La posta del cuore: Angelica sola soletta

Gentile dottor Libanore, fermo posta del cuore del SAMBA

Sono Angelica, una assidua frequentatrice del TucaTuca, che è un locale del mio paese molto famoso perché ci vanno gli uomini di una certa età di nascosto dalle consorti a vedere le cameriere in topless, mentre io ci vado sola soletta per vedere un po’ di mondo e anche naturalmente per ballare.

Ebbene qualche sabato fa ho conosciuto un signore distinto di qualche anno più grande di me, diciamo una quarantina d’anni almeno, che mi ha fatto ballare tanti foxettini piano piano e che mi ha riempito di attenzioni, ma essendo anche un timidone, non riusciva a sbrogliare la situazione.

Il sabato successivo ci siamo rincontrati sempre al TucaTuca e mi ha fatto ballare tutta la sera valzerini lentini lentini con un certo affanno. A un certo punto mi ha proposto delle cose spinte che mi vergogno a dire, ma ho avuto l’impressione che facesse tanto per chiacchierare e basta.

Il sabato dopo ci siamo ritrovati di  nuovo ed è stata la serata dei tanghettini corti corti col fiatone lungo lungo. Alla fine  mi ha chiesto se lo potevo accompagnare un fine settimana a Chianciano perché  aveva da risolvere un problema di affari, non ricordo bene se con l’ittero o con la cistifellea, insomma cosa sue.

Io non so cosa fare perché mi piacerebbe andare a visitare Chianciano visto che non mi muovo mai dal mio paesello dove vivo sola soletta, ma non vorrei stancarlo troppo, e poi non so se ci sono piste da ballo dove fare un po’ di movimento, magari pianino pianino come piace a lui.

Cosa mi consiglia dottor Libanore, lei che è uomo famoso per trovare sempre la soluzione ai problemi di noi femminucce indifese ?

Incerta sola soletta

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Mia tenera Angelica sola soletta,

La tua lettera mi riporta alla mente una gaudiosa estate che trascorsi in quel di Montecatini, cittadina termale famosa oltre che per le acque lassative anche per le frequentazioni combinate di uomini anziani e di donnine giovani di tutti i tipi e parcelle e per lo smodato consumo di Sildenafil e Tadalafil comunemente noti con i nomi di viagra e cialis.

Mi trovavo colà per un incarico di ballerino tuttofare in un dancing frequentato da ricchi stitici ed ebbi modo di familiarizzare con diverse pulzelle nazionali ed estere che passavano la stagionalità come entreneuses con il solo scopo di farsi mantenere il più a lungo possibile. Che tenerezza,  mi ricordavano tanto la mamma.

Io mi ero assunto l’onere di verificare attitudini e capacità motorie e sensoriali di molte di esse prima di gettarle in pasto a vecchi ed obesi frequentatori delle terme e fu un’attività che mi dette grandi soddisfazioni. Qualcuna di queste dolci fanciulle mi invia ancora  bigliettini di auguri profumati a Natale.

I vogliosi signori dovevano ricorrere ad ogni espediente per reggere il confronto con le giovani donzelle, compreso cimentarsi in balli frenetici, allora andavano twist e rock and roll, che spesso finivano per spomparli del tutto prima del match. Considera inoltre che allora non esistevano ancora i moderni ritrovati della scienza farmacologica e gli energizzanti per anziani si limitavano a peperoncini piccanti, pepe di caienna, uova di quaglia, e fegato di pavone, tutte cose che non facevano che peggiorare le condizioni di fegato e pancreas dei vecchietti e li mettevano definitivamente al tappeto.

Quante volte ho dovuto provvedere personalmente ad accontentare le belle signorine !

Che tempi !

Mia dolce Angelica, credo che la soluzione migliore per il tuo dilemma sia quella di recarti col tuo nonnetto flaccido nella gaudente cittadina termale di Chianciano  nella speranza che la combinazione di acque termali unita alla assunzione di abbondanti dosi di viagra rinforzato produca un effetto benefico e gli consenta di affrontare tanghi e valzer con un poco più di energia e magari  gli faccia sganciare qualche bel regalino di gioielleria o magari una bella bmw serie uno coupè.

Devo anche dirti però di stare bene attenta che non esageri con miscugli di acque e pasticche per non ritrovarti un vecchio esaltato col cervello inebriato o, peggio ancora, un imbarazzante cadavere nel lettone, e dovertene tornare a casa sola soletta.

Auguri e buon viaggio.

Floorcraft

Il termine floorcraft viene solitamente utilizzato in architettura e arredamento, soprattutto industriale,  per indicare la caratteristiche di fluidità di scorrimento di persone e mezzi attraverso un determinato percorso, indica ad esempio la corretta disposizione di stand, scaffali, merce e luoghi di sosta nei grandi magazzini, la collocazione degli sportelli negli uffici pubblici in relazione alle aree di attesa, la linea della catena di produzione di una fabbrica.

Una buona applicazione di floorcraft nei supermercati tenderà a rendere piacevole addentrarsi tra gli scaffali favorendo la curiosità verso la merce esposta e rendendo agevole muoversi. All’opposto orientarsi all’interno di un magazzino Ikea evidenzia notevoli difficoltà ed è probabile si tratti di floorcraft studiato per indurre il cliente ad attraversare tutti i padiglioni di esposizione pure a discapito della sua pazienza.

Nei paesi anglosassoni il concetto viene applicato anche al ballo.

In questo caso il termine floorcraft indica l’abilità nello sfruttare lo spazio disponibile per mantenere un costante avanzamento senza scontrarsi con altre coppie né rinunciare al proprio programma.

È la padronanza dei movimenti e della interrelazioni tra i due ballerini, un riflesso delle comunicazioni corporee attraverso le quali vengono rapidamente modificati passi e figure secondo la necessità.

Il ritmo, il movimento liscio e controllato, l’azione dei piedi, l’adeguamento della propria espressione musicale con il variare della velocità mantenendo  intatto l’equilibrio, il tempo e la tecnica perfetta sono caratteristiche per una applicazione ottimale di floorcraft, importanti nell’ambito agonistico ma  molto utili anche in sala per evitare incrocchi e calci negli stinchi.

Ovviamente una corretta applicazione prevede che i ballerini eseguano tutte le variazioni del caso come se niente fosse, senza farsene  accorgere e mantenendo postura e inclinazione del corpo misurate, con il sorriso sulle labbra e con una compostezza ed un equilibrio che non si lascino turbare dalla presenza ingombrante delle altre coppie.

E’ quello che molti cercano di fare in ogni sala da ballo stipata di ballerini entusiasti allorché si cerca di evitare di pestare gli altri: occorre  sapere modificare o alternare passi e figure, usare cioè variazioni  che  consentano agevolmente di potersi spostare di lato o  retrocedere senza ostacolare le altre coppie, e saper poi riprendere la linea di ballo in maniera naturale.

Come ben sappiamo la densità di genere umano nelle sale reca qualche fastidio perché ogni coppia che si muova decentemente vorrebbe l’esclusività della pista, anzi gradirebbe che vi fossero solo pochi scalzacani che ballano male per risaltare ancora di più, ma la realtà e che le sale sono affollate di umanità dotata di vari livelli di capacità che se ne strafregano degli altri e tirano dritti per la loro strada, anzi qualcuno neanche si sposta dal centro della pista tutto preso a pomiciare o a mettere radici nel pavimento.

Nella coppia il più delle volte sono le donne a innervosirsi per i cozzi e i pestoni che si danno e si prendono in pista, gli uomini sono più tolleranti ma anche più sbadati.

La ballerina, si sa, dovrebbe affidarsi ciecamente al cavaliere per la guida e la direzione, ma spesso lo fa con rassegnazione e a malincuore, cosi basta la minima scusa di un piccolo incidente di percorso per rivendicare una sorta di autonomia decisionale su come muoversi. Del resto in questa disciplina è indispensabile un affiatamento ed una comunione di intenti assoluta.

A tutti i ballerini uomini sarà capitato di sentirsi strattonare o trattenere per le braccia dalla dama senza capire perché salvo poi accorgersi che stavano andando a sbattere contro altre coppie. Lei allora guarda con rimprovero l’uomo come dire “meno male che ci sono io !”, e l’autorità di guida maschile è minata per sempre.

Per questo i ballerini maschi dovrebbero seguire dei corsi specializzati in floorcraft ed  esercitarsi con solerzia. Un buon banco di prova sono le corsie affollate del supermercato il venerdì pomeriggio o le code agli sportelli delle poste centrali a fine mese o le biglietterie delle grandi stazioni nell’ora di punta.

Qui, anche senza i passi canonici del ballo ma mantenendo postura e tempo, si potrà verificare la propria abilità a muoversi tra le file di persone con grazia sorridendo con nonchalance, se si riesce a fare più percorsi senza buscarne di brutto significa che siamo pronti per la sala da ballo.

Parliamo infine delle fantomatiche competizioni clandestine di floorcraft.

Per una esibizione come si deve di floorcraft sono necessari una pista affollata, un’orchestra brillante che non faccia addormentare e almeno un  paio di coppie incazzose in pista, di quelle che appena le sfiori ti saltano agli occhi.

Sarebbe inoltre opportuno che alcune coppie di anziani stazionassero permanentemente  al centro della sala senza scrollarsi dal loro ritmo di beguine statico, serviranno sia come punti di riferimento che come respingenti da flipper.

Infine è dimostrato che c’è più gusto ad esibirsi in un ambiente ostile, dove non si è conosciuti o indulgentemente tollerati piuttosto che nella solita vecchia balera dove son tutti amici.

La competizione consiste nel viaggiare a tutta birra occupando più spazio possibile ed evitando le altre coppie all’ultimo istante, vince chi urta meno persone senza incocciare i garretti di nessuno e dar di spallate a gente che non c’entra niente o magari sta bevendo qualcosa seduta al tavolo a bordo pista.  L’effetto ideale è creare il panico senza fare danni, con la sola suggestione, come quando una moto da corsa smarmittata vi passa accanto a trecento all’ora sfiorandovi.

La sfida può avvenire secondo le specialità di coppia base o coppia figure, inseguimento, speed slalom  e  free style.

La specialità più semplice è la “coppia base”: consiste nell’effettuazione di un programma lineare senza figure. Molto adatta ai principianti è quella che tutti praticano inconsapevolmente nelle sale sovraffollate, ci si limita ad evitare gli altri senza irritarli troppo. Qui si misura essenzialmente la compostezza e il garbo, generalmente non produce effetti collaterali sugli astanti.

Si comincia sempre da questo tipo di prova prima di passare a livelli più impegnativi, chi non riesce neanche  a fare questo sarà meglio che si dia al giardinaggio.

Assai più difficile è la specialità detta “coppia con figure” nella quale sono previsti programmi di ballo complessi con amalgamazioni e passi di varia difficoltà, il minimo sindacale sono serie di giri rovesci e spin, doppi pivot e promenade aperte. Già qui si dovrebbero iniziare a vedere i primi cozzi ed a ricevere dei “vaffa…” incarogniti di incoraggiamento da parte degli altri che vi vedranno sfrecciare a braccia tese e gambe allungate. Per ballerini esperti.

La specialità detta ”inseguimento” è analoga a quella del ciclismo su pista: due coppie di concorrenti partono contemporaneamente dai due angoli opposti della pista e si rincorrono seguendo la linea perimetrale di ballo, vince chi acchiappa l’altra, il tutto destreggiandosi tra gli altri ballerini. Questa esibizione prevede programmi con figure classiche da gara senza riguardi per nessuno; è molto eccitante a farsi ed a vedersi, spesso si risolve con calci nelle rotule e sportellate nella schiena degli improvvidi ballerini che si trovano fortuitamente sulla linea di ballo, è  molto coreografica e adatta a gente senza scrupoli.

Lo “speed slalom” è molto spettacolare, si pratica solo sul ritmo del valzer viennese e con i soli giri  a destra e a sinistra: occorre andare veloci, molto veloci, il più veloci che si riesce e passare il più rasente possibile alle altre coppie.

Il massimo si ottiene quando il leggero urto della propria giravolta farà a sua volta entrare in rotazione involontaria gli altri che stanno tranquillamente ballando, come far girare delle ruzzole che si incrociano, è bellissimo quando riesce. In genere al termine del pezzo si viene rincorsi fino fuori del locale da torme di ballerini eccitati. Questo fatto sta a significare che l’esibizione è riuscita.

Infine il “freestyle” nel quale innovative e originali  figure vengono improvvisate sul posto dai concorrenti, come il passo dell’ombrellaio, nel quale si passano le braccia sinistra uomo destra donna sopra le teste degli altri ballerini, il passo dello scorpione, con il quale si attorcigliano le gambe in un triplo pivot con allungo della gamba destra della dama a tranciare l’aria, la capovolta e mezza, le due capovolte e mezza e lo sgambetto multiplo con avvitamento a destra, tutta roba che potrebbe generare risse furiose. Il ballo ideale per questa specialità è naturalmente il quick step, ma anche la polka saltata fa sua figura.

In alcune esibizioni è stato tentato anche il “doppio axel” che si può produrre unicamente nella polka alla filuzzi e consiste come noto nello slancio della gamba destra del ballerino in avanti per facilitare la rotazione, una volta in aria viene eseguita una giravolta e mezza di coppia e infine si atterra sul tacco a spillo del piede sinistro della dama mentre braccia e gambe sfarfallano all’impazzata per dare maggior impeto.

Questo tipo di competizione libera di free style si effettua a fine serata con il cappotto già pronto e il motore della macchina tenuto acceso da un complice fuori della porta del locale perché le reazioni degli altri clienti sono del tutto imprevedibili e conviene darsela a gambe appena l’orchestra ha terminato il pezzo. Indicata per ballerini irresponsabili e fuori di testa.

Ricomincia la scuola

Settembre, riaprono le scuole e riaprono anche quelle di ballo per un altra stagione di fatiche e di sogni.

Patriebalere ha svolto una indagine anonima intervistando un campione rappresentativo di popolazione, rompendo i coglioni a casaccio ai passanti frettolosi e schivi all’uscita dei supermercati, alle fermate del bus e fuori dalle fabbriche . Ecco una panoramica di quanto hanno risposto alla interessantissima domanda:

“Andrà a scuola di ballo quest’anno ?”

Si e sono contenta, non ne potevo più di passare le serate a rigovernare e dare lo straccio per terra mentre quel fannullone di mio marito se ne sta a guardare le donne mezze nude in tivvu, ora dovrà guardare me per forza, così impara.

 

Quest’anno non andrò a scuola perche mi sono rotto i maroni.

 

SI, è  il mio primo anno, mi sono iscritto al liscio. Un amico che c’è stato l’anno scorso mi ha detto che qui si cucca perché ci sono più donne che uomini, speriamo perché a me di ballare non me ne frega niente.

 

Abbiamo deciso di iscriverci su consiglio del consulente matrimoniale perché siamo un pochino in crisi e litighiamo ogni giorno sul come sia meglio cucinare  il petto di pollo o sul tipo della candeggina o su che marca di benzina mettere, insomma queste cose vitali. Forse ballare ci farà riavvicinare però io vorrei fare il tango e lui il merengue.

 

No, quest’anno mi dedico al giardinaggio notturno, ci si riposa di più !

 

Evviva ricomincia la scuola, voglio fare la polka con tutti i maschi del corso.

 

Ma naturale. Se l’hanno scorso ho imparato il giro spin con avvitamento dorsale, quest’inverno voglio imparare lo spin-off del reverse figurato ambiguo, poi voglio imparare a star dritto sul tacco-pianta dei piedi. Voglio fare un figurone quando per Natale vado a ballare alla capannuccia (non quella capannuccia lì che si può pensare).

 

Torno a ballare perché spero che la Clara dai dai me la dia!

 

Noi smettiamo, abbiamo fatto un fioretto di non divertirci più. Vogliamo espiare le nostre colpe molteplici.

 

Viva il ballo e i ballerini.

 

Se trovo dove mettere il nonno vado a scuola di ballo caraibico e poi vado in crociera nei Caraibi e lo parcheggio all’ospizio.

 

Noi siamo contenti che la scuola ricominci così possiamo perfezionarci e fare invidia ai nostri vicini di casa che credono di essere chissacchì e confondono lo chassè con lo chassis. Roba da non credere.

 

Ho fatto un regalo di compleanno alla nonna e l’ho iscritta alla scuola di mazurka  così qualcuno se la piglierà almeno due sere a settimana e io sarò libera di frequentare il corso di danza del ventre per provare le sensazioni che questa danza etnica orientale può regalare, aumentare la mia deficiente  consapevolezza corporea, e soprattutto sviluppare la mia sensualità repressa.

 

Purtroppo devo smettere di ballare perché non me la sento più. E’ più di un mese che non me la sento. Chissà dove l’ho lasciata.

 

Sono stanco di essere depresso, non sono fatto per questo stato d’animo, sono un lottatore pertinace e in questi anni di delusioni e porte in faccia non ho mai mollato, il mio cervello ha lavorato di fantasia e dal nulla è emersa un’idea pazza prima apparsa come in un film o in sogno, poi pian piano fattasi convincente: iscrivermi ad una scuola di ballo liscio alla filuzzi e cercare una donnetta con la quale accoppiarmi in sala, accoppiarmi in senso metaforico per il momento ma senza mettere limiti alla provvidenza.

 

Vorrei iscrivermi alla scuola di flamenco del maestro Aragones ma finché non mi passa la peristalsi intestinale sarà meglio di no, non vorrei che a forza di sbattere i tacchi sul pavimento scappi anche qualcos’altro.

 

Come si vede le opinioni  e le aspettative sono le più svariate e variegate al cioccolato.

E’ luogo comune  che le scuole dell’obbligo del ballo si protraggano per due anni, principianti e intermedi, dopo questo periodo generalmente si ha la svolta: chi voleva imparare a muoversi decorosamente in pista e nei balli consueti ha raggiunto lo scopo e, ritenendosi soddisfatto, smette per dedicarsi alle uscite del sabato sera in balera. Chi ha desiderio di imparare nuovi balli e non li trova nella vecchia scuola va in cerca di nuove esperienze con la speranza di non dover ripartire daccapo e di non esser mai più considerato un principiante, chi apprezza l’impegno settimanale in sala o in palestra con il gruppo si iscrive ad un  terzo corso avanzato che promette perfezionamento un po’ fine a se stesso perché ciò che si imparerà non lo si metterà mai in pratica in pista. C’è poi chi è stato colpito dalla patologia e passa alle lezioni  private per scoprire i propri limiti fisici e di passione ed inizia una nuova e diversa avventura.

Generalmente fra i corsisti dei due anni di base si è formato un rapporto di cameratismo e amicizia che è doloroso interrompere E’ sempre un momento critico veder andar via i vecchi compagni di serate di polka e di tango con i quali abbiamo condiviso emozioni e inceppamenti e con i quali ci siamo illusi di aver imparato un poco di armoniosità, ma la vita va avanti comunque ed è naturale che ognuno faccia la propria scelta.

Così anche la nostra scuola riapre con programmi ed orari nuovi, ci saranno inevitabilmente cambiamenti  anche per noi che per due anni siamo stati assieme in tante serate speciali come in una serie di appuntamenti che sembrava non dovessero mai finire, perderemo le vecchie abitudini, prenderemo altre strade.

E’ proprio per voi, compagni di passione e di avventura di tante notti di musica e danza, di questa forza inesplicabile, di questi splendidi anni di dolce declino, per voi che animate queste storie di amore e solitudine, di speranza e malinconia, per voi amici di semplici baldorie, è per voi che siedo al mio tavolo, ricordo e scrivo, ascoltando una dopo l’altra canzoni che si diffondono lentamente.

Per quelli di voi che in macchina, tornando a casa, ascolteranno le canzoni della radio, per quelli che non sono ancora sazi di musica e per quelli che rimandano disperatamente l’ora del rientro.

Per quelli che prima di dormire parleranno ancora una volta di giro naturale, per quelli che hanno dato il meglio e non sono mai appagati e per quelli che hanno trascorso un’altra serata da soli, a guardare gli altri risplendere, ma non hanno abbandonato la speranza

Per quelli che domani dormiranno fino  a tardi e non ricorderanno  le avventure di oggi,  per quelli che sogneranno la ballerina con cui hanno condiviso un passo di tango, per quelli che hanno sonno  e non combattono più.

La serata è finita, e ancora resta sospeso un momento di struggente inquietudine.

La crociera

Mi trovavo a bordo di una nave da carico in rotta per l’oriente alla ricerca di nuove danze etniche quando fui improvvisamente colpito da una violenta febbre del sabato sera con induzione alle emorroidi.

Appena la cosa fu nota venni posto in quarantena dal medico di bordo che mi sbarcò con la forza su una sperduta isola delle Cicladi per timore di epidemie  a bordo dove l’equipaggio, composto di soli uomini allupati, avrebbe potuto creare disordini e ammutinamenti.

Dovetti così far sosta per un lungo periodo in una minuscola e verde isola del mare Egeo, ospite dei caritatevoli monaci ortodossi del convento di sant’Ermenegildo Zegna.

Caddi quindi preda di una fase di prostrazione fisica e morale; mi assentavo per lunghe ore dalle cure per girovagare sulle bianche spiagge dell’isola alla vana ricerca di consolazione.

Fu nel corso di uno di questi pomeriggi di profonda malinconia che mi imbattei in una bottiglia di colore verde scuro che galleggiava a breve distanza da riva, sospinta dalle dolci maree.

La curiosità in me innata mi indusse a inoltrarmi fra i flutti alla conquista dell’oggetto. Con mia grande sorpresa notai che essa era sigillata da un bel tappo di sughero. Sull’etichetta ancora parzialmente leggibile era scritto “Ferrochina Bisleri – il beverone che fa benone” una bevanda estranea alle mie pur ampie conoscenze enologiche e gastroenteriche.

La portai quindi con me alla casa dove venivo amorevolmente accudito e con molta cura provvidi ad estrarre il tappo. Dentro vi era un manoscritto recante alcune pagine di scrittura fitta e minuta, faticosamente decifrabile.

Il desiderio di saperne di più mi assalì e, seppure fossi ancora in preda alla malattia, mi misi a stendere con bramosia i fogli su un tavolaccio del convento ed a leggere avidamente.

Trattavasi della cronaca di un viaggio svolto da una congrega di adepti di una setta denominata “figli di Focus” non saprei dire in quale epoca né a quale scopo, ma sicuramente nelle stesse acque che stavano ospitando le mie stanche membra.

Il contenuto era sorprendente per motivazioni e ed accadimenti e mi affascinò oltre luogo tanto da risollevarmi lo spirito e rendere meno aspro il frizzore al deretano.

Adesso che sono finalmente tornato alla mia abituale vita di bagordi sento di  doverlo raccontare non esimendomi dal precisare che non so se si tratti di storia reale o di avventura fantasticata dall’anonimo narratore.

Lascio a voi, miei lettori occasionali, il giudizio e la curiosità di scoprire se le cronache ivi raccontate possano o meno rispondere a verità.


domenica

La nave è enorme e ci accoglie nel grembo materno come la balena di Pinocchio, dentro c’è di tutto e noi andiamo in esplorazione morbosamente curiosi.

Ci sono grandi saloni e piccole piste da ballo, poltrone e divani a perdita d’occhio, corridoi di chilometri e quindici ponti, come un grande palazzo lussuoso, e poi pianoforti e orchestrine, camerieri e bar, salottini e palestre.

Ad ogni angolo ci si imbatte in un distributore automatico di igienizzante per le mani, chiunque transiti non può fare a meno di porre il palmo sotto il getto e disinfettarsi, il livello di pulizia delle mani dei passeggeri è altissimo, su  quello del resto del corpo non scommetterei.

La colazione ha una certa regolarità di orari e alle dieci è terminata per tutti, la cena si effettua in due turni a causa del sovraffollamento, inizia alle diciannove e termina alle ventitre, tutto i resto del giorno è ora di pranzo.

Il pranzo è rappresentato da un ricco buffet, si ha la sensazione che più si caccia dentro il vassoio più si guadagna, tant’è che si notano passeggeri con chili di cibarie mescolate nel piatto che poi verranno regolarmente lasciate d’avanzo e buttate via.

Vedere i nostri bravi camerieri che ogni giorno gettano con rassegnazione quintali di cibo nei rifiuti e magari pensano ai familiari rimasti in Bangladesh o a Sumatra fa riflettere, o meglio, dovrebbe far riflettere.

Le cabine si dividono in vere camere, con tanto di splendido balcone affacciato sul mediterraneo, e loculi interni. Ad alcuni di noi è toccato uno di questi, anche a Concetta che soffre di claustrofobia e ogni volta che entra in camera le sembra di fare una risonanza magnetica.

il direttore di crociera mister Patrick si esprime in uno strano idioma rotondo: conosce perfettamente cinque lingue ma finisce che le mescola suo malgrado, le biascica e le mastica restituendo un italiano che sa di francese e spagnolo, un tedesco che sa di inglese e francese, uno spagnolo che sembra italiano e inglese e così via, con digressioni in turco e yiddish. Nessuno capisce niente nella propria lingua ma sommando le cinque versioni si intende il significato di ciò che vuol dire.

“I noxtri artosti ascpettan une gronde opplouso !” è la sua frase preferita.

Si veste elegantemente con sacchi di vario colore a quattro bottoni ed è grasso come un porcello (porc in francese, cerdo in spagnolo, pig in inglese, schwein in tedesco, χοίρος in greco, כאַזער in Yiddish  e via e via).

Gli spettacoli sono splendidi, ci si chiede dove vivano tutto il giorno gli artisti e specialmente le ballerine che sono piuttosto discrete, e quel topone della cantante,  che vivano sottocoperta ? o piuttosto sotto-le-coperte ?

Le vasche idromassaggio presuppongono un livello di conoscenza accettabile tra gli ospiti visto che è teoricamente possibile scaricarvi qualunque residuo corporale senza che nessuno se ne accorga. Di fatto il colore dell’acqua a fine giornata tende al beige scuro. C’è gente che trascorre l’intero pomeriggio nella vasca, manca solo che ci porti il vassoio con la merenda e getti dentro briciole di pane e schizzi di mostarda.

Gli asciugamani per i lettini e le piscine vengono forniti gratuitamente, sono di colore blu per la nave e arancio per le escursioni. C’è chi ne prende cinque per volta, tanto sono gratis, c’è solo il problema della riconsegna serale che è un poco scocciante.

Le piscine sono carine, hanno una densità di frequentazione di quattordici ragazzetti urlanti al metro quadro con tanto di tuffi, che sarebbero vietati, e grassi genitori stravaccati al bordo.

La zona circostante le piscine è off limits: è piena di cartelli di “fare attenzione”, ma la gente continua a scivolare e a battere crepenti a tutte le ore del giorno, l’infermeria lavora essenzialmente per loro.

Il personale di bordo è di tutte le razze, con unico elemento comune l’appartenenza a paesi del terzo mondo dimenticati dal benessere.

Sono tutti giovani, disponibili e bravi, e soprattutto indifesi, per questo sono talvolta oggetto della protervia maleducazione dei buzzurri presenti in buon numero che credono di aver acquistato,  assieme al biglietto a prezzo scontato, anche dei servi da maltrattare. La presenza costante di questi figuri loschi e abietti è uno dei lati negativi del viaggio, un vero peccato non poterli gettare ai pesci.

Un altro aspetto negativo è rappresentato dalle interminabili code: code a colazione ed al buffet, code per trovare posto nei saloni, code per le uscite ed i rientri a bordo, il naviglio è sovraffollato e con una alta percentuale di maleducati.

Magic moment  di oggi l’uscita dal canale della Giudecca a Venezia la sera, a bocca aperta per la delicatezza ed il colore dei palazzi, la navigazione non potrebbe iniziare meglio.

lunedì

La nostra rotta ci conduce a Bari ridente città nota per i tre Nicola: la chiesa di San Nicola, lo stadio di San Nicola e il cantante bruttino degli anni sessanta Nicola, detto appunto Nicola di Bari. Pare che per decreto prefettizio a Bari tutti i maschi, almeno una volta nella vita, si debbano chiamare Nicola.

Bari è famosa anche per Cassano e le cassanate  e sopratutto per essere il terrore dei viaggiatori. Pare infatti che appena messo piede dentro le mura i turisti foresti vengano depredati dei loro averi e motteggiati con minacciosi proverbi locali del tipo:

“Na parola mangande e retirde a ccaste” (Una parola in meno e ritirati a casa tua), oppure  “Le mazzate sò ssèmbe o cane mazze” (Le mazzate vanno sempre al cane bastonato) o anche “Nan tande a trà la zoche, se no se spèzze” (Non tirare troppo la fune, altrimenti si spezza). 

Così la maggior parte della nostra ciurma terrorizzata ha pensato bene di non mettere piede a terra (pied-a-terre in francese) e di trascorrere una anonima ma protettiva giornata a mollo nella vasca idromassaggio del ponte tredici, anche per rifarsi della stanchezza del giorno precedente, perché è cosa risaputa che attività stancanti come la crociera non ce ne sono.

Coloro che hanno sfidato la sorte sono stati premiati: hanno girato la città con poca spesa e notevole soddisfazione, tutti quanti hanno visto la famosa basilica di San Nicola di Bari e hanno anche preso un caffettino senza essere picchiati selvaggiamente.

Non so se sono stati loro a portarseli dietro, ma so che a sera quando siamo salpati la nave era piena di baresi e napoletani, corredati di numerosa prole, che al mattino non c’erano e che hanno preso possesso di tutto ciò che di libero esisteva: poltrone, sdraio, frutta e soprattutto i divanetti del Tucano, il nostro localino preferito.

I meridionali si sono impadroniti del piroscafo.

Non ci sono stati incidenti o feriti; Federica e Salvatore sono impegnati in una sorta di staffetta di mal di testa a coppia. Lo tengono sei ore per uno, quando passa a lei inizia  lui e così via; quando uno ce l’ha si chiude in cabina  e riemerge lo stretto lasso di tempo necessario per passarlo all’altro. Stanno tentando di battere il record dei tre giorni consecutivi.

Si sono avuti i primi giuochini  degli animatori ufficiali del bastimento  i quali sono subito entrati in sintonia con i nostri animatori interni Proto, Massimo e Valdo.

Tre volte al giorno, mattina pomeriggio e sera si scambiano opinioni e argute battute e anche qualche spintarella o scappellotto.

Nel corso di uno di questi simposi colloco il magic moment del giorno: si è bandita una gara di destrezza col lancio del hula hoop alla quale hanno partecipato praticamente tutti i passeggeri e le maestranze fallendo miseramente il bersaglio: a un certo punto Carlo, con una dose di sicumera perfino superiore al suo abituale standard, si è alzato con flemma dalla poltrona e ha tentato facendo centro al primo colpo fra lo sbigottimento generale. Da standing ovation.

Inevitabile la battuta “La classe non è acqua!”.

A notte fonda c’era ancora qualcuno al vento del ponte tredici che tentava di emularlo.

martedì

Finalmente è stato rintracciato Loriano che si era eclissato all’imbarco ed era stato cercato per giorni da una Gianna leggermente turbata: la si vedeva a più riprese, ogni volta abbigliata in tuniche di diverso formato e colore e calzari dal tacco ripido, in vari angoli, in coperta e in sottocoperta, in plancia e in sottoplancia, con aria enigmatica, sempre alla caccia della figlia o del marito, una vera cacciatrice come la divina Artemide (in greco Ἄρτεμις, Ἀρτέμιδος), figlia di Zeus e di Leto, sorella gemella di Apollo, e moglie di Loriano aggiungo io, che fu una tra le più venerate divinità dell’Olimpo e i cui simboli sacri erano il cervo e il cipresso, particolare del quale a noi non frega niente.

Si sé così scoperto che il disperso non era tale, ma si era dedicato anima e corpo alla esplorazione minuziosa del natante: da questo momento Loriano è la persona con maggiori conoscenze logistiche della nave e potrebbe fare da guida allo stesso comandante.

La nostra rotta ci conduce a Kalakolon un piccolo porto sulle coste occidentali del Peloponneso che è anche la porta di Olimpia, località pastorale prescelta direttamente dal re degli dei e luogo di culto mitologico più importante della Grecia tradizionale, una meta immancabile alla quale peraltro hanno rinunciato volentieri tutti, o quasi tutti.

Primo tentativo di sbarco di massa della comitiva con conseguenti assemblee interminabili su itinerari, prezzi, mezzi da utilizzare e finalità del viaggio, con  mozioni contrastanti  sulle attività da svolgere:  bagni di mare, acquisto di ricordini, pranzi tipici o puro bighellonaggio.

Alla fine la maggior parte è andata al mare con vari mezzi di fortuna.

Narra la ridente Silvia  che la spiaggia fosse munita di ombrelloni e sdraio gratuiti, cosa inconcepibile per la nostra società avanzata, e che venissero fornite leccornie indigene in abbondanza accompagnate da fresca acqua di fonte alla modica cifra di tre euro a piatto, cosa ancor più incredibile se non fosse stata riportata da persona di tanta grazia e gentil portamento.

Uno sparuto manipolo composto da Vinicio Mariagrazia Monica e Gianfranco ha avuto la pensata di prendere un pulman locale per Olimpia, distante oltre trenta chilometri greci, che sono notoriamente più lunghi e meno rettilinei di quelli francesi o germanici.

Il tempo a disposizione non era granché e fra il viaggio e le prime dotte disquisizioni sui resti del ginnasio e del laboratorio di Frisia, con tanto di foto ricordo e commenti vari, si erano già  giocati un’oretta, così il poco tempo rimanente si è trasformato in una sorta di omaggio commemorativo al luogo attraverso una esaltante corsa ad ostacoli fra i ruderi del Leonidaion, il tempo di Zeus ed il museo, è stato scelto quello sbagliato ma più vicino perché quello giusto era troppo lontano.

Il museo è stato visitato, invero con una certa superficialità,  nel tempo record di due minuti e trenta secondi, compresa un breve escursione ai bagni pubblici e poi a perdifiato verso il pulman per il rientro sotto il sole cocente.

Una esperienza gratificante.

La sera cena di gala. Le donne sono tabogate alla morte: lunghi abiti e tacchi alti, scialle, labbra rosse e mascara, con l’opportunità di conquistare tutti i passeggeri e l’equipaggio con uno sguardo malizioso ed un movimento di fianchi.

Gli uomini finalmente in giacca emersa dal fondo degli armadi, per una volta via magliette, calzoncini e orribili sandali, sarà pure vero che l’abito non fa il monaco, ma tutti si sentivano un poco più amabili e gentili, beh quasi tutti.

Questa impegnativa giornata ci ha riservato anche l’elezione di mister  musica, allegra manifestazione alla quale ha naturalmente preso parte Proto, era inevitabile, che si è ben comportato anche nel delicato momento della esibizione della mutanda nera.

E’ risultato vincitore un imbattibile tamarro che oltre alla mutanda ascellare ha esibito anche una canotta della salute e una notevole peluria senile, un essere repellente che  si è dato pure un sacco d’arie. Proto ne è invece uscito con dignità.

Il magic moment del giorno: un lento fox trot sulla pista del Tucano, soli io e  la mia dama. Fantasticavo di trovarmi su un set al centro del mondo, l’ombelico fatato della nave, una sensazione che è durata il tempo del pezzo morbidamente eseguito dall’Elegance Quartet.

mercoledì

Approdo a Santorini, terra di vulcani sottomarini. Un gruppo decide di salire al paese di Fira (Φηρά) in cima al costone di roccia a dorso di mulo, un altro con la funivia. Molto più carina la prima opzione che pure produce qualche scuotimento delle parti basse mascoline con conseguenti disturbi urinari.

Ci aggiriamo negli stretti vicoli tra il bianco ed il blu in attesa degli altri che salgono in funicolare e ci gustiamo gli scorci da cartolina prima dell’afflusso dei naviganti delle numerose navi all’attracco.

Una volta ricostituita la comitiva  solita assemblea condominiale per decidere cosa fare nelle due ore rimanenti, alla fine ognuno si è mosso a casaccio per proprio conto arraffando la prima opzione disponibile. Sei audaci hanno noleggiato, a prezzi spropositati tre squassatissimi quad,  quadricicli fuoristrada di derivazione motociclistica concettualmente derivati dagli ATV prodotti negli anni sessanta, detti anche muli meccanici.

Uno è stato immediatamente tolto di mano a Gianfranco dal  noleggiatore per evitare rischi a danno di cose e persone locali, sostituito con un più maneggevole ed altrettanto scassato motorino. Massimo  ha sdegnosamente rifiutato il casco a noleggio per timore dei pidocchi e per non rovinare l’increspatura bionda.

E’ stata una bella gita: faticosa uscita dal parcheggio, ricerca del distributore, metti soldi di benzina con invettive conseguenti, ripartenza alla ricerca della strada per Oia rintracciamento della strada per Oia, dietrofront e ritorno alla base visto che era già passata un’ora. Non mi sono sembrati molto disinvolti neppure Vinicio e Massimo nella guida di questi quad da battaglia, ma è stato divertente.

Qualcuno di noi ha fatto ritorno a piedi lungo la mulattiera: bell’itinerario ripido spalmato di sdrucciolevole merda di ciuco, necessaria la massima attenzione onde evitare frittate.

A sera finalmente a Mikonos

Non sappiamo perché Mikonos negli anni si sia costruita questa fama di isola licenziosa e rifugio degli omosessuali di mezzo mondo, sta di fatto che da quando dal mare abbiamo avvistato le candide case l’unico argomento di discussione è stato quanto avremmo dovuto stare attenti alle avances dei pederasti indigeni.

Si sono quindi intrecciati lazzi e frizzi, battute e mimiche nelle quali si sono distinti Loriano, Paolo e Stefano, con mani a protezione delle terga e improvvisi piegamenti dimostrativi a novanta gradi .

Ad ogni maschio che incontravano lungo il cammino veniva fatta una radiografia per percepirne le tendenze, non  parliamo poi di coloro manifestamente e orgogliosamente gay intorno ai quali si creavano capannelli ammiccanti di turisti curiosi a scattar foto ricordo.

La principale attrazione dell’isola ci è sembrato un grande pellicano accudito da un tizio che abbiamo bollato subito e senza alcun motivo per finocchio.

Il paesino e fichissimo strapieno di localini, bottegucce, angoletti bui e gioventù.

Si narra infatti che sia meta prediletta di chi vuol trasgredire in quantità di accoppiamenti di ogni genere  e natura in piena libertà, vale sia per uomini che donne, animali e suppellettili varie.

Il magic moment odierno è una riflessione amara e malinconica di fronte al bel lungomare, allo scorcio dei mulini e alla musica che fuoriesce dai locali strapieni di varia umanità: sono nato troppo presto, ai miei tempi altro che Mikonos, ci si accontentava di giocare a tappini. Beata gioventù !

giovedì

Giornata ricca di avvenimenti a bordo

La nostra peregrinazione ci conduce al centro della regione Attica nella prefettura della mitica città di Atene dove, dopo una notte di navigazione tranquilla,  siamo sbarcati alle prime ore del mattino.

Stefano e Silvana non hanno messo la sveglia e non si sono presentati all’appuntamento fissato per lo sbarco: li abbiamo chiamati per misericordia e solo  dopo aver messo ai voti la decisione, siamo o non siamo nel regno della nascita della democrazia? In dieci minuti si sono svegliati, hanno indossati calzari e vesti appropriate alla canicola e ci hanno raggiunto. Stefano con grande sconforto ha rinunciato alla colazione e questo credo che non ce lo perdonerà mai, del resto avrebbe preferito mille volte perdere il Partenone che l’ovetto sodo.

Le guide per l’Acropoli  sono state Carlo e Claudio con l’ausilio della stagista Cristina che fa tutto questo come volontariato: sono stati perfetti. Sono riusciti nell’impresa di mantenere compatto un gruppo di ben ventitre sciagurati senza perderne neppure un pezzo. Uniti e coesi siamo saliti fino al Partenone  assieme a un paio di milioni di turisti incolonnati scesi da una flotta di navi da crociera da far invidia alla spedizione di Troia. Ci siamo pestati abbondantemente i calcagni sospinti dalla ressa e da una leggera brezza che ha evitato insolazioni e rincoglionimenti.

Abbiamo potuto ammirare la sommità dei templi che era l’unico punto non occultato dall’orda di turisti totalmente disinteressati. Sono però state scattate un milioneequattrocentomila fotografie a casaccio con vari gruppi misti: mogli con gambe di passaggio di altra gente, teste di turisti spagnoli che sbucano tra le spalle del cognato e così via. Un bel ricordo per quando torneremo a casa.

I  commenti sull’Acropoli sono stati i più vari e profondi  “.. ma chi me l’ha fatto fare ?” “L’ha  indovinata chi è rimasto a bordo” “Ma qui è tutto rotto!” “A che ora si mangia?” “E’meglio il colosseo”” ma che bella visuale” “Amore, attento a non farti male” “Quello laggiù dev’essere lo stadio del Panathinaikos” e così andando.

Bollettino di giornata

Sulla strada del ritorno Annalisa si è ingegnosamente procurata una storta alla caviglia, curata con bendaggi ed unguenti dal maniscalco di bordo per la modica cifra di cinquanta euri nautici.

Claudio è stato vittima di uno scippo del portafoglio sulla metro oppure sull’autobus, oppure al mercato della Plaka, o forse lo ha semplicemente perduto. Il fatto comunque contribuirà ad accrescere la meritata fama di ladri e borseggiatori dei pacifici abitanti del luogo.

Da rilevare che tutta la nave era ben conscia di non doversi portare appresso  valori, ebbene il nostro si era voluto distinguere portandosi  carta di credito, bancomat carta d’identità e cospicuo contante, mancava solo la tessera della Coop e la frittata sarebbe stata completa. Probabilmente era  la sola persona sbarcata in mattinata con tutto quel bendiddio appresso. La cosa mette in evidenza  l’arcinota astuzia degli ateniesi  che evidentemente sono dei fenomeni, infatti qualsiasi altro avessero scippato non avrebbero cavato quasi niente.

Fortunatamente Claudio è un gentleman e l’ha presa bene. Allegria.

Al rientro a bordo Raffaele ha preso la bronchitella abituale nel passaggio tra la doccia e il self service al piano tredici, cento gradi fahrenheit di sbalzo.

Sembra un uccellino bagnato. Ce lo siamo giocato per un paio di giorni.

A chiusura di giornata Gianfranco si è sfracellato a bordo piscina saltando sugli infradito traditori: molteplici danni al costato, alla testa ed alla spalla e sopratutto ai coglioni che hanno preso a girare furiosamente.

Finalmente a cena. Serata  di gala con dolce  a sorpresa consistente in una torta gelato sammontana con al colmo un ciotolino di benzina incendiata. Flambé, si dice.

L’elezione di Miss Musica ha riservato un fuori programma di Valdo che ha impersonato una convincente versione del noto pornoattore Rocco Siffredi,  con tanto di appropriata camicia nera lucida. Come sempre Valdo ha contagiato il folto pubblico con la sua simpatia e mimica, ha perfino accennato la mossettina di bacino che lo ha reso famoso su tutte le navi da crociera del Mediterraneo.

Dopo l’elezione della miss, ovviamente ha vinto la partner di Valdo, Stefano e Silvana hanno improvvisato una spettacolare sceneggiata napoletana di litigio coniugale con soggetto libero dal titolo “Ti avevo detto che aspettavo in discoteca e tu mi ti fermi al Cristal, cazzo!”  Splendida anche l’interpretazione di Concetta che pure in un ruolo minore ha recitato la parte con grande impegno. Per alcuni minuti le grida dei tre hanno sopraffatto l’orchestrina Blue Sound Band.

Visti i numerosi infortunati di giornata a un certo punto Proto si è trovato a ballare un mambo con sei ballerine sei, tre ad ogni lato e tutte sincronizzate.  E’ stato un ulteriore momento memorabile.

La sera si è chiusa in discoteca, cosa poco gradita dai giovani della compagnia che colà stanziano  a tempo pieno.

Ammirare nella notte il mare da poppa e  la lunga silenziosa candida scia della nave con le luci de Peloponneso sul magico fondale dell’orizzonte  è stato stupendo, il magic moment di oggi.

venerdì

Oh dolce Kerkira, morbidi rilievi ammantati di verde, alte scogliere e spiagge sabbiose, patria dei Feaci, ove approdò il naufrago Ulisse, ricca di bar dai prezzi stracciati e ove approdiamo pure noialtri.

Quanto è rilassante il bagno nelle tue calme acque profonde, e quanto fresca l’ombra sotto l’unica pianticella occupata dai bianconi Valdo e Loriano.

Odo il suono allegro del buzuki e rumor di danze sarde, che non c’entrano niente, e forse non sono sarde ma di questi posti qui però ci somigliano assai.

Il bagno nel mare fresco mi ispira rime baciate e mi rigenera

dal cibo eccessivo del bastimento

di pieno gradimento

ma ricco di condimento

che mi rende corpulento.

Visitiamo le piccole stradine alla caccia di souvenir e di foto ricordo a coppie, singoli misti, incrociati e scambiati e gruppi compositi. Manca solo il febbricitante Raffaele che è rimasto a bordo per la mestizia di Paola che non si gode il passeggio e il paesaggio.

Il posto ricorda le nostre terre natie per architettura e usanze, non certo per i prezzi che sono modici. Monica cerca tendaggi e tendine, Gianna scarpe e scarpine, Enza cerca di non perder Proto a sua volta perso dietro a curiose femmine obese.

Dopo la refrigerante abluzione si rientra sul naviglio stanchi e contenti, pronti al notevole sforzo della cena perché dovete sapere che anche il mangiare così di frequente spossa le membra di noi viaggiatori.

Quindi la combriccola si espande dappertutto come chiazza d’olio: c’è qualcuno di  noi in ogni recondito angolo del piroscafo, e questo è un bene per l’armatore perché rechiamo l’armonia e la felicità del culto di Focus e facciamo proseliti un po’ dappertutto.

Enza e Gabriella si appartano misteriosamente complici, stanno  cercando un posticino sul ponte dove fumare in pace senza che qualcuno le rimbrotti.

Sulla pista a mezzaluna del Cristal  si esibiscono in un delicato paso doble i fieri Paola e Proto inventori, per la goduria degli occhi e delle orecchie, del famoso passo della lambretta, con tanto di messa in moto e smanettamento di gas

Sul ponte, Franca accenna passi di danza con tutti gli animatori contemporaneamente: è la nostra musa ispiratrice e sacerdotessa, ma in questa spedizione non è al massimo del vigore fisico, attorniata dalla premurosa Patrizia e dal consorte è comunque il baricentro della nave e delle nostre attenzioni.

Paolo e Massimo stanno proseguendo il censimento che dall’inizio del viaggio compiono sulle femmine imbarcate classificandole per età, peso e girovita, mentre le rispettive consorti Cosetta e Patrizia, a loro volta, monitorano con discrezione, scuotendo il capo, che i due non allunghino troppo il passo o le mani.

Vinicio e Mariagrazia come incrociano un foxtrot e uno spazio libero si mettono a ballare seri seri, possibilmente da soli, Stefano  è un po’ fuori dal suo mondo, ritrova se stesso solo in sala da pranzo, nel tempo rimanente  girovaga tra discoteca Q32, Crystal e Tucano senza sapere cosa scegliere e intanto Silvana, che nel frattempo si è infortunata ai piedi scuotendoli con troppa energia nell’acqua della piscina, non lo segue più, non ballano mai assieme, e questa è una notizia .

Concetta e Pasquale si aggirano perplessi  tra i piani e i corridoi per ritrovare la cabina.

Sauro e Silvia sono inseparabili, galleggiano a un metro dal suolo felici e contenti che è un piacere, Annalisa cerca in giro spunti per aggregarsi a balli di gruppo, a giochi di gruppo, a bischerate di gruppo mentre Carlo, sornione, accenna qualche passetto distaccato e si risiede comodamente ad osservare, dividendo l’attenzione tra i compagni di viaggio, il giornale e il cellulare.

Sabatino non rinuncia alle battute ed al jive che esibisce senza risparmio su qualsiasi ritmo, Gabriella ciarla a destra e a manca mentre Valdo è in compagnia degli animatori o dei camerieri o di altri passeggeri o di qualcun altro, ma sempre in compagnia sta.

Salvatore e Federica stanno bene in salute contemporaneamente e ne siamo felici, Gianfranco invece è acciaccato e Monica cerca di prendere la linea al telefono con  qualcuno di casa.

Come sempre, ogni volta che ballano, Massimo e Patrizia discutono se la guida debba essere decisa o flessibile, se il passo a destra o sinistra, se le braccia incrociate o distese, si lasciano e si riprendono, si rilasciano e vien loro da sorridere, non si prendono sul serio.

Raffaele è riemerso dal letto col golfino di lana e si aggira per i fatti suoi, Claudio filma anche la sciacquatura dei bicchieri del bar e il rullare della batteria mentre Cristina vorrebbe scendere in pista, ma è pure contenta che lui registri tutto a futura memoria.

A fine giornata viene stilato il bollettino medico:

due feriti leggeri da contusioni in condizioni stabili dal giorno precedente, un ammalato di bronchite in via di guarigione, una doppia storta alle caviglie di giornata, alcuni mal di testa risolti positivamente. Concetta ha ritrovato la cabina  e può andare a nanna.

Il momento magico oggi è questa consapevolezza che assaporo di poter girovagare a casaccio in questo enorme contenitore, fra migliaia di persone, come in un  formicaio immenso e non sentirmi solo, in ogni luogo incontro un amico e mi sento fortunato per questo.

sabato

Sbarco nella splendida città slava di Dubrovnik, o Ragusa, raggiunta dopo una lunga e faticosa camminata.

Luogo affascinante offuscato dalle migliaia di visitatori, perennemente incolonnati tipo stadio nel giorno del derby, tra piedi, scarpe e gambe di  varie nazionalità e lingua si è perfino  intravisto il pavimento marmoreo dello Stradun la strada principale che collega le due porte principali. Ci siamo perduti e ritrovati con tutti gli altri una mezza dozzina di volte, ci hanno pure costretto a cambiare i  nostri pregiatissimi denari in una valuta inutile come le kune che abbiamo utilizzato per comprare biglietti del tram e ricordini indigeni made in china, e buttando ai pesci il resto.

La visita ci ha fatto scoprire alcuni aspetti sociali interessanti:

  • questo popolo non fa salire sull’autobus se non si è in possesso di regolare biglietto,
  • alcuni rappresentanti di questa terra non sono molto cortesi con gli stranieri come noi
  • sull’autobus Concetta ha preso una accanita  discussione con una spagnola con tema “vai indietro che c’ero prima io” che ci fa capire quanto i rapporti siano tesi anche all’interno della Comunità Europea

Pasquale si è mostrato molto combattivo e, ovviamente, solidale con Concetta soprattutto sul fatto che gli stranieri, specie se slavi, specie se croati, ma anche spagnoli, ma anche tutti, dovrebbero starsene a casa loro e non venire da noi a spaccare i marroni e non pagare il biglietto del tram.

Si sono avuti numerosi interventi concitati e poco costruttivi da quali si trae la conclusione che sarebbe bene che ognuno facesse i fatti suoi e specialmente non invadesse Casalguidi.

Più tardi, tornati a bordo, Concetta e Pasquale si sono calmati.

Magic moment odierno al tardo pomeriggio:  un sodalizio di trenta persone legate dalla pratica devozionale della danza che decidono di fare a meno dell’animazione di bordo ed organizzano autonomamente giochi fanciulleschi sul ponte tredici attirando bambini gioiosi e commenti benevoli dei grandi, e, soprattutto, divertendosi un sacco.

Adoro la levità senile che anima i miei compagni di viaggio, mi fa sentire vicino a loro ed alla mia perduta giovinezza, mi ispira un sospiro.

Mare mosso

Da questo pomeriggio il mare si è agitato, stasera a cena i tavolini erano inclinati e il brodo disteso a quarantacinque gradi dentro la scodella faceva uno strano effetto. I ponti esterni sono stati chiusi col lucchetto (in inglese look-at). Silvia si è avvicinata sorridendo e dondolando, qualcosa era inclinato paurosamente, o lei o il pavimento.

Paola prima ha mangiato abbondantemente poi è sparita nella stiva a distendersi per non fare i maialini sui tappeti blu.

Qualche audace ha tentato dei passi di ballo liscio al Crystal Lounge, ho notato Vinicio e Maria Grazia e Salvatore e Federica che barcollavano, sembrava di esser sul Tit….. , ma non lo voglio nemmeno nominare.

Il piano bar funziona anche adesso,  al Tucano c’è uno spettacolino con la gente che si aggrappa alle poltrone per non cadere, il vento soffia forte e piove, non c’è nessuno che passeggia per non sbandare e battere boccate sulla moquette. Il personale di bordo chiude gli stand dei ricordini e ripone tutto in bauli verdi.

Ho deciso di prendere le pagine del diario di bordo di questi ultimi sette giorni e chiuderle nella bottiglia di Ferrochina Bisleri comprata al Vitamin Bar per soli tremila euro pagabili in comode rate mensili che mi sono testé scolato per farmi coraggio, sto facendo debiti, tanto a questo punto chissenefrega.

Adesso chiuderò la bottiglia con un bel tappo e la getterò fuori dalla nave.

Qualora dovesse accadere l’irreparabile il mondo un giorno saprà come i figli di Focus hanno vissuto questi giorni di navigazione: tutti insieme, appassionatamente.

La posta del cuore: Pina incerta e dubbiosa

Caro signor Ivano della posta del cuore

Mi rivolgo a lei perché so che è un uomo di mondo mentre io sono solo una povera ragazza incerta e dubbiosa.

Sono disperata perché mi hanno detto che ricomincia il campionato di calcio !

Ho un uomo che non mi porta mai a ballare e se ne sta tutte le sere in ciabatte a guardare le partite della Fiorentina e il processo di Biscardi sgranocchiando pistacchi.

Il sabato sera dopo la partita mi porta a cantare il karaoke in localacci  dove non si balla e mi tocca stare a sentire lui e una manica di citrulli che sbraitano nel microfono gli ultimi successi degli Alunni del sole  che, fra l’altro,  non sopporto più.

Un tempo non era così: quando mi doveva conquistare prometteva mari monti e sale da ballo, poi, una volta che mi ha soggiogata, ha mostrato la sua vera natura di maschilista che detesta i balli caraibici.

Io sono una grande appassionata di salsa e merengue e modestamente sarei anche piuttosto portata, ma devo esercitarmi da sola davanti allo specchio e sono due anni che non imparo passi nuovi.

Sono esasperata, sono tentata di mettere un annuncio sulla Pulce offrendomi come ballerina, ma ho molta paura che qualcuno fraintenda e con la scusa del ballo mi proponga altre cose che non voglio neanche nominare. Sa com’è, di questi tempi……

Mi consigli lei che ne ha fatte di cotte e di crude, che devo fare per uscire da questa ambasce ?

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 Mia dolce incerta

La tua storia mi rimanda ad un po’ di anni addietro quando anche io canticchiavo le canzoni degli Alunni del sole: era un estate rovente che trascorsi in Versilia come aiuto bagnino e nel mese di giugno, notoriamente molto indicato per la salute dei pargoli, mi ripassavo le mamme villeggianti dal lunedì al giovedì sera, prima che arrivassero i mariti da Firenze.

Mi ricordo che al bagno Lucciola attaccavo bottone con le mammine  girando nel juke box Concerto, Ombre di luci o Jenny e la sera ce la spassavamo a tutta randa

Che stagioni epiche, e quanti gelati ho comprato ai bambinelli per tenerli buoni !

Tutto finì quando il proprietario del bagno mi fece bruscamente notare che non facevo con adeguato scrupolo il mio lavoro di bagnino e che mentre me la spassavo si erano fregati tre patini e un pedalò.

Ma veniamo a te.

Il tuo è un problema piuttosto comune, molte giovani donne se la devono vedere con una rivale praticamente imbattibile che personalmente non mi tange: la passione per il football. Una rivale così si combatte male perché non la puoi graffiare o prendere a ceffoni ed è anche inutile sfasciare la tivvù  perché ci sono sempre i bar sport che è ancora peggio.

Penso però che potresti fare un tentativo sollecitando i suoi istinti più belluini.

Ci vorrà un completino baby doll da ballo caraibico in colore viola con reggiseno a balconcino e tanga con giglio bianco e rosso davanti, un grande tatuaggio del  numero dieci con la scritta rui costa sulla schiena e calze a rete a maglia larga da porta di calcio. In testa farei una acconciatura a riccioli d’oro stile Antognoni ed ai piedi scarpette da calcio rosso brillante. Ultimo tocco una coccardina tricolore con la dicitura “nonsonogobbo”.

Adesso ti manca solo di agitare festosamente una bandierina gialla da calcio d’angolo e dimenare ritmicamente il posteriore con gridolini di “alè viola alè”.

A me una messinscena così farebbe sicuramente effetto, a parte il numero dieci di rui costa che non mi dice niente, e farei tutto ciò che mi chiedi..

Se il tuo lui non si smuove nemmeno così, figliuola, mettigli pure le corna perché se le merita.

Fammi sapere come è andata

Ecchec………….

Eccheccazzo lo chiamano così perché ha questo intercalare particolare che sputa fuori ogni dieci parole in un linguaggio sconnesso tipico di chi non solo non ha studiato, ma si è sempre rifiutato di imparare qualunque cosa,  il suo vero nome però è Ernesto, “come Che Guevara”  dice lui, confondendolo con un calciatore peruviano del River Plate.

Ernesto è un bruto, un animale privo di lessico e grammatica, e anche di una qualsivoglia forma di educazione, abituato a chiedere le cose direttamente senza troppi giri di parole che sia il pane al fornaio, le sigarette al tabaccaio o un giro di ballo a una damigella seduta al tavolo del Risciò, un locale da puttanieri nei pressi delle terme che frequenta la domenica sera: donne ingresso libero, uomini venti euro con bevuta e tanta robina di seconda e terza mano, si fa per dire, da guardare con bramosia ed invitare in un allacciato ballo del mattone.

Lasciamo perdere lo stile del ballo, a Ernesto della tecnica di base, dei passi e delle figure non gliene frega niente, come non è in grado di distinguere un tango da un valzer, tanto lui balla tutto allo stesso modo, afferrando subito in una stretta letale la malcapitata e spingendo avanti le cosce  “Eccheccazzo, siamo qui per rimediare non per fare mossette da finocchi “ è la sua filosofia piuttosto elementare.

Si presenta in sala agghindato col vestito della domenica, un gessato comprato all’outlet,  grigio con strisce bianche tanto larghe che pare un carcerato, scarpe a punta e camicia aperta sul collo, impomatato e profumato di colonia al pacciuli.

Si piazza su uno sgabellone del bar e ordina subito una sambuca con la mosca.

“Eccheccazzo, non c’è giro stasera mi pare “ vocia al barista che fa cenno di si con la testa, poi si mette a scrutare scientificamente metro per metro la sala in cerca di qualcuna da trascinare in pista col suo fascino da uomo delle caverne “niente fronzoli effeminati di chiacchiere e sguerguenze, eccheccazzo”.

Inquadratane una nel mirino non pone tempo in mezzo e si avvia rapido verso la sventurata,

Ernesto di modi spicci e grevi che quando si avvicinava al tavolo dove sta seduta una femmina per rinvitarla a ballare partiva sempre con un “andiamo !” accompagnato da un movimento della testa, ha avuto nel tempo centinaia di rifiuti e rispostacce fino a  convincersi a cambiare tattica e moderare i toni. Qualcuno con uno sforzo disumano gli ha spiegato un po’ di buone maniere, ora si presenta con un “permette signora” decisamente forzato e molto formale al quale però, se segue un tentennamento della dama, fa seguito un energico “allora, ti decidi o no, eccheccazzo”  che non promette niente di buono.

Qualche coraggiosa o distratta accetta l’invito, diciamo non più del due per cento di quelle a cui chiede, e si incammina verso il supplizio: appena lo sentono stringere e spingere il bacino si rendono conto  di che pasta è fatto “tu vedrai che la sentono la differenza  fra un gne gne gne di ballerino rifinito e uno sodo come me”  si illude lui,  ma ormai l’errore è stato fatto e per buona educazione non si molla il ballerino a metà ballo a meno che questi non allunghi le mani per tastare dove non è consentito.

Con Ernesto ogni tanto accade anche questo obbrobrio e di conseguenza vola qualche sberla di femmine infuriate alle quali Ernesto risponde con aria stupita “eccheccazzo vieni a fare a ballare se non ti garba pomiciare !“ che rappresenta poi la sua regola di vita sociale.

E’ evidente che Ernesto non raccatta molto, non è insomma molto popolare come cavaliere, se la cava un po’ di più con certe tardone allupate che piglierebbero volentieri anche un  maniaco  pur di passare la serata in compagnia e che abbondano al Risciò. Con una di queste, di nome Donata,  si è piano piano instaurato un rapporto fatto di maniere brusche e schiette, strofinamenti nel mezzo della pista e palpate sulle poltroncine fino a amplessi furibondi sui sedili della opel tigra di lui parcheggiata nel piazzale vuoto dell’ipermercato.

Non si può dire sia una coppia anche se a forza di esclusioni e rifiuti delle altre è rimasta praticamente la sola a dargli spago, diciamo che non ha fatto fatica a sbaragliare la concorrenza.

La Donata del resto si accontenta di poco:  dopo una vita burrascosa ed una fama di ragazza poco seria  meritatamente conquistata sul campo, si e ritrovata sola proprio nell’età di mezzo e con un fisico che la tradiva debordando in diversi punti.

Con cellulite, smagliature e dieci chili di troppo distribuiti fra seno e fianchi diventa difficile poter scegliere l’uomo per la serata, anzi diventa difficile che qualcuno ti scelga per la serata, così Ernesto le va di lusso, non è così male come sembra, basta saperlo prendere e sopportare qualche ruvidità, ma, suvvia, non siamo educande !

Perché racconto di lui ? Perché lo conosco da una vita e so che in fondo, ma proprio in fondo, è un brav’uomo, migliore di quanto appare e fa un po’ tenerezza vedere che mette quasi paura agli estranei mentre sotto sotto è un timido. Certe volte ho dovuto scusarmi con gli altri per il suo comportamento greve, altre l’ho difeso dalle malelingue e dagli scherni, un paio di volte l’ho portato via di peso prima che lo menassero.

Insomma io gli sono un pochino amico e lo sopporto, c’è di peggio nella vita, e poi sono convinto che non si può giudicare sempre  dalle apparenze, eccheccazzo !!!!

La posta del cuore: Val di Forfora

Gentile dottor Libanore, fermo posta del cuore del SAMBA

Le scrivo con il cuore in mano perché il mio è un caso disperato.

Mi sono perdutamente innamorata di un mascalzone che ho conosciuto quindici giorni fa al Pigia Pigia, un locale dove non avevo mai messo piede e dove mi ha trascinato quasi a forza la mia amica Priscilla.

Era un bel tipo vestito alla moda, magro e tirato a lucido, e con una parlantina che mi ha fatto subito innamorare. E’ stato molto carino con me, mi ha chiesta per ballare un cha cha cha, e io detto si, ma ho notato che si muoveva poco e si guardava in giro come a cercare qualcuno.

Alla fine del ballo si è allontanato ed è tornato dopo un’oretta e mi ha chiesta per un mambo, ed io ho detto si. E intanto parlava e parlava e mi raccontava di quanto fosse solo e disperato, mi ha chiesto se lo capivo veramente,  ed io ho detto si, anche se proprio tutto tutto non avevo capito.

Poi ci siamo seduti a bere e mi si è avvicinato moltissimo e intanto mi raccontava di tutti i suoi guai, poverino gliene sono successe di tutti i colori, e mi ha messo una mano sulla coscia. Io ho lasciato fare per non avvilirlo più che mai.

Poi siamo andati a ballare un lento e lui mi ha stretto e ha cercato di baciarmi ed io ci sono stata, mi faceva tanta pena. Verso l’una di notte mi ha chiesto se lo accompagnavo  a vedere le stelle e io gli ho detto si, era tanto triste, e intanto parlava e mi palpava da tutte le parti, sembrava un polpo. Siamo stati un pochino in macchina sua e si è fatto consolare per benino poi ha messo in moto e mi ha proposto di bere qualcosa da lui, ed io naturalmente ho detto si, mi sembrava che avesse proprio bisogno di sfogarsi con qualcuno.

Così siamo saliti da lui, ma era strana come casa:  un appartamentaccio tutto pieno di specchi anche al soffitto e di tende nere e rosse, credevo fosse la sede di un milan club, ma poi ha estratto da un armadio un enorme lettone ribaltabile ad acqua  e ho capito che non era un circolo di tifosi, ma oramai era troppo tardi.

Mi ha chiesto se gli davo la prova di amore per ridargli un po’ di fiducia nel mondo e, è ovvio, gli ho detto si, non potevo mica lasciarlo proprio sul più bello.

Dopo un certo tempo e alcune prove di amore ripetute mi ha riaccompagnato un po’ svogliato al Pigia Pigia e sono tornata  a casa con una strana sensazione e tanta compassione per lui.

Questo mascalzone si chiama Nunzio e mi ha dato il numero di telefono di un altro, quando l’ho chiamato domenica pomeriggio per chiedergli come stava mi ha risposto il posto di vedetta della guardia forestale della Val di Forfora ed io sono rimasta veramente male.

Sono stata da cani per tutto il giorno, il sabato dopo sono tornata al Pigia Pigia nella speranza di rivederlo e ricominciare daccapo e invece l‘ho visto che ballava tutto appiccicato con la mia amica Priscilla, che dico ballava, pomiciavano piuttosto.

E’ stato un colpo veramente forte. Non voglio più vedere neanche lei

Cosa devo fare signor Libanore ? Come posso fare per riconquistarlo ?

Aspetto una sua risposta con tanta speranza

Trentenne disperata

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Mia dolce trentenne disperata

La tua lettera mi richiama alla mente tanti bei ricordi del tempo che fu.

Conosco bene le storie come la tua, sapessi quante ne ho fatte fuori di tipe come te quando ero giovane ! Del resto se tu mi vai al Pigia Pigia e ti lasci andare al primo bellimbusto che trovi cosa pretendi poi ?

Ma cosa credi che noi maschietti si vada a ballare per raccontarsi le novelle ?

Ricorda che l’uomo è uomo ed è sempre a caccia di passera facile. Io avevo un pied a terre delle parti dell’ipermercato, quante me ne sono fatte lì. Con le pollastrelle come te andavo  a nozze, una bella sequela di frottole, due moine, ti amo e sarò tuo per sempre, e poi una botta e via. Che bei tempi !

Ma veniamo a noi.

A queste situazioni non si rimedia, la rintronata l’hai presa e te la tieni, la cosa migliore è non  prendersela troppo. Cosa  vuoi che sia. E poi cercati un bravo giovine serio e onesto, lo troverai fra quelli tutti mogi a sedere rimpiattati in qualche angolo del Pigia Pigia, tutti timidoni e desiderosi di coccole, tu vattelo  a prendere e vendicati con lui, fagliene passare di cotte e di crude che tanto i maschi son fatti così, più li tratti male e più si attaccano, e se non altro farai pari col sesso maschile.

In quanto alla tua amica Priscilla ti suggerirei di prendere una chiave, un temperino o un cacciavite e rigarle la fiancata della macchina, io personalmente prediligo il chiodo ritorto e arrugginito.

Lezioni di ballo fai-da-te: Polka

Per far cosa gradita a quelle coppie che non possono uscire la sera per frequentare un corso di ballo a causa di bambini, anziani, difficoltà a relazionarsi con gli altri o lontananza dai centri abitati, ospitiamo con soddisfazione una nuova rubrica: le lezioni di “Ballo semplificato fai-da-te del maestro e architetto Isidoro Polvani, del Foro di Bagno a Ripoli”.

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Buongiorno, sono l’architetto e maestro di ballo Isidoro Polvani ideatore del “Metodo di ballo semplificato fai-da-te del maestro e architetto Isidoro Polvani, del Foro di Bagno a Ripoli”.

Le nostre lezioni che sono teorico pratiche, nel senso che io ci metto la teoria e voi la pratica, hanno il vantaggio di utilizzare l’ambiente familiare con notevole risparmio di tempo e denaro e senza la seccatura di dover conoscere altre persone, che non si sa mai come sono. Inoltre si possono fare esercizi a qualunque ora del giorno e della notte, vicini permettendo, e dare una ritoccatina di classe all’arredamento di casa.

E’ necessario solo un minimo di organizzazione degli spazi ed un riproduttore di musica per i pezzi giusti per quello che si sta imparando, per esempio se si sta ballando il valzer è bene non far suonare un tango e viceversa.

Innanzitutto, mie deliziose padrone di casa, procuratevi un appartamento di almeno ottanta metri quadri arredato con gusto e semplicità, meglio se è in centro e con una bella vista sul fiume, pur non essendo questo dettaglio obbligatorio.

Se disponete di una bel salotto spazioso siamo a cavallo, altrimenti andrà bene pure un tinello o due stanze comunicanti con un arco o una porta abbastanza larga da consentire il passaggio in coppia, sono sconsigliabili camere, cucine  e cucinotti, vietati gli angoli cottura, i ripostigli e sopratutto le mansarde, per via della testa.

Poi dovrete occuparvi dell’arredamento, che sarebbe bene fosse sempre in sintonia con l’architettura dell’edificio, e munito di ruote o, in subordine, di feltrini in modo da poter spostare i mobili al centro del locale individuato per l’esercitazione per poi riposizionare negli angoli giusti: dovrete infatti creare un percorso possibilmente rettangolare o ovoidale largo almeno un metro e mezzo e lungo dai dieci passi in su, tutto quel che viene in più è grasso che cola.

Poi togliete di mezzo soprammobili, abatjour, serviti di porcellana o di peltro e cornicette argentate, che ammasserete da qualche parte ed eliminate tovaglie pendenti a terra e tappeti che potrebbero intralciare il cammino, infine togliete le pantofole, sostituitele con un paio di scarpette da ballo e raccomandate l’anima a Dio di non farvi del male

Adesso siete pronti per iniziare

Inizieremo prima di tutto dalla polka, un semplice e tranquillo ballo da fare con rilassatezza nel vostro salotto dopo una giornata di duro lavoro.

In attesa di diventare dei provetti ballerini si può iniziare  a ballare la polka con una sequenza semplice in quattro movimenti: passo – chiusura – passo – saltello, dove per chiusura si intende quella dei piedi, per passo un semplice avanzamento a tempo e per saltello un sollevamento ritmico del ginocchio della gamba che non ha eseguito l’ultimo passo, quindi alternativamente destra e sinistra.

Facile, basta prendere il ritmo giusto, e uno, e due, e tre, e quattro, ma donne, fate bene attenzione a non piazzare la ginocchiata del saltello nei coglioni dell’uomo, cosa molto probabile. Se sentite un croc e vedete il vostro compagno disperatamente piegato in due e senza respiro, smettete di ballare e tornate subito all’acquaio a rigovernare facendo finta di nulla.

Con questa sequenza di passi si va avanti qualche mese perché  è vero che è facile  tuttavia mantenere il ritmo e il garbo senza incocciare i menischi e con un minimo di fluidità richiede tempo e applicazione, specialmente se il vostro partner non ne vuol sapere di ballare con voi a causa delle ginocchiate rimediate.

Quando avrete preso ben benino la dimestichezza necessaria con le assicelle ed i cerchietti potremo passar all’alfabeto vero e proprio come usava una volta in prima elementare, perché voi siete a livello di prima elementare è ovvio, ed attaccare con il giro a destra, detto anche giro naturale.

Aggiungere il giro se avrete confidenza con la base non sarà difficile, basterà coordinare lo spostamento del corpo della donna che dovrà essere accompagnata con delicatezza e decisione sulla destra dell‘uomo, passandole davanti e poi facilitando a lei il passaggio, tutto questo a una discreta velocità  e possibilmente a tempo e non dimenticando  il saltello.

Per questo passo occorre essere precisi e non ondeggiare troppo per non finire addosso al comò, che dovrà essere di noce chiaro finemente intarsiato,  e ribaltare tutti gli oggetti sopra di esso riposti, tipo candelieri, elefantini di vetro, gondoline di Venezia ed altri souvenir che vi consiglio di disporre a ventaglio sul lato sinistro del mobile. Oltretutto l’impatto col comò, che può essere liberamente sostituito da un impatto con madie settecentesche, scrittoi liberty, ribaltine in ebano e tavoli pranzo di cristallo, è piuttosto duro da assorbire per gomiti e ginocchi e potreste dover ricorrere alla cure di un paramedico, è peraltro sempre auspicabile averne uno tra i condomini.

L’esecuzione del giro naturale potrà essere inserita ogni tanto nella sequenza di passi normali, diciamo tutte le volte che vi pare, senza regole, sennò che divertimento è.

L’importante è che eseguiate bene il cambio di posto e scorriate in avanti anziché girare e rigirare su voi stessi stando fermi nell’angolo tra il cassettone rococò e una poltrona a fiori color cremisi con alta spalliera e pouf abbinato, creando uno sbattimento senza  via di uscita che dopo venti o trenta minuti potrebbe annoiarvi.

Se riuscirete a scorrere lungo la vostra stanza, che è anche la vostra linea obbligata di ballo, anche a costo di qualche danno collaterale, potremo andare avanti col programma  e passare all’apprendimento del giro a sinistra o giro rovescio che vi proietterà dritti al livello delle scuole superiori del nostro ballo fai-da-te.

Il giro a sinistra è notoriamente più difficile di quello a destra, anche per i mancini: anche questo va inteso non come un giro, ma come un cambio di posto: l’uomo prima sposta la dama sulla sua sinistra e poi apre il passo in diagonale, col secondo passo le si posiziona di fronte quindi la lascia avanzare e poi si in incrocia un pochetto, poi lei ripassa a sinistra e lui la scansa e quindi ripassa lei, …… insomma un gran casino.

Tutto questo diverse volte finché si riesce a tenere il conto, comunque non andrei oltre la ventina di giri di seguito per non rischiare malori o scrostare l’intonaco dalle pareti.

Vi consiglio di fermarvi sulla pratica dei giri per un bel po‘, diciamo sette, otto mesi di esercizio perché sono la base di una buon programma di ballo. Quando avrete consumato le scarpe e non possederete più nemmeno un soprammobile integro sarà il momento di passare all’università del ballo: la figura chiamata apertura in promenade.

Dopo una serie di giri a destra i ballerini si aprono entrambi e ballano fronte linea di ballo disposti ad angolo ottuso con i lati dell’angolo che si possono aprire e chiudere, mentre la mano sinistra del cavaliere afferra la mano destra della dama per respingerla e recuperarla in coincidenza con i corpi che si avvicinano e si allontanano. E’ un movimento molto grazioso che porta con sé la certezza di rompere qualcosa di affettivo presente nella sala, chessò una piantana, un vaso cinese,  un portaombrelli, a proposito che ci fa un portaombrelli in salotto ?, però ne vale la pena perché siamo in fondo al nostro corso fai-da-te, infatti  l’ultima figura che mi spingo ad insegnarvi sono i

giri simultanei in promenade, e qui siamo al top.

Mentre state seguendo la promenade prima spiegata, potete accrescerne la complessità ed il pericolo girando verso l’esterno contemporaneamente: il giro della dama inizia col piede sinistro; il giro del cavaliere inizia col piede destro. Un giro completo viene effettuato con tre passetti, ed i giri possono essere anche consecutivi e senza limiti di velocità,  e in bocca al lupo.

Benissimo, ora che sapete ballare decentemente la polka  potrete finalmente divertirvi a ballarla in pubblico. Dove ?

Da nessuna parte perché la polka è bandita da dancing, discoteche e night,  e nelle balere e nelle sagre paesane la si esegue al massimo due volte per serata. Tuttavia avrete le carte in regola per imbucarvi in qualche manifestazione etnica di danze popolari occitane, austroungariche o moldave e mischiarvi assieme ai gruppi folcloristici senza che la cosa disturbi, a parte il costume variopinto che gli altri danzatori avranno e voi no.

In più a fine spettacolo potrete aggregarvi al rinfresco offerto ai ballerini dalla pro loco, mangiare a quattro palmenti e inciuccarvi in allegra compagnia, dimenticandovi per una sera delle brutture del mondo.

E ora, buon divertimento dal sempre vostro

Arch. Maestro Isidoro Polvani

Io e Caterina

Ho conosciuto Caterina quando aveva cinquantadue anni ed era separata da cinque. Aveva un figlio che viveva all’estero, lavorava come ragioniera  all’ufficio delle imposte ed aveva una autonomia economica che le consentiva una vita agiata.

Era stata una bella ragazza in gioventù e di quella bellezza graziosa se ne trovavano le tracce in una maturità distinta e un po’ sofisticata. Minuta ed elegante, non faceva colpo al primo impatto, ma attirava per la gentilezza. Sembrava molto fragile.

Era affettivamente sola da cinque anni, ma anche prima del divorzio non è che fosse meno sola, conseguenza di una storia amorosa decisamente sbagliata, libera quindi e con un poco di nostalgia delle forti emozioni che portano con sé corteggiamento e innamoramento. Ma non era per quello che veniva in pista, piuttosto per confondersi nella folla, guardare  con un po’ di invidia e di nostalgia le coppie, cercare nei loro comportamenti e nei loro gesti i ricordi sfuggiti.

Io frequentavo l’Orchidea Blu ogni venerdì sera da molto tempo, era la sera del liscio, al sabato facevano discoteca e domenica era aperto solo il ristorante al primo piano.

Conoscevo  tutti gli avventori abituali, le coppie e i singoli, conoscevo i camerieri e le orchestre che passavano con regolarità, conoscevo il battito del cuore segreto del locale, i ritmi nascosti della cucina che a mezzanotte sfornava la pizza per gli avventori, il bar ed i piccoli vizi dei suoi clienti, i problemi di scarico del bagno degli uomini e la ferocia dell’impianto di riscaldamento.

Avevo inquadrato Caterina già la prima volta che era venuta, un venerdì sera di maggio a stagione di ballo quasi finita, con il caldo che si faceva sentire e muoversi in pista voleva dire sudare in abbondanza.

Era in compagnia di altre coppie i cui uomini la facevano ballare di tanto in tanto a turno, questo gesto di cortesia faceva notare ancora di più il suo stato di solitudine sentimentale.

Si disimpegnava con garbo regalando un poco di grazia ai movimenti randellati dei suoi occasionali ballerini che sbattevano qua e la ridendo e sbracciando, chi sguaiato come a rimestare polenta chi rigido come un quarto di bue appeso al gancio, sembravano capitati lì per caso.

Io feci la mia solita serata di balletti saltuari e distaccati guardandola spesso, lei credo che non mi notasse, ed era la situazione normale per me.

Tornò una volta a settembre alla ripresa della stagione invernale, abbronzata e con la stessa compagnia di ballerini disastrati: stavolta mi feci coraggio e la invitai a ballare con la consapevolezza del rifiuto.

Con mio stupore, dopo un’occhiata di intesa con gli amici, acconsentì e mi seguì in pista, l’orchestra attaccava uno slow fox che avevo ballato molte altre volte.

Lo Slow Fox ha un ritmo che deve essere sentito fino in fondo e vissuto con grande ispirazione, è un ballo molto delicato e impegnativo, basato sul perfetto equilibrio fra le pause dei lenti ed i passaggi leggeri dei doppi veloci, nelle sale da ballo viene ballato  più semplicemente come fox lento.

Con una certa timidezza, come a timore di sciuparla, era molto più bassa e più esile di me, la presi in posizione ed avviai una serie di prudenti passi, greche semplici e piccoli pivot, lei si mantenne rigida per i primi passi, stando discosta e quasi distratta senza guardarmi, come a capire che tipo di ballerino e uomo fossi, se c’era da fidarsi o meno dell’uno e dell’altro aspetto.

Ero partito con molta cautela scusandomi se non fossi stato all’altezza, falsa modestia perché avevo visto come ballavano i suoi amici e sapevo che non avrei fatto brutta figura. Lei sorrise dicendomi che non importava il come, bastava ballare, poi mano a mano che la melodia procedeva, senza parlare, presi ad accentuare la pressione sulla sua scapola sinistra facendole sentire la guida, iniziai ad allungare un poco i passi e a dare più ritmo, lei sembrava apprezzare e soprattutto, seguiva senza esitazione, a metà della canzone mi guardò stupita e mi disse sorpresa “Oddio! Finalmente si balla !”, rimasi impassibile e spinsi ancora un poco di più.

Seguirono in quel primo interminabile slow tutti i movimenti ed di trucchi che conoscevo, quando la invitai in un difficile passaggio che Caterina seguì istintivamente senza neppure sapere di cosa si trattasse capii che non l’avrei più mollata.,

Al termine del nostro primo ballo lei ansimava un poco per lo sforzo, ma era raggiante. Ballammo ancora quella sera, e poi ancora molte altre volte.

Così abbiamo imparato a conoscerci, sulla pista nelle volute e nelle rapide discese dei fox e dei valzer che prediligeva fra tutti gli altri balli e che io assecondavo con piacere. Non so in quale modo, ma riuscì a convincere gli amici a venire all’Orchidea per molti venerdì prima che si stancassero, poi da sola, finalmente, senza legami di orari e convenevoli.

Erano le nostre serate fatte di passi doppi, agili scivolate e giri,   eravamo perfetti, una coppia nelle due ore della sala, sconosciuti  nel resto della settimana, mai un appuntamento, mai una cena o qualcosa di più, con naturalezza il nostro affiatamento aveva dei ristrettissimi limiti di tempo e di luogo, e funzionava.

A fine serata bastava che uno dei due dicesse “ci vediamo venerdì ?” per aver combinato un appuntamento.

Così per una intera stagione ci ritrovammo nello stesso locale alla stessa ora a fare gli stessi gesti, non c’era bisogno di approfondire niente, ci trovavamo e basta. Si era creata una strana complicità fatta di fiducia al centro delle sala e indifferenza per il resto della quotidianità: era paradossale che riconoscessimo immediatamente i movimenti ed i sussulti dei nostri corpi e volutamente non sapessimo niente l’uno dell’altra, una solida amicizia tra quelle mura tra due estranei che davano un significato alla settimana, senza pretendere niente di più, senza nemmeno conoscere indirizzo o telefono l‘uno dell‘altra.

Poi venne l’estate e non facemmo niente per affrontarla: l’Orchidea Blu chiuse per le ferie, ci ritrovammo presi ognuno per conto proprio da altri eventi, il caldo, un po’ di problemi di salute, il mare. Saltarono i primi  venerdì di giugno, davamo per scontato che la musica avrebbe modellato il nostro destino per noi.

Così, tra vacanze e lavoro, passarono anche luglio ed agosto. A settembre dovetti assentarmi dalla città per affari alcune settimane ed arrivò di nuovo ottobre senza che ci fossimo più sentiti.

Era per me naturale tornare all’Orchidea Blu il venerdì sera e ritrovarla al solito tavolo, era un impegno al quale avevo pensato spesso durante quei lunghi mesi di lontananza da lei e dal ballo, ma non accadde né quella volta né mai più.

Non so che fine abbia fatto Caterina nella grande città e non ho fatto niente per ritrovarla se non continuare ogni venerdì ad entrare all’Orchidea Blu con la speranza di vederla. E’ andata così che ci siamo perduti.

Ma tante notti prima di dormire penso a Caterina, la immagino mentre balla arrendevole seguendomi senza esitazione nei giri repentini del valzer, nei passi incrociati e rapidi del cha cha cha, nelle ampie volute della rumba o, come la prima volta, in un morbido slow fox: è la mia compagna segreta.

E’ vestita da sera, abito lungo rosa, certe volte fucsia, altre arancio, scarpe da ballo dorate, capelli raccolti sulla nuca, trucco profondo, adagiata sul mio avambraccio destro, il capo reclinato, sorride ad occhi socchiusi, forse sogna.

E’ più giovane e bella, forse nemmeno è lei o forse è la sua idealizzazione.

E’ un buon pensiero che mi conforta e mi fa addormentare tranquillo senza pensare agli anni che passano e ai dolori della schiena che rendono sempre più faticosi i risvegli: quelle notti non ho i pensieri cupi del buio, immagino come avrebbe potuto essere diversa la mia vita. E’ una malinconia dolce che a volte mi commuove, vita un po’ sprecata ed un po’ vuota, una possibilità di amore profondo mai compiuta, un salto mai fatto.

Il fatto che lei esista tuttavia mi rincuora, due percorsi diversi e lontani che un giorno si sono sfiorati e, almeno per quelle sere, almeno per il ballo si sono uniti in una armonia provvisoria e solida, legata solo a quei luoghi a quelle musiche e che tuttavia  mi fanno sentire meno solo..

Il sonno sopravviene leggero a ritmo di valzer lento, uno due tre, uno due tre, uno due tre, forse nonostante tutto raggiungere la serenità è possibile, grazie Caterina.

Val di Forfora

Vi voglio raccontare la storia di  Nunzio Rapolano, noto trombino della Val di Forfora emigrato in città a seguito della rilocalizzazione della cartiera per la quale fa il rappresentante con un certo successo grazie alla sua disinvoltura.

Nunzio, tassativamente scapolo per scelta di vita, è un uomo di quarant’anni o giù di lì col cervello di un diciottenne in crisi ormonale. Non  molto alto e tirato a lucido, ben vestito e dalla parlantina sciolta, giusta per vendere carta da pacchi o raccattare femmine, possibilmente in calore.

Ha un sesto senso per le donne pronte a darsi da fare, Nunzio, le individua tra cento altre e difficilmente sbaglia un colpo, è un mago per tutti i maschi della Val di Forfora.

In città e meno noto, ma in certi locali  come il Pigia Pigia o il Babaluba si è già fatto una nomea di galletto che lo precede e, incredibile ma vero, ne facilità l’azione anziché danneggiarlo. Certe donne se le cercano proprio le rintronate dei bellimbusti !

Le sue regole di vita sono note tra i maschietti aspiranti trombini della Val di Forfora che se le citano volentieri l’uno con l’altro, davanti ad un bicchiere ai tavoli dei bar degli sfigati:

“Le donne bisogna sbrancarle per acchiapparle una a una”  che significa che una donna sola è più malleabile di quelle che fanno gruppo, dove c’è sempre di mezzo la saggia che rovina la festa, generalmente la più racchia piena di consigli giudiziosi e prudenti.

Oppure l’universalmente noto “Ogni lasciata  è persa” che significa ovviamente che non bisogna rinunciare mai, o anche la meno nota “Ogni uomo ha una donna dentro, in genere è una lesbica” .

Oppure la volgarissima massima che può essere utilizzata pure come battuta, da usare però con moooolta cautela: “Per natura, la donna ideale deve soddisfare due sole regole: dartela e non rompere i coglioni” .

Beh, le regole lui le sa a memoria anzi c’ha l’imprinting nel dna e certi atteggiamenti conseguenti gli vengono naturali, senza sforzo né vergogna.

Un tipo pericoloso per le donnine avvedute, capace di stravolgere la vita delle ingenue credulone con promesse di fidanzamenti che mai si realizzeranno e prove d’amore richieste dopo tre balli.

Perciò donne, attente al Nunzio sempre affamato di topa, specie nella città dove vive  e nei locali che bazzica, io ve li ho segnalati per avvertirvi.

Anzi, vi dirò di più: come fare per riconoscerlo.

Vestito elegante quando va in sala, sempre in nero, pantalone, camicia e scarpe, e anche mutande e calzini per chi avrà la cattiva sorte di vederli, senza canotta della salute e solo con un pendaglino al collo a forma di cuore infranto.

Odore di  colonia muschiosa da vero maschio che non deve chiedere mai e che invece chiede di continuo, capello brizzolato e riccioluto, baffettini sottili e denti bianchi, un vero fighetto. Gli darei di quei ceffoni !!!

Nunzio balla, ma non si sforza troppo, per non sudare ed affaticare i lombi che servono  a ben altro, perciò lo troverete a fare passettini di salsa o di mambo senza scomporsi, non lo vedrete certo impegnato in veloci cha cha o scatenate merengue, piuttosto il suo momento clou è quando l’orchestra attacca i lenti da struscio, allora lui si accamperà nel mezzo alla pista con la vittima sacrificale di turno.

Nunzio difficilmente si sbaglia: quando balla con una donna è dopo una selezione di sguardi e soppesamenti caratteriali, analisi del sangue e introspezioni psichiche che il suo cervello latino e maschilista  elabora alla velocità di mille gigabyte al secondo e restituisce con un sorriso ammiccante e una regola inderogabile: attaccare solo con quella che ci sta.

Nove volte su dieci si sa come andrà a finire: la povera pecorella finirà nella tana del lupo, nella fattispecie il suo scannatoio arredato in stile sadomaso.

Una notte di passione con mille promesse e all’indomani arrivederci e grazie.

Senza scampo e senza futuro, e poi sarà pianto e stridor di denti.

Signore e signorine io vi ho avvisato, non ce l’ho particolarmente con Nunzio, del resto siamo compaesani, anche io sono della Val di Forfora, solo che mi spiace vedere tanto spreco di passione e sentimento con un mascalzone quando ci sono in sala dei bravi ragazzi come il sottoscritto!