{"id":1680,"date":"2018-08-16T10:37:25","date_gmt":"2018-08-16T10:37:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/?p=1680"},"modified":"2018-08-24T21:06:45","modified_gmt":"2018-08-24T21:06:45","slug":"preghiera-dagosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/?p=1680","title":{"rendered":"Preghiera d&#8217;agosto"},"content":{"rendered":"<p>Il primo lato del bagno in mare va dalla sassosa spiaggia dell\u2019insenatura fino al limite destro della scogliera: qualche centinaio di bracciate per aggredire il freddo dell\u2019acqua con \u00a0i muscoli che lentamente si distendono e il calore del corpo che si assuef\u00e0 alla temperatura del mare. Ha inizio cos\u00ec il mio quieto viaggio.<\/p>\n<p>Si va verso i banchi di sabbia che danno al fondale un colore verde smeraldo in contrasto con il bruno azzurrato delle rocce. Le brevi distese di sabbia bianca si adagiano a una profondit\u00e0 di quattro metri e fanno da guida per proseguire: mantenendomi sul loro lato destro\u00a0 vado nella direzione corretta .<\/p>\n<p>Durante questa parte del bagno mi piace contare, da uno a cento, respiro dopo respiro, e poi daccapo da uno a cento, e poi ancora. Concentrato sulla inevitabilit\u00e0 dei numeri ogni altro pensiero si affievolisce fino a scomparire, arrivato a trecento sar\u00f2 in prossimit\u00e0 degli scogli affioranti della punta del promontorio, fuori dallo sguardo di coloro che stanno a riva.<\/p>\n<p>Mi fermo e sollevo la testa: vedo solo la superficie ondulata dell\u2019acqua e gli scogli, mi sento solo e libero.<\/p>\n<p>Non mi piacciono quelli che si mettono seduti sulla riva e lanciano con noncuranza sassi in mare uno dopo l\u2019altro, come un sopruso: un sasso sta in acqua o all\u2019asciutto da centinaia di anni secondo un lento disegno, un lembo di corrente o la risacca dell\u2019inverno hanno agito per lui magari spostandolo ogni volta di qualche centimetro, poi arriva un sconosciuto e stabilisce proditoriamente di alterare l\u2019equilibrio naturale.<\/p>\n<p>Non mi piacciono neppure quegli apprendisti castori che costruiscono piccole dighe di sassi ostruendo il flusso spontaneo della corrente, non mi piace chi parla a voce alta,\u00a0 chi sente la musica in spiaggia, non mi piacciono i bambini sulla spiaggia e chi fa cagnara, insomma quasi nessuno mi piace che venga a disturbare la perfetta quiete che ho trovato in questo luogo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 sto bene in acqua.<\/p>\n<p>Occorrono sette\/otto minuti per fare questo tratto di mare, secondo il movimento delle onde e l\u2019energia di quel giorno fino a doppiare la punta degli scogli bassi. Sulla destra appena passato lo sperone di roccia c\u2019\u00e8 una minuscola rientranza di sabbia incapsulata fra gli scogli, \u00e8 il punto dove, se mi va, posso poggiare i piedi a terra in un ultimo fugace contatto con la terraferma.<\/p>\n<p>In solitudine mi avvio alla meta successiva: il piccolo promontorio che protegge l\u2019imbarcadero turistico, i pontili galleggianti che vengono montati in estate su un lato esposto del golfo, un ormeggio privato che deturpa la magnifica insenatura del paese, e che gi\u00e0 non basta, non baster\u00e0 mai, vorrebbero un porto turistico anche qui per farne un ricettacolo di motoscafi e gommoni pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 sia adesso.<\/p>\n<p>Questo pensiero mi segue mentre percorro la distanza bordeggiando la riva per timore dei gommoni a noleggio che sfrecciano trenta metri pi\u00f9 al largo; sulla destra si affacciano quattro belle case tra i pini, ma solo due hanno l\u2019accesso al mare con i gradini intagliati nella roccia, non ho mai visto nessuno fare il bagno in questo specchio d\u2019acqua.<\/p>\n<p>In questo tratto osservo il fondale attratto dal movimento imprevedibile dei pesci, ma \u00a0\u00e8 la parte che meno amo, \u00e8 faticosa, bracciate che servono solamente ad allungare il percorso; ci vogliono dieci minuti per arrivare a alla scogliera che nasconde le barche ormeggiate, per\u00f2 quando sono qui alzo lo sguardo e ci\u00f2 che vedo mi piace: sono al punto pi\u00f9 lontano del mio viaggio, da qui potrei tornare a casa a piedi risalendo il sentiero.<\/p>\n<p>E invece si riparte per ritornare indietro nello stesso percorso fino a doppiare nuovamente la punta del primo promontorio quello che d\u00e0 sulla nostra spiaggia, la cala triste come una volta l\u2019hanno chiamata, che di triste non ha niente, io la chiamerei cala della solitudine o della riflessione o del silenzio o forse dei cani giocosi e remissivi che frequentano questo angolo di costa rocciosa, ma certamente non triste<\/p>\n<p>Un tizio veniva qui tutti giorni con la moglie: lei sedeva al sole, lui camminava lentamente fra i sassi assorto, soppesando l\u2019area con un lieve socchiudere degli occhi. Poi, con metodo e pazienza certosina, sovrapponeva pinnacoli di pietre una sull\u2019altra poggiate sugli scogli, creando dal nulla magnifiche sculture, incastri e sostegni naturali, pietra con pietra, dalle forme slanciate come un vortice verticale, stalagmiti poggiate in un equilibrio prodigioso, minareti \u00a0disseminati in maniera scenografica.<\/p>\n<p>La moglie lo guardava compiaciuta e un po\u2019 rassegnata alla geniale follia del marito, ogni tanto indicando con la mano e con complicit\u00e0 una pietra utile alla costruzione.<\/p>\n<p>Il rito si ripeteva ogni giorno, costruiva questi menhir dalle fondamenta incerte miracolosamente eretti sul niente, stabili nella loro effimera precariet\u00e0, come un segnale per i bagnanti di passaggio.<\/p>\n<p>Il giorno dopo li ritrovavamo disfatti, \u2026 hop\u2026. le torri erano misteriosamente franate.<\/p>\n<p>Accadeva che, come in uno specchio concavo, un alter ego contrapposto, un signore attempato faceva il suo giro serale e abbatteva con cinismo e meticolosit\u00e0 ci\u00f2 che l\u2019altro aveva costruito con perizia, contrapponendo la gravezza della distruzione alla leggerezza della edificazione, la materia allo spirito, come chi non sapendo costruire vuol manifestare un equivoco segnale di vita distruggendo.<\/p>\n<p>Ebbene, ineffabile, l\u2019architetto dell\u2019equilibrio tornava e, superato lo stupore del disastro, ricominciava daccapo, lentamente riparando, aggiungendo nuove pietre ad erigere nuove torri sghembe, con la solita pazienza e la solita mira infallibile degli incastri.<\/p>\n<p>E di nuovo al mattino successivo le sculture erano a terra, e cos\u00ec via, un giorno dopo l\u2019altro per una intera estate.<\/p>\n<p>Non so cosa ci insegna tutto questo. Invidia, incapacit\u00e0 ad accettare ci\u00f2 che non si comprende, lotta della brutalit\u00e0 contro la fantasia, dell\u2019estro contro il conformismo o pi\u00f9 semplicemente un dispetto fra anziani bagnanti, una lite nata forse lontano dalla spiaggia per banali questioni di condominio o di parcheggio.<\/p>\n<p>I due signori non si sono mai incontrati, ma il maestro \u00a0dei pinnacoli alla fine ha rinunciato, ha vinto il distruttore come sovente accade, e tutti noi ospiti occasionali della spiaggia ci abbiamo rimesso un po\u2019.<\/p>\n<p>Si torna quindi a doppiare la punta e qui inizia il piacere pi\u00f9 profondo: all\u2019orizzonte vedo l\u2019isoletta dei Garofani, poco pi\u00f9 di uno scoglio che fa idealmente da limite di sinistra alla cala. Quella \u00e8 la mia meta. Il ritmo ora acquista \u00a0determinazione e passione, il respiro si fa pi\u00f9 rarefatto, senza rumore, sento il fresco dell\u2019acqua sulla pelle, il silenzio interrotto dallo swash delle bracciate vedendo sprofondare il fondale dai tre ai quattro metri gi\u00f9, gi\u00f9, fino a perdersi misterioso in un baratro dove talvolta ho scorto una razza muoversi mollemente ondeggiando la coda sottile in un rassicurante saluto.<\/p>\n<p>Cosa posso fare se non pregare adesso ? Riemergono vecchie preghiere a domandare piet\u00e0, aiuto, consiglio, oppure ne invento di nuove senza regole, banali, \u00a0per mantenere propositi, o folli desideri da sognare,\u00a0 come un mantra, in piena intimit\u00e0 con la mia anima, il mio corpo e la natura e niente altro. E\u2019 il mio pellegrinaggio interiore.<\/p>\n<p>E intanto vado al massimo delle mie forze, senza guardare indietro, mai ci si volta nel percorrer lunghe distanze, spingo, onda o non onda, perch\u00e9 amo questo momento mentre si avvicina l\u2019isola dei garofani, mentre lo sciacquio delle onde ritmicamente mi accompagna e finalmente sto volando !<\/p>\n<p>Nuotare \u00e8 la cosa che pi\u00f9 si avvicina al volo, aria e mare fusi in una inebriante sensazione di levit\u00e0, sotto di me ci sono valli e campi e paesi e non alghe, sabbia, rocce. Mi sento leggero, pulito, in sintonia con il luogo, in uno stato di benessere.<\/p>\n<p>E\u2019 il lato pi\u00f9 prolungato del viaggio, ma dura sempre troppo poco il tratto che mi porta a toccar la punta estrema dei Garofani, quando sar\u00f2 l\u00ec mi volter\u00f2 a guardare con appagamento la linea d\u2019acqua di cos\u00ec breve e di cos\u00ec intenso viaggio.<\/p>\n<p>Un respiro e si torna indietro per la lunghezza della baia nuovamente a toccare per la terza volta il promontorio. Senza fretta adesso,\u00a0 sollevo un poco di pi\u00f9 la testa verso sinistra perch\u00e9 da questo lato ad ogni bracciata sul pelo dell\u2019acqua si staglia il profilo di Tavolara e piegando la testa sulla destra si scorge il sole che si avvia al tramonto dietro le basse colline mentre ancora ascolto il suono dell\u2019acqua falciata dal corpo ed ancora sento il fresco sulla pelle e tutti i sensi sono appagati e questo \u00e8 un nuovo attimo di gioia, di presenza, sono vivo come mai nel resto del giorno.<\/p>\n<p>E via cos\u00ec fino alla punta del promontorio, dieci minuti \u00e8 il tempo per arrivare, un ultimo sguardo prima di cercare con lo sguardo verso la spiaggia il basso ginepro sotto il quale trovo riparo nelle ore pi\u00f9 calde del giorno, e finalmente rientrare con lentezza esasperata dalla stanchezza e dal compiacimento, giocando con le onde in un abbandono cosciente, indugiando ancora alla ricerca di un particolare non ancora scoperto nascosto fra le rocce e la posidonia, lasciandomi trasportare languidamente dalla corrente, piano piano, fino a riva.<\/p>\n<p>Certi vengono qui a caccia di polpi, le rare volte che ne ho scorto uno, piccolo, attorcigliato su se stesso come un gatto addormentato\u00a0 ho guardato con meraviglia e mai avrei potuto dargli la caccia, ho dentro di me una immagine atavica di mostri sottomarini, di calamari giganti che con un tentacolo mi afferrano un piede e mi trascinano sul fondo del mare imprigionandomi nelle loro caverne azzurre, \u00a0reminiscenza di qualche film dell\u2019orrore subacqueo.<\/p>\n<p>Alla fine rientro a riva: mi sollevo dall\u2019acqua scivolando sui sassi e mi giro indietro a guardare ci\u00f2 che, immutabile, \u00e8 l\u00ec, sempre, come una promessa di un nuovo appuntamento per l\u2019indomani.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il mio modo di pregare col corpo e con l\u2019anima. Vengo qui ogni giorno nel silenzio totale e in solitudine compio il mio percorso e non sono mai deluso, n\u00e9 triste o sconfortato, sono pieno di questa emozione di cui sono geloso e che oggi, qui, per la prima volta ho confidato.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ragione per la quale non mi spiacerebbe che le mie ceneri venissero sparse in questo tratto di mare, perch\u00e9 qui vivo momenti bellissimi della mia vita, ammesso che un giorno lontano abbia delle ceneri\u00a0 tutte mie !<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/?attachment_id=1677\" rel=\"attachment wp-att-1677\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1677\" src=\"http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Piquadro-2.jpg\" alt=\"\" width=\"4535\" height=\"1134\" srcset=\"https:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Piquadro-2.jpg 4535w, https:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Piquadro-2-300x75.jpg 300w, https:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Piquadro-2-768x192.jpg 768w, https:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Piquadro-2-1024x256.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 4535px) 100vw, 4535px\" \/><\/a><\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-1680-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/W.A.Mozart-Ave-Verum-Corpus.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/W.A.Mozart-Ave-Verum-Corpus.mp3\">http:\/\/www.patriebalere.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/W.A.Mozart-Ave-Verum-Corpus.mp3<\/a><\/audio>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo lato del bagno in mare va dalla sassosa spiaggia dell\u2019insenatura fino al limite destro della scogliera: qualche centinaio di bracciate per aggredire il freddo dell\u2019acqua con \u00a0i muscoli che lentamente si distendono e il calore del corpo che si assuef\u00e0 alla temperatura del mare. 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