricolo parcheggiato in un campo poco distante dal luogo del ritrovamento.

Una volta risaliti al proprietario, un agricoltore residente a Capalbio Scalo e terminati gli accertamenti, è stata restituita la refurtiva al legittimo proprietario, che dimostrava molta contentezza perché  altrimenti non avrebbe potuto lavorare l’indomani.

Per il ladro è scattata la denuncia per furto aggravato.”

Scritto, letto e riletto e firmato dal sottoscritto e dal Maresciallo Battaglia

Agente scelto Settimio Paccosi fu Gerolamo

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2018/07/10/news/ruba-batteria-di-un-trattore-e-si-nasconde-in-un-canneto-1.17047456

Tre umarell… – 24° Y llegó el último día: desde Madrid en casa

L’ultimo giorno non fu il più bello del loro viaggio perché sentivano la fine dell’avventura  e provavano un pizzico di malinconia. Prima però c’era Madrid, l’ultima cosa da vedere.

Il vecchio forestale che avrebbe fatto da guida in quella mini escursione perché già c’era stato altre volte, li buttò giù dal letto, o dalla sedia per meglio dire, alle sei spaccate. Non aveva chiuso occhio e non vedeva l’ora di mettere in marcia la comitiva. Stranamente colse gli altri due che pisolavano dopo una notte lunga e tomentosa ma non gliene poteva fregare di meno, Depositati i bagagli  presero la metropolitana in direzione centro città e sbarcarono in Plaza del Sol che era ancora buio pesto.

Nella piazza deserta c’erano solo ubriachi che concludevano le sbronze della notte precedente con le ultime birre e gridavano ad alta voce. Tutti i bar erano chiusissimi nel centro di Madrid alle sette di mattina. Strade e piazze deserte, tutto sprangato, qualche auto della policia che lampeggiava nella notte a sorvegliare. Questo fu l’impatto dei nostri umarelli con la grande capitale . E fu un impatto quantomeno strano.

Alle sette e mezzo finalmente un bar aprì e si fiondarono dentro a mangiare briosce e churros  fritti. Il bar era antico, quasi vecchio, ed era vicino ad un delizioso mercatino in cristallo, ovviamente chiuso. Traccheggiarono un pochino e poi partirono e videro l’alba di Madrid.

La città iniziò a svegliarsi pigramente dopo e otto, quando il traffico si infitti e i madrileni decisero che per piacere o per forza la giornata andava incominciata  anche se non ne avevano alcuna voglia. Era più facile incontrare turisti pimpanti che cittadini. Questa cosa che in Spagna e a Madrid in particolare  si viva più volentieri di notte che di mattina piaceva moltissimo al ballerino di liscio che pensava che con questi orari si sarebbe trovato proprio bene.

Girarono a piedi in strade magnifiche, enormi, lucide e pulite, accompagnati da un sole sfacciato e da un caldo che non provavano da una dozzina di giorni. A Madrid c’erano un sacco di cose da vedere, ma ogni minuto che passava la stanchezza si faceva largo dentro di loro ed ogni monumento, palazzo o piazza non faceva l’effetto che avrebbe meritato.  

Diciamo la verità, quella escursione a Madrid pensata mesi prima non era stata una scelta saggia bensì una emerita cazzata, ma ormai erano in ballo e ballarono fino a quando le forze li supportarono.

Un paio d’ore più tardi nella mattina e dopo aver camminato per qualche chilometro, ma tanto ormai non ci facevano neanche più caso, ripresero volentieri la metropolitana per tornare all’aeroporto e affrontare l’ultimo ostacolo burocratico al bancone della Ryanair con i documenti farlocchi del camminatore.

Con grande sollievo la cosa funzionò anche se fu necessario qualche chiarimento nel loro fluente spagnolo. Il camminatore fece l’unica sparata del viaggio davanti all’ultima hostess che controllava i biglietti immediatamente prima di metter piede sull’aereo. Forse non ne poteva più, aveva tenuto tutto dentro per tutti quei giorni facendo finta di nulla e poi sbottò con chi semplicemente aveva chiesto se si trattasse di una fotocopia o di un originale.

Così è la vita. Lui ebbe il suo sfogo, gli altri due omarelli lo squadrarono stupiti e severi e la hostess lo guardò come se fosse stato trasparente e tirò di lungo e gli omarelli salirono sul velivolo.

In questo volo non ci fu da raccontare niente al vicino di posto anche fosse stata una femmina provocante perché erano già con la testa a casa.

E a casa arrivarono a sera e si salutarono e ritrovarono il loro bagno pulito, le loro camerette immacolate e le spose pazienti. Tutto era andato bene, ce l’avevano fatta ad andare, a camminare e anche a tornare a casa.

Tutto era quindi finito.

Santiago Resumen Final

Fine della storia ?

E così siamo arrivati alla fine di questa avventura appagante come non avrei mai sperato,  vissuta e assaporata con gioia giorno per giorno, passo dopo passo facendo completamente mio il detto che il cammino stesso è la meta.

Ho iniziato questo diario di viaggio molto prima di partire, avevo bisogno di raccontare a qualcuno le sensazioni che andavano prendendo forma in me dopo che  ci siamo incontrati di nuovo, insieme come una volta e ancora capaci di fare qualcosa di elettrizzante.

Negli ultimi anni avevo scritto tante cose sulle mie passioni senili: il ballo, le commediole, il blog, gli sketch per radio divertendomi un sacco, ho poi scritto la storia delle radici della mia famiglia  a beneficio dei miei figli, ma ancora mancava un capitolo importante della mia storia: la narrazione dell’amicizia. Questo viaggio me ne ha dato l’occasione.

Tanti amici ho avuto nella mia fortunata vita, fortunata anche perché con tante persone ho vissuto esperienze e giorni tanto semplici quanto indimenticabili. Molti sono passati e non di tutti ricordo i nomi o il volto, con altri sono stati rapporti fugaci durante brevi periodi intensi che mi hanno lasciato sempre un poco più maturo: la scuola, l’università, il Guelfi magnifico esemplare di Montecatinese, Josè Fornelli, Ruggiu e le corse dei cavalli, la montagna, il servizio di leva, Claudio con i suoi problemi fisici, Alessandrini di Ancona, Olper di Trieste,Travi che mi insegnò il lavoro di fureria e quel bersagliere con i baffoni biondi che esclamava “minchia bollita” con accento romagnolo e di cui non ricordo il nome. La squadra di hockey e i suoi pittoreschi giocatori, i pakistani, Ciccio il frate che amava Che Guevara, e poi i colleghi di lavoro, Luca che mori giovanissimo, e gli amici di montagna, lo sfortunato Angelo, quelli di ballo, di volontariato, di musica, figure che anche se per poco tempo sono state importanti, alcuni un vero esempio di vita, e poi voi, vecchi amici di giovinezza tralasciati e ritrovati con lo stesso entusiasmo che avevamo da  ragazzi mitigato dalla consapevolezza dell’età.

E gli amici sono proprio così certe volte devono stare molto vicini altre volte allontanarsi e lasciare spazio.

Valeva davvero la pena ritrovarsi, ridere ancora, sognare ancora, progettare ancora, andare, osare, vivere, perché in fondo noi siamo sempre gli stessi: siamo i ragazzi della Via Paal che si schierano solidali, siano i Goonies circondati da esseri terrificanti, siamo i compagni di Stand by Me alla scoperta della vita e della morte, siamo i signori delle mosche sull’isola deserta,  siamo i moschettieri del re, siamo esseri unici che si riconoscono uno nell’altro, da sempre.

E alla fine di questa piccola avventura che ci ha tenuti legati ancora una volta io vi ringrazio amici miei, quelli che sono stati in cammino e quelli rimasti a casa ad aspettare, omarelli fuori e adolescenti nell’animo, il mio cuore è con voi, voi avete visto in me qualcosa che ci ha tenuto legati per tutto questo tempo,  con nessun altro io so essere così come voi mi conoscete.

Tre umarell… – 23° Una noche en el aeropuerto

Aeroporto Adolfo Suárez, Madrid-Barajas

Come mai fu ideata una castroneria simile?  una serie di incontrollabili eventi condusse i nostri omarelli a quella sfida di resistenza che non avevano messo in preventivo. Il primo fattore fu che ogni tre per due il camminatore tirava fuori la solita solfa che gli avevano  rubato i soldi e doveva  spendere il meno possibile perché “….la mia pensione non é come la vostra e bla bla bla  e m’hanno rubato tutto e io non ho i mezzi che avete voi e bla e bla  e devo andare dal dentista e bla bla e maremma maiala…” , lamentazioni quotidiane.

Il secondo fattore fu l’orario: sarebbero arrivati a Madrid circa a mezzanotte e la loro idea barbina era di andare in centro al mattino successivo al più presto diciamo alle sette e ritornare in  aeroporto per le undici.

Quindi avrebbero dovuto  individuare un albergo vicino che li ospitasse cinque  e o sei ore al massimo con poca spesa. Impossibile. Tentarono più volte di individuare una sistemazione economica e facile da raggiungere, ma non c’era stato verso.

Dunque bisognava scegliere fra due alternative:  saltare il minitour  di Madrid o dormire in aeroporto, dove dormire è un termine del tutto inappropriato.

Scelta fatta perché Madrid lo avevano messo nel mirino e non ci avrebbero rinunciato.

Raccontare la  notte in aeroporto è facile. I nostri omarelli cercarono invano una sistemazione decente e non la trovarono, niente poltroncine, niente angoletti tranquilli magari in penombra, niente silenzio o solitudine. L’aria fresca della notte, lo squallore delle enormi sale d’attesa, i bar chiusi, una  tivvu accesa su una partita di calcio femminile  e parecchi altri disperati  notturni come loro con l’attenuante  che sicuramente erano in attesa di un aereo mattutino o di un arrivo nelle prossime ore. Erano cioè in transito. I nostri omarelli avrebbero avuto l’aereo per Bologna il giorno successivo alle 15 e quindi c’erano da trascorrere quelle lunghissime  ore di vuoto cosmico, non erano propriamente in transito erano solo arrivati molto prima della partenza.

Si decise che avrebbero preso la  corsa della metropolitana alle sei del mattino e il lasso di tempo dalla mezzanotte alle sei sarebbero stati cazzi amari, ma sei ore in confronto all’eternità rappresentano ben poca cosa.

i tre avevano mantenuto un briciolo di dignità e si rifiutarono di sdraiarsi per terra come  barboni: adocchiarono due file di scomodissime sedie di acciaio e le posero una davanti all’altra sottraendole agli altri miserabili in transito e cercarono di svaccarcisi sopra con contorsioni decisamente non più alla loro portata. Il ballerino riusciva a reggere in quelle posizioni scomposte dieci minuti per volta dopodiché doveva alzarsi e fare un giretto di mezz’ora nel nulla, il camminatore in qualche modo si accovacciò e riuscì a surrogare un sonno ristoratore del quale  probabilmente risentirà le conseguenze fino a novembre  e il vecchio forestale  stette in piedi a giro qua e là come un naufrago per tutta la notte.

Per puro caso si erano posizionati davanti all’arrivo  dei voli internazionali e verso le due del mattino al ballerino venne in mente di fare un cosa da omarello.

Si accorse prima con un solo occhio aperto, poi con le orecchie e poi con tutti i sensi  che c’era un universo tutto da scoprire  a pochi metri da lui: i parenti in attesa di coloro che sarebbero arrivati con i voli della notte.

Si levò in piedi improvvisamente sveglio, attaccò il registratore e si mise a gironzolare tra gli astanti, non mi è venuto in mente un termine meno desueto di astanti per significare quelli in attesa e iniziò a fantasticare.

Il tabellone degli arrivi fu una scoperta sorprendente: a quell’ora di mattina c’era un sacco di gente sveglia e attiva, i piloti degli aerei in arrivo per esempio, e le hostess e i passeggeri che dopo viaggi lunghissimi si sentivano vicini alla meta e sicuramente saranno stati elettrizzati, e la moltitudine dei parenti, amici, conoscenti in attesa.

Il primo arrivo previsto era il volo AV26 della Sa Avianca da Bogotà (BOG) Colombia delle 02.35, in orario. Bogotà richiamava alla mente  il narcotraffico e Pablo Escobar con i baffoni.

Popolo misero che coltiva oppio sulle colline stretto nella morsa fra i narcos e la polizia violenta, una vita di subordinazione senza apparente speranza. Ci saranno stati narcotrafficanti su quel volo AV26? E chi c’era ad aspettare?

A vederli così, stretti nelle maglie di cotone leggero e l’aria pacifica non sembravano  corrieri della droga, ma persone normali tirate giù dal letto per venire fino qui a Barajas  a quell’ora improbabile.

C’era un giovane con radi capelli chiari, le infradito ai piedi e la maglietta slabbrata in piena notte madrilena, quasi estraneo al contesto, stava un poco discosto come fosse lì per caso, con troppa birra in corpo e una notte ancora giovane, chissà cosa aspettava. Arrivò poi una ragazza elegante dai tratti andini con un grande orso di pezza, sarà stato alto un metro e mezzo. Lo cingeva sorridente con il braccio largo come in un tango, gli occhi splendevano pregustando già la gioia che avrebbe visto negli occhi della bambina o del bambino che era su quel volo e che fra poco sarebbe sbucato dalla porta automatica e con sorpresa avrebbe visto  prima l’orso e poi lei. Forse la sorella? forse addirittura la madre…., no, troppo giovane e troppo spensierata per esserne la madre. Certamente una persona sulla quale avrebbe potuto fare affidamento in quella città nuova, in quel continente nuovo dove i narcos si vedono solo nei telefilm e la policia non perseguita i tuoi genitori.

C’era una signora, anch’essa coi lineamenti classici del Sudamerica, grassoccia, vestita in maniera semplice, sicuramente una cameriera di albergo, una di quelle che rifanno le camere  dei turisti e si guadagna da vivere a Madrid e forse vive in una cittadina di provincia e ogni mattina deve svegliarsi alle cinque e prendere l’autobus e questa sveglia anticipata non la turba  più di tanto. Aspetta  una vecchia amica con la quale ha condiviso una infanzia di povertà  che viene a cercare una vita migliore, anche fosse rifare i letti nelle camere degli alberghi, basta fuggire dalla incertezza.

C’era una distinta coppia di mezza età,  stanchi e non particolarmente ansiosi, aspettavano la vecchia domestica che era andata in Colombia a visitare la famiglia, avrà avuto i  figli ancora là e li avrà lasciati il giorno prima con lacrime e dolore senza sapere quando e come li avrebbe rivisti, e adesso rientrava. Loro aspettavano per accompagnarla  a casa con la loro Audi e le avrebbero fatto trovare la colazione pronta e un letto pulito nella sua cameretta perché era una  buona domestica fidata e si meritava pure di rientrare al suo paese almeno una volta l’anno, aveva pure sempre famiglia laggiù con figli che vedeva solo su Skype col tablet del padrone di casa.

C’era un giovane un poco dimesso, la barba folta e i lineamenti europei,  sembrava emozionato, carico di aspettative per una fidanzata, una moglie promessa o un amico viaggiatore.  Lo avrebbe accolto, prendendogli  le grosse valige e lo avrebbe condotto al suo furgone e poi sarebbero andati insieme in quel paese distante da Madrid dove forse faceva l’idraulico e avrebbero condiviso la giornata ancora per qualche ora, poi lui  sarebbe andato al lavoro e l’altro, o l’altra,  avrebbe dormito per ricuperare il fuso orario perduto nei cieli atlantici.

E una signora elegante col piccolo cane al guinzaglio, un barboncino nero, lei sicuramente aspettava il marito ingegnere minerario che era stato due mesi in missione in Colombia  per guadagnare di più e fare progetti irrealizzabili per l’Unesco o per la compagnia petrolifera. E si sarebbero abbracciati con dolcezza e misura, scambiati un bacio sulle guance e lui l’avrebbe presa sottobraccio dopo aver dato un buffetto al cane e insieme si sarebbero diretti al taxi che li avrebbe portati nel loro grande appartamento al penultimo piano di un  palazzo del centro e mentre si avviavano le avrebbe raccontato tutte le storie di quel mondo lontano e lei avrebbe ascoltato partecipe ed emozionata.

E mentre il display luminoso segnalava che il volo era “loaded”, atterrato, e tutti tiravano inconsapevolmente un breve sospiro di sollievo perché si sa che la partenza e l’atterraggio sono i momenti a rischio, si avvicinava l’ora di arrivo del volo UX1424 della Air Europèa da Marrakech (RAK) delle 03.15 in orario, e la scena gradatamente mutava e alle persone coi lineamenti andini che avevano occupato la scena fino ad allora si sovrapponevano e gradualmente si sostituivano  quelle dai tratti arabi, e gli uomini erano più magri, vestiti  di grigio o di nero con le barbe appuntite e lo sguardo  accigliato di immigrato e non c’erano donne sole fra coloro che aspettavano.

C’era meno gioia in quel flusso di persone, come un senso di  discriminazione ormai entrato nella pelle e non mascherabile con un semplice sorriso. Una coppia con bambino sorridente: lo avevano portato a accogliere la nonna che non aveva mai visto e abitava in un villaggio lontano dalla capitale. Il viaggio per lei era iniziato due giorni prima con pochi mezzi e pochissimi denari,  il volo lo aveva pagato il figlio che adesso era lì ad  aspettarla con tutta la famiglia, orgoglioso di poter fare questo regalo alla vecchia madre, timoroso di farle vedere nei giorni  successivi che non era diventato ricco come avevano sperato.

E c’era un giovane con una grossa borsa che guardava qualcosa sul cellulare e distrattamente buttava uno sguardo sul tabellone degli arrivi mantenendosi un po’ distante dagli altri, come  a volersi distinguere. Era forse in attesa dell’amico di gioventù che finalmente si era deciso e aveva tutti i visti e i permessi in regola e lo avrebbe raggiunto per ripartire con una nuova vita, magari facendo il manovale  e ripagando l’amico che aveva anticipato i soldi e che l’avrebbe accolto in casa per i primi tempi o forse per sempre.

E intanto si preannunciava il volo da Buenos Aires e una nuova corrente di persone si andava formando mischiandosi con quelli che già c’erano mentre i viaggiatori di Bogotà ancora non apparivano dalle porte automatiche perché  il controllo passaporti era rallentato nel turno di notte e sul display apparivano in sequenza frenetica gli altri voli intercontinentali: Casablanca,  Santa Cruz, Santiago del Chile, Caracas…..un momento, un momento: di Santa Cruz ce ne sono tante, sarà quella del Costarica o quella della California o Santa Cruz de Tenerife, no questa non può arrivare ai voli internazionali. E Caracas non è forse nel Venezuela? quel paese in piena crisi politica e sociale, ci saranno  dissidenti o rifugiati politici a bordo e chi verrà ad accoglierli, un emissario dell’ambasciata o un giornalista amico che li ospiterà a casa propria.  Ma intanto incalza il volo 6028 della KLM da Atlanta col suo carico di grassi turisti texani, ad attenderli ci sarà un autista dell’albergo dove alloggeranno con un cartello con su scritto “Grand Hotel Inglès” e domani vorranno vedere la corrida e una partita al Santiago Bernabeu perché con i soldi tutto si può a Madrid come in qualunque  altra parte del mondo. E poi a seguire gli arrivi dei voli da Abu Dabi, Moscow in ritardo, Panama, Il Cairo, Istambul da fare girare la testa, e in rapida successione alle 4,25, alle 5.10, alle 5,30 voli da Gwangju  Cheongju e Nha Trang che arrivano un po’ prima di Toronto e tutti dopo Casablanca, tutti insieme con questi nomi imbarazzanti di luoghi  asiatici introvabili sul mappamondo, un miscuglio  di Cambogia, Corea, Vietnam posti di inquinamento e di guerre e per noi tutti uguali, come fossero  tutti cinesi

Dopo un’ora  ancora nessun colombiano era sbucato dalla porta degli arrivi. Ci sarà qualche grosso guaio, un allarme terroristico o un pacco di cocaina nascosto nel bagaglio  a mano  e nel frattempo  escono altri passeggeri stanchi e smarriti non si sa da quale volo e  da quale continente e coloro che aspettavano in ultima fila si fanno largo e vanno ad incontrarli impazienti. “Che bell’aeroporto” dice uno in una lingua sconosciuta ma si capiva da come si guardava intorno stupito,  uomini con giacche sgualcite e vecchie enormi valigie che cercano con  lo sguardo un  volto amico che li accolga in questo paese, evviva Espana finalmente, e li accompagni nei loro primi passi, bambini in  fermento per mano a donne col velo azzurro che forse diventeranno badanti o aspetteranno gli uomini  a casa e un giorno impareranno a fare la spesa nel supermercato.

C’era di tutto nella sala di attesa del Terminal Uno.

E finalmente il controllo passaporti del volo AV26 dalla Colombia terminò e dalle porte automatiche  spuntò tra la folla una donna che teneva per mano una bambina, avrà avuto otto anni. Minuta, dai capelli neri e la pelle ambrata. Era vispa come una trottola, come se la fatica del viaggio non l’avesse sfiorata o forse aveva dormito per  tutto il tempo stretta alla madre che si sarà fatta piccola piccola  per lasciarle un poco del suo posto sul seggiolino. La bambina uscì dalla porta e la prima cosa che mise a fuoco nella confusione delle persone di ogni razza assiepate alle transenne fu l’orso di stoffa e i suoi occhi scuri brillarono di gioia e la ragazza elegante le andò incontro e glielo porse sorridendo. La bambina lo prese, era più alto di lei, ma leggero da poter essere sollevato e morbido e colorato, lo strinse a sé in un momento di felicità assoluta e in quell’attimo fugace il nostro ballerino di liscio capì che un nuovo giorno poteva finalmente iniziare.

continua …

Tre umarell… – 22° Décimo dia: Finisterre

“Godiamocela oggi perché stanotte sono cazzi acidi” . Si dissero al risveglio.

C’era da andare a prendere il pulman della Toxo Travel, i viaggi dei tossici, al punto de encuentro in piazza Galicia davanti al Banco Santander.

Furono precisi e puntuali, ma non abbastanza svelti da salire sopra e catturare i posti migliori che andarono a una coppia di pellegrini canadesi agguerritissimi e poi nell’ordine a quattro brasiliani, due tedeschi, dodici coreani e un’argentina che era sola e quindi per definizione poteva anche starci se soltanto ci avessero provato. Loro salirono per ultimi e beccarono  i posti in fondo, solo l’argentina si posizionò più indietro. Ma non accadde nulla.

La guida si chiamava, anzi si chiama ancora, Ramon, come Ramon Rojo quello che diceva “Quando l’uomo con il fucile incontra l’uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto” e che invece fu impallinato da Joe lo straniero, nella fattispecie il mitico Clint Eastwood.

Il  buon Ramon non aveva il fucile ma una fervida parlantina tramite la quale raccontava di tutto un po’ sulla gita in quattro lingue quasi contemporaneamente  perché ogni tanto mischiava. Praticamente si faceva capire  da tutto il pulman  ad eccezione dei coreani che però avevano un’applicazione mostruosa sul cellulare che traduceva simultaneamente nella loro lingua esotica ed esosa.

“Manco qui ci leviamo  di torno i cinesi – disse un omarello polemico – Sono proprio infestanti” “Non sono cinesi sono coreani ” rispose un altro

“E che differenza c’è ? sempre gialli e brutti sono”

“Razzista !”

“Razzista una sega, un se ne pole più ! anche da noi …..”

“E basta coi cinesi !”

“E farò basta … ma tanto loro ci sono lo stesso !”

Partirono e Ramon spiegò bene tutto quello che si vedeva  fuori dal finestrino come la costa de la muerte dove le navi andavano a naufragare e ci morivano un sacco di marinai e il parco di pale eoliche più vasto del mondo, o forse d’Europa, o della Spagna, comunque un gran bel parco di pale per quelli a cui  piacciono le pale eoliche.

Ci furono delle cose interessanti da vedere quel giorno aldilà delle solite mete turistiche che vi avranno raccontato in mille e che potrete cercare  comodamente su Google.

Al chilometro zero, che era quello del cammino di Santiago non quello della frutta e verdura delle bancarelle, c’era un fricchettone come purtroppo non se ne vedono più in giro: alto, magro,  biondo con i capelli rasta, vestito di smanicati a colori e calzoni larghi, con i sandali e un po’ di collane e braccialetti distribuiti qua e là. Tutto preso dalla trascendenza se ne stava dritto e soffiava  in un  corno tibetano, un dungchen di due o tre metri, uno strumento usato nella cultura buddista.

Era perfettamente collocato nell’ambiente  circostante con l’oceano  atlantico tumultuoso tutto intorno al promontorio, lui in quel mattino grigio,  incastonato nell’aria pungente  compresa tra il cippo del chilometro  zero e il faro, che pompava a pieni polmoni  emettendo  quel suono lugubre profondo e prolungato che richiama ancestrali riti buddani. A completare il quadro fantastico c’era una ragazza, anche lei vestita come un’hippie degli anni 70, che stava in piedi a braccia aperte, concentrata di fronte a lui, e prendeva il rimbombo del suono del corno proprio in mezzo alle gambe leggermente divaricate, come volesse darsi una rinfrescata alle ovaie o purificare la sua essenza mortale per ascendere a una dimensione più elevata. Era una scena fantastica che ricordava agli omarelli la  giovinezza quando cazzate del  genere se ne vedevano più spesso anche in provincia.

Naturalmente per tutto il giorno provarono ad imitare con la bocca semichiusa il muggire di quel corno.

Un’altra cosa ganza fu farsi le foto sugli scogli di Finisterre per poter dire a parenti e amici che c’erano  stati  davvero. Fecero un centinaio di foto in tutte le combinazioni possibili, scacciando gli altri turisti che interferivano col paesaggio come se fossero stati soli al mondo, mettendosi in pose drammatiche,  pensierose e plastiche. Con lo sfondo del mare ribollente e il cielo grigio le loro maglie rosse risaltavano perfettamente in contrasto cromatico e ne erano fieri. In verità erano anche molto felici per aver compiuto quella loro camminata fino a Santiago e per essere li insieme, stavano festeggiando dentro.

Poi li portarono a Muxia che si pronuncia Musìa con l’accento sulla “i”  famosa per due cose: c’è la barca di pietra con la vela di pietra e il timone di pietra, e li hanno girato la scena finale de “Il Cammino per Santiago” il commovente film di Emilio Estevez con Martin Sheen, quello di Apocalipse Now, che getta nel mare le ceneri del figlio. E il posto è effettivamente suggestivo, anche perché non c’è niente altro che una chiesetta e il mare immenso.

A proposito della barca di pietra: si tratta di un  piastrone di granito di 50 tonnellate con un diametro di una decina di metri, a fianco c’è il  bel timone anch’esso ovviamente in pietra che è una roccia a forma di non si sa cosa ma potrebbe essere anche la raffigurazione del timone di un’astronave marziana che peserà anch’esso qualche tonnellata. Ma cosa volete che sia tanto poco distante c’è la bella vela latina, di pietra, curva perché le vele al vento notoriamente si incurvano, che peserà  anch’essa un 50 tonnellate, e per forza per spingere quel ben di dio e farlo navigare ci voleva un bella superficie velica.

Ora, lasciamo perdere per un momento la fede che è una cosa seria, ma di fronte a questa roba qui neppure Archimede con tutta sua buona volontà avrebbe potuto teorizzare il suo  principio “Ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato”. Per immergere questa barca in pietra ci sarebbe voluto un terremoto primordiale e per farla navigare l’Armageddon. Ma abbiamo detto lasciamo perdere la fede che sposta le montagne e quindi gli fa una sega una barca di granito.

Camarinas è un grazioso paese di pescatori, in estate affollato di turisti che di certo non vengono qui a fare il bagno perché l’acqua dell’oceano è fredda, profonda, sporca e si ritira rapidamente un paio  di volte il giorno lasciandoti sul fondale asciutto come un bischero.

Però l’atmosfera è carina e rilassante. Ci sono un sacco di ristoranti e i nostri ne beccarono uno accattivante. Ordinarono  tutti contenti quella che sul menu sembrava una succulenta paella e mangiandola dicevano

Non è un granché questa paella

No decisamente non è tanto gustosa”

“Diciamo pure che non sa di nulla”

“Era meglio quella di Santiago

Dopo pranzo lo dissero anche a Ramon e lui rispose che il quel localino  non facevano la  paella ma un riso in brodo con lo zafferano. Ecco spiegato il mistero, però il riso in brodo  costava quanto una paella.

Intanto era spuntato il sole, proprio in tempo per l’ultima tappa del tour al faro elettrico di Cabo Vilàn e anche qui quel vanesio del ballerino di liscio si fece  fotografare in pose artistiche.

La tradizione vuole che i pellegrini compissero tre riti al termine del loro percorso le tre purificazioni:

La purificazione dell’anima pregando sulla tomba del santo nella Cattedrale di Santiago.

La purificazione del corpo lavandosi nell’acqua fredda dell’Oceano Atlantico.

Infine dovevano bruciare gli abiti portati durante il cammino e contemplare il tramonto nel punto più ad Ovest della costa d’Europa, appunto, Finisterre. Questa antica tradizione è stata poi sostituita con il lasciare un indumento personale al termine del viaggio a connotare simbolicamente la fine di un ciclo esistenziale. Perché ho scritto questa cosa? per allungare un po’ il brodo e informarvi su qualcosa di interessante da fare casomai veniste qui.

Poi dovettero tornare a Santiago perché avevano visto tutto quello che c’era da vedere, fatto tutto quello che c’era da fare e bevuto tutte le Estrella che c’erano da bere; la vacanza era proprio finita.

Adesso li aspettava la verifica se i succedanei dei documenti del camminatore avrebbero passato il controllo aeroportuale, poi  il volo Santiago – Madrid e la notte all’addiaccio.

C’era da farsi un grosso “in bocca al lupo”.

continua …